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SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

Scott Walker - The Drift
20/11/2020
( 351 letture )
Dal bellissimo Climate Hunter (1984) a Tilt (1995) son passati ben tredici anni, gli stessi che ci sono voluti per vedere The Drift, secondo capitolo di una trilogia tutta apocalittica firmata da Scott Walker, che nel 2006, all’età di 63 anni, dimostra di avere ancora tantissimo da dire. Parliamo di un musicista che assieme a Lou Reed, tanto per citare un suo contemporaneo che nel 1975 se ne usciva con (il folle) Metal Machine Music rispondendo così a chi lo criticava:

«Non chiederò scusa a nessuno per Metal Machine Music, e non penso che bisognerebbe mettere nessuna avvertenza sulla copertina. Solo perché qualche ragazzino ha tirato fuori 7,98 dollari per averlo - non mi importa se ne ha pagati 59,98 o 75, dovrebbero essermi GRATI per aver pubblicato quella cazzo di roba, e se non gli piace possono mangiare merda di topo. Io faccio dischi per me stesso.»

ha sempre creato qualcosa di suggestivo ed ha sempre dimostrato di avere fame, di voler sempre sperimentare qualcosa di diverso. Quasi come se il protagonista di Fame (1890), lo splendido libro del norvegese Knut Hamsun, si fosse impossessato dei loro corpi portandoli ad essere sempre affamati, insoddisfatti. Ma a differenza di Reed, Noel Scott Engel è un tipo tranquillo, vive come un normale cittadino e dopo l’uscita del fantastico Tilt rischia quasi di esser dimenticato se non da chi restò ammaliato da tale disco. In quel lungo periodo di tempo durato tredici anni, lo statunitense ha dedicato gran parte del suo tempo alla composizione di The Drift, difficilissimo secondo capitolo di una trilogia tutta singolare. Anni in cui il nostro si è circondato di svariati musicisti, strumenti particolari e infine di un’orchestra composta da violini, violoncelli e contrabbassi. Le premesse ci sono tutte, il disco è tutt’altro che facile e immediato, ma la grandezza di un lavoro simile può essere colta dopo tanti ascolti e cogliendo delle caratteristiche ben precise.

Così come il precedente, anche questo disco parte da eventi e persone reali che hanno fatto parte della Storia sia personale che mondiale. Dopo Cossacks Are, brano che suona più come una fase preparatoria al disco con percussioni, una chitarra accennata e la voce di Walker a raccontare in modo tutto suo di Slobodan Milosevic e dei crimini di guerra nella ex-Jugoslavia nel testo leggiamo infatti una frase ben precisa:

«Medieval savagery, calculated cruelty»

Frase pronunciata da Carla De Ponti, magistrata che si occuperà proprio di quella vicenda. Se Tilt si apriva omaggiando Pasolini, in The Drift troviamo una scelta decisamente più particolare. Clara: Benito’s Dream è infatti un brano che racconta della tormentata storia d’amore tra Clara Petacci e il dittatore fascista concentrandosi però sui sentimenti e su ciò che un rapporto così particolare e che ancora oggi incuriosisce addetti ai lavori e non può suscitare. Il brano, come poi il testo, sembra muoversi tra sogno e dormiveglia, alternando sezioni fatte da colpi di batteria, violini e archi dissonanti ad altri di calma totale. Si fanno poi notare la voce di Vanessa Contenay-Quinones, che in questo primo atto interpreta Clara Petacci, suoni dati da flicorno e altri strumenti e un cantato che passa dal tipico fare lirico di Walker ad un parlato vero e proprio. In questo momento abbiamo la conferma del modo di lavorare del musicista, che non parte dalla musica, ma dalle parole, e attorno a ad esse costruisce poi una base sonora che possa rispecchiarne le emozioni o le immagini. Con Jesse abbiamo un un’altra trovata stilistica sempre legata al testo; dedicata al gemello di Elvis Presley, Jessie Garon Presley che morì alla nascita, la canzone riprende il riff di Jailhouse Rock distorcendolo a dovere e creando così un pezzo ricco di dolore e nostalgia, con Walker che sul finale ripete I’M THE ONLY ONE LEFT ALIVE, a sottolineare e ricordare come quel tragico evento abbia tormentato il Re del Rock n’Roll per tutta la vita. Grande intensità, almeno in termini sonori anche la successiva Jolson and Jones in cui il compositore mischia due vicende sicuramente distanti ma unite da un elemento: l’asino. I testi si riferiscono infatti sia alla cura con curaro utilizzata da Charles Waterton su un asino (storia molto particolare) sia ad una canzone di Allan Jones, cantante molto apprezzato da Walker, intitolata Donkey Serenade. Non sorprende infatti che la canzone veda l’inserimento di un inquietante asino che raglia sostenuto sia da violino dissonanti che da una batteria marziale. Ma ancora più inquietante è forse The Escape, dove in modo del tutto inaspettato irrompe la voce di Duffy Duck urlare:

«WHAT'S UP, DOC?
WHAT'S UP, DOC?
WHAT'S UP, DOC?
WHAT'S UP, DOC? »


È una scelta stramba ma che come tutti i brani ha una storia dietro: il punto di riferimento è Mel Blanc, storico doppiatore di Bugs Bunny, Duffy Duck, Porky Pig e gatto Silvestro che, nel 1961, a seguito di un incidente stradale, finì in coma per due settimane. Non sapendo come fare per creare una linea di dialogo, i dottori decisero di rivolgersi a lui come se stessero parlando con Bugs Bunny; il risultato fu sorprendete, perché alla domanda ”How are you feeling today, Bugs Bunny?”, il doppiatore rispondeva ”Eh... just fine, Doc. How are you?”. Stessa cosa quando gli chiedevano dove fosse andata a finire Titti. Quello che è un viaggio tra rumori, incubi e scenari apocalittici si trasforma in pace solo con la finale A Lovers Loves, dove lo spirito dark folk prende il sopravvento e Walker ha così modo di essere visto come un viandante che si allontana in paesaggi ormai deserti pronto per raccontare un’altra storia (quei “psst-psst”). Il senso di solitudine è sicuramente presente, ma è qualcosa di molto personale e legato alla sua storia personale; Hand Me Ups è probabilmente il pezzo che meglio descrive questa condizione e che porta il musicista a fare i conti con il passato e la fama. Il battito di mani, unito alla sua interpretazione, al testo e a frasi come ”The audience is waiting” riportano a quell’artista che da un certo punto in poi si è sempre sentito un po’ a disagio a stare in pubblico. Non stupisce che qualcuno lo abbia definito “il Salinger del pop”, e a confermare questo suo voler “restarne fuori” ci sono le sue interviste, in cui, nella più calma totale e un po’ imbarazzato, dice di non sentire la mancanza dei vecchi tempi, in cui, a scrivere brani ci metteva qualche ora, e non tredici anni.

