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Solstafir - Endless Twilight of Codependent Love
22/11/2020
( 1245 letture )
C’è una sorta di abisso, da qualche parte. Nella carriera di (quasi) ogni artista c’è, da qualche parte, una sorta di abisso che richiede un salto tra il prima ed il dopo. Endless Twilight of Codependent Love dei Sólstafir, se osservato come elemento organico facente parte di una struttura complessa, vivente e pulsante come la discografia della band, rappresenta il momento nel quale i piedi si staccano dal suolo di questo lato del crepaccio, l’inizio di una traiettoria che li farà atterrare sul lato opposto.

Ancor prima di far partire la riproduzione dell’album è possibile individuare una sostanziale discontinuità -o, comunque, un principio di discontinuità. Si prendano le copertine di tutti gli LP dei Sólstafir e si dispongano l’una accanto all’altra: ciò che emerge è un fil rouge che accomuna gli artwork a partire dal debutto Í Blóði Og Anda (ristampato nel 2013 dalla Season of Mist) a Berdreymmin, un essenziale mono- o bicromatismo teatro della musica eterea dei cowboys islandesi. Con Endless Twilight of Codependent Love l’estetica della copertina cambia radicalmente, presentando una figura femminile, con tanto di aureola, dai lineamenti ben definiti, una posa che riecheggia i ritratti imperiali dei secoli XVIII e XIX come quello del “Napoleone I sul Trono Imperiale” di Jean-Auguste-Dominique Ingres ed una tavolozza di colori pastello ricca, un cielo con le prime oscurità della notte dietro le spalle. Se da una parte l’estetica visiva si è resa più pulita e chiara, non può dirsi altrettanto di quella sonora. Pur proponendo un post-metal che ormai è divenuto famigliare ai padiglioni auricolari del pubblico, i Sólstafir decidono di virare verso una maggior durezza rispetto a quanto fatto nei lavori precedenti. Le composizioni sono orecchiabili e piacevoli ma contaminate da un’accentuata distorsione delle chitarre, che donano alla musica contenuta in Endless Twilight… un carattere grezzo che cozza con l’eleganza dell’artwork. La malinconia del post-metal sólstafiriano si sposa alla perfezione con momenti che ricordano le origini black metal della band, con tremolo picking ed accelerazioni violente. Esempio lampante è l’incipitaria Akkeri, un turbine di triste calma ed irrequieta furia che sconquassa l’animo dell’ascoltatore, sbattendolo da una parte all’altra come su di un’intricatissima montagna russa. Tra passaggi soavemente atmosferici ed incursioni hard and heavy à la Nightrain, tra impietosi accessi d’ira black metal e commoventi distensioni malinconiche, la prima traccia racchiude in sé l’intera proposta musicale di quest’ultima fatica dei Nostri, summa della loro discografia. Endless Twilight of Codependent Love muove i propri passi senza mai discostarsi troppo dalle coordinate segnalate con Akkeri. I singoli brani fanno propri uno o più degli elementi presentati nella traccia numero uno, senza mai, tuttavia, risultare ridondanti. I riff nostalgici che sferzano l’udito dell'ascoltatore come aria gelida nei polmoni sono molto ben distribuiti nel corso delle canzoni, infuse di un intrigante dinamismo tale per cui la noia viene scongiurata. Si pensi all’emozionante Drýsill, una cavalcata lunga otto minuti che alterna sapientemente galoppo e trotto, mantenendo l’occhio costantemente sull’orlo della lacrima. La successiva Rökkur, terzo brano del lotto, sposta l’Islanda nel sud degli Stati Uniti, con blande le plettrate di Sæþórsson e Tryggvason che paiono uscite dalla colonna sonora di un film western degli anni Settanta, mentre un tappeto elettronico fumoso e delicato rende glaciale le sonorità altrimenti calde della southern music. Her Fall From Grace, il brano più furbo e piacione diEndless Twilight…, è anche l’unico cantato in inglese e non sfigurerebbe nel palinsesto di una trasmissione radiofonica. Non si prendano queste parole come spregiative, perché infatti la canzone è sfacciatamente accattivante ed emozionante senza mai scadere nel banale o nel superfluo. Anche il facilone “na na na” che di tanto in tanto torna nel corso della traccia assume un connotato emotivo che molto ben si accoppia alla musica splenica. Superato quest’oceano di soave mestizia, Dionysus colpisce l’ascoltatore come un cazzotto allo stomaco con dissonanze e storpiature figlie delle radici dei Sólstafir: è infatti la componente black metal, qui, a farla da padrone, accompagnata da istanze più gradevoli all’orecchio, sebbene sempre pesantemente distorte. La delicata voce di Tryggvason è la perfetta compagna del lento incedere di Til Mordar, il brano più dolce e commovente del disco. Con la successiva Alda Syndanna tornano le sonorità già udite nella seconda traccia di Endless Twilight…, mentre la penultima Ör fa proprio il sound blues tipico di artisti come Son Seals, sporcato dalla rozza distorsione che caratterizza l’album. Úlfur, capitolo conclusivo, è la degna conclusione di questo viaggio. Di nuovo, il suo sound non aggiunge né toglie nulla a quanto sinora sentito, è la “classica” canzone di Endless Twilight of Codependent Love, con una carica epica, donata dal riffing aggressivo ma mai violento, che coinvolge l’ascoltatore, costretto così ad un headbanging inevitabile. Metal e blues tornano qui ad unirsi, in un addio che è un arrivederci.

