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Viper - Theatre of Fate
21/11/2020
( 443 letture )
Quando nella formazione di una band si incontra il nome di un musicista destinato poi a fare grandi cose, è inevitabile che questa venga ricordata più per la militanza del soggetto in questione nelle sue fila, che per la storia che ha scritto. Anche quando comprende lavori interessanti a prescindere da lui. Nel caso dei brasiliani Viper, è Andre Matos ad accaparrarsi la maggior parte della luce dei riflettori e nonostante il suo sia un nome di peso, è quasi un peccato. Perché il gruppo aveva parecchio da dire ed era guidato da una personalità importante come quella del bassista Pit Passarell, argentino naturalizzato brasiliano. Dopo un primo album piuttosto acerbo come Soldiers of Sunrise (praticamente un demo cui vennero aggiunti tre brani), è proprio con Theatre of Fate del 1989 che i Viper vennero realmente fuori. Un lavoro che anticipava molto di quello che avremmo ascoltato negli anni successivi in un certo settore.

Basato su composizioni dal sapore classico ed heavy arricchite da componenti orchestrali e sinfoniche, in massima parte di Passarell - in futuro il gruppo muterà notevolmente rotta - Theatre of Fate era un album di grande classe al momento della sua uscita e lo resta anche dopo così tanti anni. Risultando peraltro in anticipo sui tempi, dato che nel 1989 la presenza di certi elementi sinfonici nel metal era tutt’altro che massiccia, per quanto naturale e non nuova in senso assoluto. Come sarebbe stato più che evidente di lì a poco. Ben prodotti da Roy Rowland (chiedere a Kreator, Onslaught, Satan, Testament e vari altri per le sue referenze), i brasiliani infilarono un filotto di sette brani più intro che a dispetto della non ancora raggiunta maturità vocale di Matos, il quale poi lascerà proprio per andare a cercarla in Germania, segnalarono la band come una delle più interessanti in quel momento sulla scena. Dopo l’intro strumentale Illusions, At Least A Chance definiva subito l’entità della frattura qualitativa tra il precedente Soldiers of Sunrise e il disco in analisi con un brano il cui arrangiamento è un po’ la sintesi dell’intero album. In To Live Again si apprezza specialmente il lavoro alle sei corde di Yves Passarell, mentre con A Cry From The Edge si ottiene una chiara panoramica dell’uso di quegli arrangiamenti orchestrali che sono il benchmark del gruppo (almeno fino a questo album), miscelati con una notevole energia strumentale e vocale. Dopo Living for the Night, il vertice compositivo del disco si raggiunge probabilmente con Prelude To Oblivion, che sfoggia una gamma di elementi compositivi e interpretativi davvero notevole, tanto che non avrebbero sfigurato affatto su un album degli Angra, ancora con tocchi classici, heavy, velocità, cori che prendono al cuore per maestosità e un cantato di un livello che annuncia appunto alcune delle evoluzioni prossime venture di Matos. La canzone che conferisce il nome all’album si distingue per essere equilibrata e coerente col suo ruolo di ambasciatrice del CD, lasciando al singer il compito di cantare in modo “aperto” su linee musicali aggressive, restando subito in testa. Ma siamo già alla fine; e con classe. Moonlight, liberamente ispirata a Sonata al chiaro di luna di Ludwig van Beethoven e primo brano con la griffe di Andre tra i credit compositivi, è una ballata sentitissima che lascia un senso di solennità appagante, aumentato anche dalla durata contenuta dell’album che contribuisce a stemperare la complessità di certi passaggi. Un video fu tratto da Living for the Night.

La storia della band vivrà poi momenti molto travagliati, con Matos a lasciare e poi a cantare in dischi targati Angra che tutti noi ricordiamo e che nemmeno la sua scomparsa nel 2019 ha reso meno belli da ascoltare e la band restata in mano a Pit Passarell, cambiando pelle più volte. Fino allo split causato da beghe legali conseguenti al fallimento della loro etichetta e il successivo ritorno. Per quanto riguarda Theatre of Fate, disponibile tra le altre anche nella ristampa della Paradox comprendente pure il primo album e in quella rimasterizzata della No Remorse, resta una gemma della fine degli anni Ottanta che ogni amante di Matos, degli Angra e del metal a cavallo tra questi e il prog power sinfonico dovrebbe ascoltare per completare la propria formazione.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
82.5 su 2 voti [ VOTA]
fasanez
Martedì 24 Novembre 2020, 16.52.55
7
Ho una devozione per Matos e gli Angra fino a Fireworks, ma purtroppo conosco poco i Viper. Li approfondirò. Artista che manca tantissimo...
Allied Forces
Martedì 24 Novembre 2020, 16.32.34
6
Giusto ricordo di una delle voci più belle del panorama metal.
LAMBRUSCORE
Martedì 24 Novembre 2020, 16.09.09
5
Andre Matos, grande cantante e musicista, morto troppo giovane purtroppo.
InvictuSteele
Domenica 22 Novembre 2020, 12.28.42
4
Grandi Viper, li preferisco anche agli Angra di Matos. Bel disco 76
HeroOfSand_14
Domenica 22 Novembre 2020, 10.58.34
3
Ottima recensione, Raven, hai riscoperto una piccola gemma che non deve essere dimenticata. Credo non sia un errore dire che questo possa essere considerato come il precursore di Angels Cry, a pari merito forse con i demo degli Angra pre-1993 come Reaching Horizons, che se non sbaglio era del 1992. I Viper comunque hanno fatto la loro parte nella creazione del power/symphonic/progressive metal di stampo brasiliano, ricordo anche qualcosa del loro debut e di Evolution (si chiamava così?) con un altro cantante, più incentrato sul power tout court e meno memorabile di Theatre Of Fate. Comunque per me l'apice del disco è Living For The Night, probabilmente il pezzo più catchy e quindi conosciuto della band. Per quanto riguarda Matos non ho nulla da aggiungere, se non che manca tantissimo a questo mondo musicale, e che anche il video fatto dai Viper per commemorarlo è da lacrime.
Poss
Sabato 21 Novembre 2020, 22.24.01
2
A me piace tantissimo.
progster78
Sabato 21 Novembre 2020, 13.00.02
1
Superiore a Soldiers of Sunrise e con sonorita' vicine al primo splendido disco degli Angra. Living For The Night cavallo di battaglia ma tutti i brani sono riusciti per non parlare di Moonlight (preferisco questa versione a quella del Time To Be Free anche se molto bella anche questa). Gia' con questo disco si poteva prevedere che Matos avrebbe fatto una grande carriera,artista sempre compianto...Non vedo l'ora che esca il documentario a lui dedicato. Voto 85.
INFORMAZIONI
1989
Estudio Eldorado
Power/Symphonic
Tracklist
1. Illusions
2. At Least a Chance
3. To Live Again
4. A Cry from the Edge
5. Living for the Night
6. Prelude to Oblivion
7. Theatre of Fate
8. Moonlight
Line Up
Andre Matos (Voce, tastiere, synth)
Felipe Machado (Chitarre)
Yves Passarell (Chitarre)
Pit Passarell (Basso)
Sérgio Facci (Batteria)
 
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