Un disco difficile, elaborato e talmente pieno di idee e storie che a tratti sembra esagerare; la pecca di The Drift sta proprio nel fatto che a volte è davvero difficile comprendere certi passaggi, un po’ troppo lunghi e confusionari; non c’è quindi da stupirsi se alcuni potrebbero trovarlo “inascoltabile”. È un disco azzardato, da “affamati”, come si diceva ad inizio recensione, ma che inserito nella trilogia ha il suo perché. È poi un lavoro che potrebbe essere definito contemporaneo non solo a livello musicale ma anche storico: per la maggior parte si ha infatti a che fare con personaggi ed eventi che hanno lasciato un segno a partire dalle guerre passando per icone pop e arriva addirittura a Douglas Hofstadter (Cue), autore di un libro che molto probabilmente avrete visto almeno una volta: Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante (Adelphi, 1984). A patto di accettare quelle che possono sembrare improvvisazioni – ricordiamo che per Walker la musica si crea attorno ai testi - ed esagerazioni stilistiche, The Drift è un album da non perdere non solo se si è amanti di Scott Walker, ma anche se si è alla ricerca di dischi in grado di suscitare qualcosa, di colpire.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
60 su 2 voti [ VOTA]
Kalk
Mercoledì 25 Novembre 2020, 0.50.15
9
@Kriegsphilosophie: Soused... Non so, gli manca quel qualcosa... ma non saprei cosa!
Kriegsphilosophie
Lunedì 23 Novembre 2020, 18.07.48
8
Se ti riferisci a "30 Century Man" dovrebbe essere disponibile sulla piattaforma "topic", una cosa simile a Netflix! E comunque sì, è molto forte a livello emotivo, inquieta e mette a disagio. Condivido quanto detto su Bish Bosch, eccezionale (arriverà!) e degno di essere il capitolo finale. Personalmente ho adorato anche la collaborazione con i Sunn O))), tanto strana quanto riuscita. È un grandissimo artista, lo adoro.
Kalk
Domenica 22 Novembre 2020, 20.09.47
7
@gamba: qualche tempo fa c'era su MUBI. Altrimenti Pirate Bay...
gamba.
Domenica 22 Novembre 2020, 1.21.37
6
sometimes I feel like a swallow, a swallow which by some mistake has gotten into an attic, and knocks its head against the walls in terror... sì, non un album facile, affatto (sarebbe bello poter leggere anche una recensione di bisch bosch), non tanto per la concentrazione che richiede quanto piuttosto per lo stomaco, per il senso di tensione e turbamento che evoca, eppure nonostante questo continuo ad ascoltarlo con grande curiosità. qualcuno di voi ha visto il documentario dedicato all'album? ho provato a cercarlo in rete, in vendita o noleggio, purtroppo senza risultati.
Kalk
Sabato 21 Novembre 2020, 20.56.15
5
Il mio album più temuto della trilogia (quello che ti fa cacare addosso dalla paura) e quindi quello che ascolto di meno. Il suo compimento e summa massima è stato sei anni dopo con Bisch Bosch.
Rob Fleming
Sabato 21 Novembre 2020, 12.04.03
4
@Transcendence: già...volendo provocare, chi l'ha conosciuto in versione boy band con i Walker Brothers o con i suoi primi 4 album di puro pop orchestrale potrebbe protestare ascoltando gli ultimi album arrivando a pretendere che cambiasse nome. Non poteva essere, non dico lo stesso artista, ma proprio lo stesso uomo. Al di là della magnifica voce, quella era rimasta (Bowie ringrazia e forse pure Iggy e Lou)
Transcendence
Sabato 21 Novembre 2020, 11.59.48
3
@ Rob Fleming: E che dire dei primi 4 con lo stesso titolo invece? Questo qui riusciva a re-interpretare i pezzi di Jacques Brel che non ci riusciva nemmeno quest'ultimo.
Rob Fleming
Sabato 21 Novembre 2020, 11.53.22
2
Ogni colore è scomparso, ogni riferimento alla melodie pure. Restano il freddo e l'oscurità. Climate Hunter e Tilt sono stati album bellissimi, morbosamente affascinanti. Drift è un macigno inquietante, industriale, marziale, è la calamita che ti respinge. Ogni tanto lo metto su, ma devo fare altro, se mi dedico al puro ascolto provo solo disagio. 65
gianmarco
Sabato 21 Novembre 2020, 0.44.06
1
ascolterò con attenzione.
INFORMAZIONI
2006
4AD
Avantgarde
Tracklist
1. Cossacks Are
2. Clara: Benito’s Dream
3. Jesse
4. Jolson and Jones
5. Cue
6. Hand Me Ups
7. Buzzers
8. Psoriatic
9. The Escape
10. A Lover Loves
Line Up
Scott Walker (Voce, Chitarra, Harmonica, Sassofono, Legni)

Musicisti ospiti:
Vanessa Contenay-Quinones (Voce)
Beverly Foster (Voce)
Lucy Painter (Voce)
Rebecca Painter (Voce)
Ralph Warman (Voce)
James Stevenson (Chitarra)
Hugh Burns (Chitarra)
John Giblin (Basso)
Steve Pearce (Basso)
Ian Thomas (Batteria)
Alasdair Malloy (Batteria, Percussioni)
Rohan Onraet (Percussioni)
Peter Walsh (Percussioni, Sitar)
Brian Gascoigne (Tastiere)
Mark Warman (Tastiere, Conduzione orchestrale, Orchestrazioni, Percussioni, Legni)
Philip Sheppard (Violoncello, Conduzione orchestrale, Orchestrazioni)
Thomas Bowes (Violino)
Derek Watkins (Flicorno soprano)
Pete Long (Sassofono)
Andrew Cronshaw (Legni, Concertina)
Orchestra d’archi (Violino, Violoncello, Contrabbasso)
 
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