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Rob Zombie - The Sinister Urge
21/11/2020
( 544 letture )
Dopo il successo dell’album di debutto in veste solista, a seguito dello scioglimento dei suoi White Zombie, l’istrionico Rob Zombie decide di prendersi il tempo necessario per confezionare il secondo tassello della sua discografia, quello tuttora maggiormente amato e celebrato dai fan. Con la stessa formazione del disco precedente e una pletora di ospiti da capogiro il cantante, e di lì a poco regista, americano mette insieme undici brani nuovi di zecca che proseguono nel solco di un industrial metal a tema orrorifico, ma aggiungendo un interessantissimo flirt con l’EDM più adrenalinica e tamarra, che sarà destinata a diventare la cifra stilistica più evidente nei dischi successivi dell’artista. Vero che la componente elettronica era già più che presente in Hellbilly Deluxe, ma qui viene indirizzata verso lidi meno seriosi e più ballabili: in questo senso la presenza in line-up di elementi come DJ Lethal dei Limp Bizkit e Mix Master Mike dei Beastie Boys può fornire un’indicazione abbastanza chiara a livello di sound.
Rob Zombie non lascia nulla al caso e perciò fin dal titolo The Sinister Urge incuriosisce e stuzzica l’ascoltatore: il riferimento qui è all’omonimo thriller del regista cult Ed Wood, rilasciato nel 1960. Nonostante ciò l’album non segue un concept relativo alla pellicola, ma pesca a piene mani da tutto lo scibile cinematografico horror e sci-fi, chiaramente di serie B, attraverso i testi in primis e in secondo luogo tramite una numerosa serie di samples che caratterizzano svariati momenti del disco.
Le ultime chicche infine sono rappresentate dalla presenza dietro al microfono di Ozzy Osbourne, ovvero la massima ispirazione musicale di Rob Zombie, il quale rende interessante l’altrimenti banalotta Iron Head – che prende in causa Ozzy fin dal titolo – e la comparsata di Kerry King, che regala un suo assolo sulla ritmatissima Dead Girl Superstar.

The Sinister Urge parte subito con l’acceleratore grazie a un’infilata di brani vincenti sui quali è impossibile rimanere indifferenti; dopo la consueta introduzione ambient-horror infatti è il riff quadratissimo di Demon Speeding a inaugurare le danze e lo fa nel migliore dei modi: ritmo sostenuto e compatto a cura di John Tempesta e Blasko, chitarre compresse e mai sopra le righe affidate a Mike Riggs e infine inserti elettronici dance forniti dal produttore Scott Humphrey. In tutto questo Zombie si trova a proprio agio nel cantare come una versione più moderna e anfetaminica dell’Ozzy Osbourne del periodo ’90. E, come già detto prima, la maggioranza dei brani segue dei binari facilmente accostabili a quelli delle produzioni moderne (all’epoca) del Principe delle Tenebre. Se siete curiosi di sapere da dove proviene il sample cinematografico che apre il brano eccovi serviti: la frase Why don't you ask me what it feels like to be a freak? arriva direttamente dal cult fantascientifico The Amazing Colossal Man del 1957, del regista Bert I. Gordon (recuperate la sua filmografia se non lo conoscete, fidatevi).
Dead Girl Superstar, a parte l’assolo di King, si fa notare per un approccio debitore ai Nine Inch Nails di Pretty Hate Machine – e non a caso tra i chitarristi di The Sinister Urge figura un certo Danny Lohner – e convince ancora una volta grazie al ritmo elevato e ai cori nei ritornelli. Nel bel mezzo del brano si possono sentire dialoghi estrapolati da un’altra pellicola di culto, cioè Truck Turner del 1974, un classico del blaxploitation diretto da Jonathan Kaplan e con nel cast l’immancabile Isaac Hayes, autore anche della super funkeggiante colonna sonora.
Chiude il poker iniziale l’episodio più spiazzante del lotto: Never Gonna Stop Me (The Red, Red Kroovy), brano che cita sia nel titolo che nel testo il capolavoro di Anthony Burgess A Clockwork Orange; inutile dire che invece, nello scatenatissimo videoclip, ad essere citata è l’omonima pellicola di Stanley Kubrick, con momenti che rendono onore alle scene relative al Korova Milk Bar e alla Durango 95. Musicalmente questo è il brano dove le influenze dance e big beat emergono in maniera preponderante rispetto al resto della scaletta e il risultato è un brano da dancefloor alternativo in pieno spirito anni 2000: candidato al Grammy per la sezione Best Metal Performance Rob Zombie si vide soffiare il premio da Here To Stay dei Korn e sfido chiunque a definire la sconfitta ingenerosa. Sono numerose le partecipazioni di Never Gonna Stop Me (The Red, Red Kroovy) all’interno di film e videogiochi, ma è da ricordare anche come il brano sia stato adottato dal wrestler Edge come musica d’entrata sul ring dal 2001 al 2004. Anche qui citazione d’obbligo per il sample della frase Use my body to keep you alive, proveniente dal film sexploitation/horror del 1971 La Venganza Del Sexo, del regista argentino Emilio Vieyra. Un’altra pellicola grottesca abbastanza da dover essere visionata.