La qualità della proposta, infatti, invoglia ad ascoltare più e più volte il disco, anche ininterrottamente. È difficile staccarsi da album così ben realizzati e confezionati; è difficile separarsi da musica così carica emotivamente. Forse è proprio a questo che si riferisce il titolo, l’amore codipendente è quello tra l’ascoltatore ed il disco: questo non può esprimersi senza il primo, mentre quello non può fare a meno di lasciarsi cullare dal secondo.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
84.81 su 11 voti [ VOTA]
Todbringer83
Mercoledì 30 Dicembre 2020, 0.36.43
7
L'album non è brutto ma vi trovo un eccessiva ricerca della melodia che a tratti finisce per far sembrare che la riproduzione suoni un po con il freno a mano tirato. E' una sottile linea di demarcazione che segna il presente più riflessivo con il passato più irruento ed istintivo. Dionysus, Alda Syndanna e Ulfur i punti di forza di un lavoro che comunque si difende degnamente e getta ulteriori fondamenta a confermare l'immensità di una band tanto unica quanto inarrivabile all'interno del panorama Rock / Metal. Voto 78
Michele Gesino
Venerdì 4 Dicembre 2020, 22.51.52
6
Ehi, ma continuate a non avere mai recensito Svartir Sandar??? Ma cribbio figliUoli...
giulio70
Sabato 28 Novembre 2020, 12.15.59
5
Come ogni disco dei Solstafir è un ottimo lavoro,ma mi pare un pò sotto ai precedenti .La prima e l'uiltima traccia mi sembrano le migliori del lotto.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 23 Novembre 2020, 17.54.55
4
Oui, bella recensione ed effettivamente è difficile staccarsi da un album come questo. Infatti, gira da giorni sui miei device. Certo, si sente che si sono un po' più induriti da Berdreymmin ma lo trovo molto positivo e gradevole. Non c'è una traccia che dia l'impressione di fare da riempitivo e il blues di Ör è una trovate accattivante. Come citato nella recensione è Drýsill il pezzo che ti prende di più e che ti fa fare un "repeat" ogni volta che lo senti. Veramente un'altra prova di assoluto livello degli Islandesi Chapeau! Au revoir.
Black Me Out
Domenica 22 Novembre 2020, 20.42.04
3
Come sempre ottima recensione Fede, che mi fa venire voglia di riascoltare questo disco: al primo ascolto infatti non mi ha preso per niente, al secondo ancora meno e quindi l'ho accantonato. Contando che per me il capolavoro dei Solstafir è Ótta e il successivo gli sta subito dietro, ero partito convinto con questo Endless Twilight, ma per ora la scintilla è lontano dallo scattare.
InvictuSteele
Domenica 22 Novembre 2020, 20.31.59
2
Ennesimo grande album dei Solstafir. Il sound è abbastanza leggero, purtroppo, e segue la scia dei due precedenti lavori, da me non troppo apprezzati ma sempre di qualità. Ho sperato in un ritorno al vecchio stile, d'altronde il singolo mi aveva illuso di ascoltare uno Svartir Sandar parte seconda. Così non è stato, evidentemente i Solstafir stanno cercando di farsi apprezzare da più ascoltatori possibili. Comunque ottimo lavoro, megliore dei due precedenti e perfetto per il periodo. Voto 78
Freccia
Domenica 22 Novembre 2020, 20.06.16
1
i loro lavori precedenti mi piacciono molto.. comprerò sicuramente anche questa nuova fatica dei Nostri. Molto bella la recensione.
INFORMAZIONI
2020
Season of Mist
Post Metal
Tracklist
1. Akkeri
2. Drýsill
3. Rökkur
4. Her Fall From Grace
5. Dionysus
6. Til Mordar
7. Alda Syndanna
8. Ör
9. Úlfur
Line Up
Aðalbjörn Tryggvason (Voce, Chitarra)
Sæþór Maríus Sæþórsson (Chitarra)
Svavar Austmann Traustason (Basso)
Hallgrímur Bárðdal (Batteria, Cori)

Musicisti ospiti:
Viggi Daða (Voce sulla traccia 2)
Helena Dumell (Violino sulla traccia 3)
Davíð Þór Jónsson (Pianoforte sulla traccia 8)
 
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