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Chamber - Cost of Sacrifice
23/11/2020
( 259 letture )
Il debutto dei Chamber, quartetto di Nashville, Tennessee, è un album ostile, nerissimo e spigoloso. Come vedremo in seguito, l’aggettivo che meglio descrive le dieci tracce che compongono Cost of Sacrifice è però “chirurgico”. Formatisi nel 2017, i Chamber si iscrivono con determinazione in quel filone metalcore estremo e cerebrale che vede tra i propri nomi tutelari Converge, Disembodied e i più recenti Code Orange. La lezione di questi act è ben visibile nei solchi dell’album, che non ha quindi nulla a che vedere con quel metalcore melodico e “da classifica” che sembra monopolizzare il significato del termine.

Cost of Sacrifice succede all’EP Ripping / Pulling / Tearing del 2019 e ne affina la proposta, pur confermandone sostanzialmente le intenzioni. Preparatevi quindi a una valanga di riff contorti che si susseguono senza apparente soluzione di continuità, ritmiche travolgenti e vocals esasperate. L’iniziale Fracture ne è un esempio eloquente: i quattro aggrediscono l’ascoltatore con un riff angoloso che cambia pelle nel giro di pochi secondi, partendo in un’accelerazione cervellotica dove una linea chitarristica non somiglia alla successiva, per poi aprirsi un potente breakdown. Questo andamento estremamente nervoso, capace di comprimere una gran quantità di stanze sonore all’interno di brani piuttosto brevi è una delle caratteristiche principali del Chamber-sound, difficilmente scomponibile nella classica struttura intro-strofa-ritornello. Il chitarrista Gabe Manuel macina senza sosta riff caustici e complessi, spesso al confine della dissonanza (vedasi alcuni passaggi di Paranoia Bleeds), dove improvvise digressioni si alternano a potenti breakdown ribassati (Numb (Transfuse)). Ne emerge una prestazione pulsante e allucinata, quasi autocompiaciuta ma dal tasso tecnico impressionante, che va di pari passo con la prova alla batteria Taylor Carpenter, capace di seguire come un’ombra le allucinazioni chitarristiche del collega. Su questo tessuto ostico e cangiante quasi faticano a imporsi gli screams strozzati del singer Jacob Lilly. La perfetta simbiosi tra i musicisti dà ai brani un carattere asettico e, per l’appunto, chirurgico nella sua estrema pulizia. Il tutto suona quindi freddo, futuristico e quasi industriale, nel senso di non-umano, un carattere estremizzato in Disassemble Reassemble, un brano straniante, al limite del noise, direttamente contaminato dall’elettronica. Posto a metà della scaletta, Impulse si piazza invece all’estremo opposto: dall’andamento quasi regolare, il brano è attraversato da una melodia, certo contorta ma decisamente più rilassata di qualsiasi altra cosa presente nell’album; episodio transitorio, permette un lieve respiro all’ascoltatore. Non che il contenuto di Cost of Sacrifice sia poi così inaccessibile. I Quattro riescono a coniugare le caratteristiche sopra descritte in una forma tutto sommato immediata e digeribile, dove il dinamismo e la brevità dei brani suppliscono la mancanza di una chiara struttura. Talvolta, gli episodi prendono un carattere quasi “catchy”, sempre considerando il genere di partenza, come ad esempio certi segmenti di In Cleansing Fire e della title-track, mentre in Scars in Complex Patterns trova addirittura posto una linea melodica incastonata tra i colpi martoriati della strumentale.

Queste caratteristiche contribuiscono come detto a rendere Cost of Sacrifice relativamente accessibile per gli standard del genere, ovvero non del tutto impenetrabile e fine a sé stesso. Un dettaglio importante perché, vista la relativa libertà compositiva di cui gode l’album, il rischio di esagerazione è sempre dietro l’angolo. Ciò non avviene ma, ascoltato d’un fiato, Cost of Sacrifice rimane pur sempre un lavoro estenuante e fin troppo monolitico. Si tratta comunque dei limiti organici del sound d’origine, di cui i Chamber sfruttano tutte le potenzialità, firmando un album per certi versi prevedibile –nel suo appartenere a un genere altamente codificato– ma sufficientemente personale e formalmente ineccepibile.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
53 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Pure Noise Records
Metal Core
Tracklist
1. Fracture
2. Scars in Complex Patterns
3. Paranoia Bleeds
4. Visions of Hostility
5. Impulse
6. In Cleansing Fire
7. Numb (Transfuse)
8. The Edge of Every Lie
9. Disassemble Reassemble
10. Cost of Sacrifice
Line Up
Jacob Lilly (Voce)
Gabe Manuel (Chitarra)
Chris Smith (Basso)
Taylor Carpenter (Batteria)
 
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