Da questo momento in poi la qualità dell’album inizia ad essere altalenante e dopo la gradevole (Go) To California, che mette in risalto una sezione di fiati dal tono circense, il singolo Feel So Numb si fa notare più per le citazioni curiose e colte a tema cinematografico, piuttosto che per il brano in sé, che ricicla a suo modo gli stessi ingredienti presentati finora con un’attitudine electroclash piacevole, ma che suona comunque già sentita arrivati a questo punto della scaletta. Triplo sample nell’intro del pezzo, con la frase Prometo solemnemente defender el bien y luchar contra la injusticia y la maldad presa in prestito dal film messicano del 1966 Mil Máscaras, con protagonista l’omonimo leggendario luchador, e la risata seguente strappata all’horror spagnolo del 1972 El Espanto Surge De La Tumba del regista Carlos Aured, con protagonista il mitico Paul Naschy. Basterebbero queste citazioni per comprendere l’amore di Rob Zombie verso un certo tipo di cinema, lo stesso che egli stesso in veste di regista cerca di celebrare ancora oggi.
Anche Feel So Numb figura in numerosi film e videogiochi, mentre il videoclip si fa notare per la presenza della consorte del cantante Sheri Moon Zombie, insieme ai due attori Bill Moseley e Sid Haig (R.I.P.): gli stessi tre attori che diventeranno i protagonisti del primo film di Rob Zombie, House Of 1000 Corpses, nel 2003. E dal momento che le coincidenze non esistono, l’ultimo brano di The Sinister Urge possiede proprio lo stesso titolo del futuro film del regista e verrà usato nei titoli di testa della stessa pellicola.
Si arriva al finale dell’album accompagnati dai ritmi più pacati di Bring Her Down (To Crippletown), che è un brano buono, se non fosse che qui l’influenza di Ozzy Osbourne è veramente palese e non bastano le chitarre ultra compresse a rinfrescare un episodio stantio sul nascere. Meglio invece Scum Of The Earth, che mette in primo piano l’elettronica e i cori di derivazione Nine Inch Nails al servizio di un pezzo che si potrebbe definire standard all’interno della discografia di Rob Zombie. La fortuna del brano arriva ancora una volta da una comparsata cinematografica di livello, precisamente nella colonna sonora dell’action Mission: Impossible 2, che mette il nostro in compagnia di Metallica, Limp Bizkit, Foo Fighters e tanti altri nomi “che contano”.
Chiude il disco l’atmosfera electro-western spiritata della già citata House Of 1000 Corpses, che ricorda in certi momenti il Marilyn Manson più ispirato, ma con un uso più massiccio dei synth ambient e del pianoforte. Vi è qui un uso massiccio di samples dal film nazisploitation canadese Ilsa, She Wolf Of The SS del regista Don Edmonds; un altro classico del “cinema degli eccessi”, famoso per le scene di estrema violenza perpetrate ai danni degli uomini che passano tra le erotiche grinfie della dottoressa Ilsa.
Dopo qualche minuto di silenzio e piccoli interventi ambient la ghost track Unholy Three (un altro riferimento che sarà centrale nel già menzionato film del 2003 del cantante-regista) accompagna l’ascoltatore al termine di un viaggio musicale e cinematografico che risulta interessante e godibile ancora oggi, tra alcuni alti e qualche basso.

The Sinister Urge è un album che è visto a ragione come uno dei dischi meglio riusciti di Rob Zombie, ma soffre di qualche difettuccio che, analizzato a distanza di quasi vent’anni dall’uscita, compromette leggermente il giudizio positivo che si attribuisce solitamente all’opera: innanzitutto la presenza di ospiti di primo livello non viene sfruttata sempre a dovere, con la partecipazione invisibile di un fuoriclasse come Phil X ad esempio, a causa di un songwriting che mostra buone intuizioni, ma si accartoccia talvolta su se stesso senza lasciare spazio riconoscibile ai singoli elementi chiamati a contribuire ai relativi strumenti. In più la produzione di Scott Humphrey, condivisa con lo stesso Rob Zombie e Frank Gryner, soffre dello stesso problema di qualunque disco pop degli anni ’90 e 2000, ovvero la questione della loudness war: la gamma dinamica dell’album è di una povertà estrema e se già il genere musicale suonato ha una buona responsabilità in partenza da questo punto di vista, la produzione ci mette il resto; tutto il disco suona sempre fortissimo ed arrivare in fondo, sebbene si parli di meno di quaranta minuti di musica, non è così semplice, probabilmente lo si nota più oggi che nel 2001.
