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Gong - Flying Teapot
21/11/2020
( 733 letture )
I Gong si formano nella seconda metà degli anni sessanta, quando Daevid Allen, che all’epoca suonava nei Soft Machine di Robert Wyatt, rimane bloccato in Francia per problemi burocratici durante una tournée. Allen a quel punto non si perde d’animo e recluta la cantante Gilli Smyth con la quale inizierà un’intensa attività live tra il 1968 e il 1969, iniziando a delineare le peculiarità del sound e dell’immaginario dei Gong. Nel 1970, dopo aver inserito tra i ranghi Didier Malherbe ai fiati, esce il debutto psichedelico Magic Brother, Mystic Sister, al quale segue una serie di concerti e, nel 1971 il secondo album Camembert Electrique. Questo lavoro esplodere i Gong, che istantaneamente diventano un gruppo di culto. Dopo la pubblicazione nel ‘72 di Continental Circus e numerosi rimpasti nella formazione, i Gong sembrano finalmente pronti per la stesura di Flyng Teapot, che insieme ai successivi Angel’s Egg e You compone la trilogia spaziale e surreale di The Radio Gnome Invisible.

Descrivere la musica dei Gong è un’operazione alquanto complessa. Ci si trova di fronte ad una proposta poliedrica e decisamente mutevole dove i generi si mischiano delineando un pastiche di linguaggi musicali magmatico e imprevedibile in una sorta di trip psichedelico. Qui l’approccio intellettuale serio viene necessariamente meno in favore di una certa anarchia ironica, postmoderna e assolutamente irriverente, molto più vicina alla sperimentazione dissacrante di Frank Zappa, ai quadretti surreali dei Caravan e alla disinibita libertà stilistica dei Gentle Giant più che al rigore di matrice jazz dei Soft Machine. Le sei tracce che compongono Flying Teapot, primo curioso capitolo della trilogia aliena, sono figlie dell’inesauribile mente visionaria e hippie del frontman Daevid Allen e possono essere tranquillamente considerate una voce fuori dal coro all’interno della già variegata scena prog anglo-francese. La musica di questo disco spazia tantissimo verso scenari spaziali, tanto coinvolgenti quanto di difficile assimilazione se presi in modo eccessivamente serio e cervellotico.

I ritmi sbilenchi e giocosi di Radio Gnome Invisible segnano l’apertura del disco tra linee di basso corpose che si ritagliano spazi quasi solisti alternandosi con moderazione tra i fiati e le linee vocali, assolute protagoniste con il celeberrimo e stralunato mantra “Nirvana, banana, manana”. È la canzone manifesto di Flying Teapot, che lascia intendere come il nostro viaggio psichedelico è solo all’inizio. La titletrack è una lunga suite votata al jazz e alla sperimentazione, dove tutti i musicisti hanno bene o male il proprio spazio per esprimersi liberamente. Si ritorna ai toni scanzonati con The Pothead Pixies tra sonorità quasi funky, frequenti stop ‘n go e sovrapposizioni vocali e del sax che delineano l’allegra melodia portante. Nulla da segnalare nei quasi due minuti di The Octave Doctors & The Crystal Machine, se non poche lunghe note dei sintetizzatori dai toni spaziali che oltre a spezzare il ritmo hanno il compito d’introdurre la ben più articolata e particolare Zero The Hero & The Witch’s Spell. Anche qui ci ritroviamo di fronte ad una jam libera, con un buon dinamismo nella prima parte che divaga liberamente grazie a Didier Malherbe, protagonista al sax e sorretto da arpeggi dissonanti ed una base ritmica che ricorda vagamente suoni etnici usciti da una giungla. La seconda parte del brano invece è molto più rarefatta e psichedelica e non può non ricordare in un certo senso alcuni lavori dei coevi Hawkwind per via della sua atmosfera acida e sperimentale. In chiusura segnaliamo Witch’s Song/I Am Your Pussy, brano caratterizzato da un cocktail psichedelico sporcato da una chitarra con il pedale wah wah e che ribadisce la dimensione umoristica tipica dei Gong dal punto di vista testuale, qui ulteriormente enfatizzata dalla voce suadente e sensuale della Smyth.

