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Veritas - Threads of Fatality
21/11/2020
( 497 letture )
I Veritas, band che vede come nome di spicco Mark Zonder (batterista dei Warlord, dei Fates Warning fino al 2005, Dramatica e svariati altri gruppi o progetti), si sono formati nel 2012 e prima di Threads of Fatality hanno pubblicato esclusivamente l’EP, omonimo della band, Veritas. Questo album è, dunque, il loro esordio completo. L’influenza del background di Zonder è pregnante: Threads of Fatality fa compiere un viaggio nel tempo, ricreando contatto con le radici di generi quali il power o l’epic metal e arricchendoli con la consapevolezza della loro storia. Le tracce sono tutte brevi ed incisive e presentano degli elementi ricorrenti che riconducono proprio alle origini dell’heavy metal: la chitarra ritmica, ad esempio, con un’unica pennata spesso decreta l’inizio e la fine della vita di un accordo, lasciandolo sospeso nella ruvidezza che gli effetti gli conferiscono. L’ensemble restituisce proprio le asperità degli anni ’80 condensando del progressive metal (come in Sludge) e dei riff che ricordano il doom.

Il singolo Love and Burn assume su di sé le varie tinte che compongono Threads of Fatality. Il brano ha una struttura semplice da seguire e valorizza così le parti di ogni strumento. La batteria vivifica e dà spessore al pezzo, senza cadere nella ripetitività alla quale una canzone non eccessivamente elaborata potrebbe condurre, insistendo su diversi piatti e variando i fill. I musicisti non sono chiaramente alle prime armi e sanno come coniugare linearità ed eloquenza: la chitarra solista intesse un’ottima forma tra riff orecchiabili, complementarità con la voce e un assolo dallo shred calibrato. La voce è particolarmente graffiante e questo ne permette la fusione insieme agli altri strumenti; gli acuti sono molto sviluppati e questo potrebbe suonare come una forzatura, ma è coerente col richiamo agli anni ’80 che pervade tutto Threads of Fatality. Mix tra sonorità appositamente non sgrezzate e progressive metal è Fates Warning. Inizia con il gioco ambiguo coi tempi e le ritmiche tipico del prog, che contraddistinguerà ogni esordio delle strofe. Data l’evocazione dell’immaginario archetipico che include il destino, la battaglia, la paura e la morte, l’instabilità del pezzo consente di ricreare lo scenario che viene proposto. Il destino non si avvicina con un moto rettilineo uniforme ma palesa la sua presenza senza riferimenti precisi. La sua venuta è inesorabile ma oscilla nel dubbio come un funambolo su una corda tesa:

Fall aware of the time
Fate's warning is calling
Flames burn away all the crime
Fate's warning is calling
.

La chiusura del brano è uno dei punti forti: dal ritornello gradualmente si passa ad un fingerstyle misterioso e cupo, gli accordi stridono e si intersecano col basso dai forti accenti. L’insieme avanza imperterrito anche se sommessamente, come un movimento necessario ma che si discosta da ciò che la normatività impone.
Pezzo sempre inquieto ma maggiormente intuitivo è la quarta traccia Far Away: chitarra, batteria e basso percorrono dei pattern vertiginosi, i bpm paiono consumare ciò sul quale passano, creando terra bruciata. Il testo definisce diverse dimensioni riferendosi a persone specifiche (io, tu, noi) dando così l’idea dell’invettiva tagliente, vista la precisione dei richiami che convoca:

You say you’re tired of living this masquerade
I say I’m sick of seeing you drown in your decay
.

La secchezza con la quale il pezzo procede fa sì che ci si estranei in un tornado dai propri confini e che si penetri proprio nel vissuto delle altre persone invocate nel brano. La batteria di Mark Zonder risalta particolarmente e offre diversi scenari grazie alla doppia cassa, al campanaccio e ai piatti che in generale vengono molto adoperati in Threads of Fatality. L’album è molto aggressivo, le sezioni ritmiche e i temi sui quali si punta sono contratti e violenti. Le loro forme quasi sempre regolari, comunque, creano sì movimento ma all’interno di una continuità che permette la precisa individuazione nel folle fluire. Eyes of the Blind, per esempio, ricorda in alcuni momenti il thrash metal, ma la sua compattezza la rende ben delineata nella mente dopo che si è conclusa. Il ricordo non è smembrato dalla velocità che può mutare le sagome ma, al contrario, viene proprio fossilizzato.

La performance volutamente rètro non è comunque una copia identica delle sonorità degli scorsi decenni, anzi: è possibile rintracciare l’evoluzione dei generi e le novità che negli anni sono state apportate. Lo stile dei Veritas è inoltre peculiare, il timbro della voce di Denny "The Siren" Anthony rimane impresso e non si perde nel mare magnum costituito dalle uscite epic, power ed heavy. La lunga gestazione dell’album non ha prodotto un capolavoro che creerà una nuova periodizzazione della storia della musica, ma ha fatto emergere un disco degno di ascolto soprattutto se si vogliono riscoprire le atmosfere americane tipiche degli ‘80s.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
92.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Prog Metal
Tracklist
1. Prelude to the Sacrament
2. Frail
3. Love and Burn
4. Far Away
5. Morbid Stale
6. Fates Warning
7. Say Goodbye
8. Moments of the Day
9. Starlight
10. Eyes of the Blind
11. Dying to Live
12. Sludge
13. Masquerade
14. If It's Over
Line Up
Denny "The Siren" Anthony (Voce)
Greg Wenk (Chitarre)
Geno Alberico (Basso)
Mark Zonder (Batteria)
 
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