Ciononostante The Sinister Urge fu un successo all’epoca e riceve ancora numerosissimi consensi oggi; è disco di platino e non manca molto al raddoppiamento del primato, si può fregiare di musicisti che oggi sarebbe raro vedere tutti insieme sullo stesso disco e contiene alcune ottime canzoni. Un buon motivo per riascoltarlo oggi e potersi scatenare dentro un’immaginaria discoteca popolata da zombie, vampiri e mostri di ogni genere.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
75.6 su 5 voti [ VOTA]
Bacon Apocalypse
Domenica 22 Novembre 2020, 13.12.21
8
Di questo ho adorato tantissimo Demon Speeding e Living dead Girl, oltre ai primi dee albhm non ho mai approfondito tutta la discografia di Rob, vedrò di recuperare.. Ps: Coincidenze che questo fine settimana sulla home si ha una recensione di Rob Zombie e accanto suo fratello Spider One? Coincidenze? Io non credo!
Deathland
Sabato 21 Novembre 2020, 16.49.34
7
Gran disco, Rob non delude quasi mai. Voto 80. Bella recensione
Deathland
Sabato 21 Novembre 2020, 16.49.33
6
Gran disco, Rob non delude quasi mai. Voto 80. Bella recensione
Nu Metal Head
Sabato 21 Novembre 2020, 15.31.01
5
sempre pensato che il Rob solista, almeno all'inizio, poi non so, aveva una minima componente nu metal nel suo sound... di questo conosco bene "feel so numb" e "house of 1000 corpses", ma il precedente "hellbilly deluxe" lo considero una pietra miliare e l'ho divorato... d'accordo con Shock che i White Zombie erano però superiori...
Shock
Sabato 21 Novembre 2020, 15.11.22
4
Era di Zombie ed ovviamente lo comprai di botto, ma tolte poche canzoni non lo trovo interessante, infatti lo avrò ascoltato ben poche volte. Continuo a pensare che il livello dei White Zombie era e di gran lunga superiore a tutto quello fatto da Rob in solista.
Black Me Out
Sabato 21 Novembre 2020, 14.29.06
3
@Legalisedrugsandmurder La penso come te a grandi linee, ma sarebbe disonesto non riconoscere l'impatto "pop-olare" che alcuni album di Rob Zombie (i primi due perlomeno) hanno avuto sul pubblico e sul circuito mainstream. Se non fosse stato per questi dischi probabilmente la carriera registica di Rob non sarebbe mai decollata, di questo ne sono convinto. Poi, analizzando questi album alla luce di oggi, se ne possono cogliere pregi e difetti e ridimensionarne la qualità, tenendo comunque conto che le cifre parlano da sé e l'impatto dell'epoca non si può comunque trascurare in una disamina, anche a distanza di vent'anni. @Indigo Grazie! Verissimo quel che dici sui Powerman 5000 (che ammetto di conoscere non benissimo però), per me infatti parlare di questo album nello specifico è stato un buon pretesto per andare a ricercare tutte li citazioni cinematografiche che spero possano intrigare qualche lettore (e non le ho citate tutte, perché sarebbe venuto un articolo lunghissimo ahah).
Legalisedrugsandmurder
Sabato 21 Novembre 2020, 14.05.03
2
A parte il primo album rob ha fatto poco di interessante. Qui co sono 3/4 pezzi ottimi in mezzo al nulla
Indigo
Sabato 21 Novembre 2020, 13.07.21
1
Ma che bella recensione! Un viaggio tra musica e b-movie horror davvero intrigante. Quest'album lo recupero prima o poi. Comunque il buon Rob ha avuto davvero una forte influenza sul fratellino spider one dei powerman 5000, questi più votati alla fantascienza che agli horror ma la proposta musicale, almeno ad inizio millennio, era davvero simile
INFORMAZIONI
2001
Geffen Records
Industrial
Tracklist
1. Sinners Inc.
2. Demon Speeding
3. Dead Girl Superstar
4. Never Gonna Stop (The Red, Red Kroovy)
5. Iron Head
6. (Go To) California
7. Feel So Numb
8. Transylvanian Transmissions Pt. 1
9. Bring Her Down (To Crippletown)
10. Scum Of The Earth
11. House Of 1000 Corpses
Line Up
Rob Zombie (Voce)
Mike Riggs (Chitarra)
Rob “Blasko” Nicholson (Basso)
John Tempesta (Batteria, Percussioni)

Musicisti ospiti
Ozzy Osbourne (Voce su traccia 5)
Emm Gryner (Cori)
Evelyne Bennu (Cori)
Phil X (Chitarra)
Danny Lohner (Chitarra)
Scott Humphrey (Chitarra)
Frank Gryner (Chitarra)
Kerry King (Chitarra su traccia 3)
Chris Chaney (Basso)
Jerry Hey (Corno)
Bill Reichenbach Jr. (Corno)
Daniel Wiggins (Corno)
Gary Grant (Corno)
DJ Lethal (Giradischi)
Mix Master Mike (Giradischi)
Josh Freese (Batteria)
Tommy Lee (Batteria)
Gary Novak (Batteria)
 
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