Flying Teapot è il miglior punto d’accesso alla musica dei Gong, per chi ancora non la conoscesse. I brani contenuti in questo vinile riescono nell’arduo compito d’intrattenere e divertire pur mantenendo l’asticella della qualità su standard elevatissimi. Questa miscela d’irriverenza mista a sperimentazione fa in modo che, ancora oggi, il disco brilli per freschezza e ispirazione innescando nell’ascoltatore quella voglia di sentire a più riprese il platter. Dopotutto, nonostante la patina umoristica, l’album presenta composizioni raffinate frutto di una grande ispirazione e perizia tecnica che, tra mille espedienti, rendono la teiera volante un lavoro tutt’altro che assimilabile al primo ascolto e, più in generale, un unicum all’interno della scena progressive rock e psichedelica a cui appartiene.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
86.66 su 3 voti [ VOTA]
Andry Stark
Lunedì 23 Novembre 2020, 18.37.02
7
Ah si, uno dei dischi prog più belli di sempre. Voto 95
LAMBRUSCORE
Domenica 22 Novembre 2020, 13.36.44
6
Ho provato ad ascoltare questo disco. Decisamente non è il Prog che fa per me. Suoni troppo leggeri per i miei gusti, nonostante la bravura e l'estro indiscutibile dei musicisti.
Black Me Out
Domenica 22 Novembre 2020, 10.16.30
5
@Lambru se posso consigliarti, parti con "You", che è psichedelia pura con molti elementi jazz; a dire il vero poi i Gong di "parti lente" non ne hanno mai composte moltissime, i loro sono sempre ritmi abbastanza spediti, ma diciamo che ogni album che prendi prendi bene. Questo della recensione è considerato come il loro capolavoro, quindi puoi considerare di partire anche da qui.
LAMBRUSCORE
Sabato 21 Novembre 2020, 18.08.13
4
Credo di non averli mai ascoltati. Li conosco di nome, perché Gigi Cavalli Cocchi, storico batterista italiano, anni fa conduceva un programma in una radio, che si chiamava proprio Gong, Ovviamente trattava di Rock Prog. Se qualcuno me ne consiglia uno, considerate che non amo troppo le parti lente. Preferisco i pezzi più tirati, jazz, con gli strumenti a manetta, ecco, poi ci sta anche il resto
Black Me Out
Sabato 21 Novembre 2020, 13.04.47
3
Il mio album preferito dei Gong rimarrà sempre "You", ma in generale la trilogia della tazza volante rimane una delle opere più esaltanti della scena di Canterbury. Daevid Allen è veramente uno di quei pazzi geniali che nasce una volta ogni tot anni, ma non scordiamoci dell'immenso Steve Hillage, chitarrista troppo spesso poco celebrato.
Osvaldo
Sabato 21 Novembre 2020, 12.22.45
2
Grandi i Gong, il loro miglior album secondo me. Fiabeschi, psichedelici, grotteschi! Grandissimo Daevid Allen genio visionario
Rob Fleming
Sabato 21 Novembre 2020, 12.00.05
1
Per me la trilogia è andata in crescendo sino all'apice You. Questa prima parte non mi ha mai entusiasmato. C'è Zero The Hero &...ma per il resto non ho gridato al miracolo. Ma forse sono solamente troppo stralunati e "free form" per i miei gusti. 75
INFORMAZIONI
1973
Virgin
Prog Rock
Tracklist
1. Radio Gnome Invisible
2. Flying Teapot
3. The Pot Head Pixies
4. The Octave Doctors & The Crystal Machine
5. Zero The Hero & The Witch’s Spell
6. Witch’s Song/I Am Your Pussy
Line Up
Gilli Smyth (Voce)
Daevid Allen (Voce, Chitarra)
Steve Hillage (Chitarra)
Tim Blake (Tastiere, Sintetizzatore, Voce)
Didier Malherbe (Sassofono, Flauto)
Francis Moze (Basso, Tastiere)
Laurie Allan (Batteria)
 
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