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Warlung - Optical Delusions
24/11/2020
( 367 letture )
Se sei un musicista e vieni dal Texas, stereotipi alla mano, le probabilità che tu suoni un genere compreso tra il country e lo stoner rock sono alte. Per questo quando ci si approccia all’ascolto di una band proveniente da quella zona degli Stati Uniti le premesse possono essere o molto entusiasmanti per qualcuno oppure per nulla esaltanti per qualcun altro. Fortunatamente con i Warlung bastano pochi secondi per capire che ci ritroviamo ampiamente nella prima situazione, che diventa mano a mano sempre maggiormente consolidata.
Eppure a leggere la biografia del quartetto formato dai fratelli Tamez non ci si aspetterebbero grandi sorprese: formati nel 2016, i texani esordiscono con Sleepwalker, a cui seguono aperture a band del calibro di Dead Meadow e Wo Fat; la musica inizia a diffondersi e nel 2019 arriva il secondo album Immortal Portal, che conduce la band verso i contesti che contano in ambito stoner/doom con aperture sempre di livello, stavolta per High Reeper e King Buffalo. Infine il 2019 segna l’approdo alla sempre ottima Heavy Psych Sounds Records e di conseguenza un nuovo album, il qui presente Optical Delusions.

Ma dunque cosa suonano i Warlung? Stoner? Doom? Rock psichedelico? La risposta è: tutti questi generi compaiono nella proposta dei nostri, ma sono subordinati a un songwriting di puro e rocciosissimo hard rock, con alcuni momenti squisitamente heavy metal e frequenti escursioni melodiche di una solarità difficilmente accostabile allo stoner o al doom metal. I riferimenti più vicini alla musica contenuta in Optical Delusions sono in primis gli onnipresenti Black Sabbath – omaggiati “spudoratamente” in più di un’occasione – ma anche i Saxon e in generale i gruppi della NWOBHM, mentre per citare realtà più attuali sicuramente si possono prendere in causa i The Vintage Caravan o i The Sword. Ad ogni modo il sound dei texani rimane peculiare, proprio a causa del riuscito bilanciamento tra la componente più classic rock e quella maggiormente metal.
L’album inizia con Phantasmagoria, che avvia già verso un ascolto promettente, grazie a un’atmosfera intrigante e soprattutto alla scelta di suoni vintage, ma convincenti; il riff portante è spedito, il basso pulsante e ben presente nel mix e di colpo ci si ritrova nel bel mezzo degli anni ’70, quando il punk era qualcosa di nemmeno lontanamente ipotizzabile. Molto gradevole il timbro del cantante e chitarrista George Baba – il quale mostrerà ottime doti nei brani successivi – soprattutto in corrispondenza della sognante coda finale, che si concede anche una “tradizionale” modulazione dal maggiore al minore che richiama istantaneamente i Beatles.
Cambia tutto però con The Scorpion In The Sand e la differenza è spiazzante: il riff sembra provenire da una b-side di Vol. 4 e se non fosse per il timbro di Baba, che non è per nulla simile a quello di Ozzy Osbourne, sembrerebbe davvero di ascoltare un brano dei Black Sabbath. Il campanaccio sul riff che divide a metà il brano è la ciliegina sulla torta di questo “omaggio”. Certamente i Warlung sanno scrivere canzoni, ma qui è difficile andare oltre ciò che l’orecchio istintivamente percepisce. Detto questo, ciò non toglie che il brano rimane estremamente riuscito, ancora grazie a un ritornello melodico che non lascia scampo. Valga lo stesso discorso anche per Order Of The Solar Temple, dove la chitarra è ancora inchinata ai piedi del maestro Tony Iommi, ma perlomeno la struttura del brano si evolve lungo binari un pizzico più originali; risalta anzi la seconda parte del brano, quando il fantasma dei Black Sabbath si dirada ed emerge ancora l’anima più rock del quartetto.
Snake Eyes è invece il momento più heavy in scaletta, anche se i suoni rimangono ancorati all’hard rock: si sente la presenza di influenze à la Angel Witch, ma il riff è ancora una volta grasso e cremoso come la tradizione proto-doom insegna. Funge da perfetto contraltare il brano seguente Sun Eater, ballatona dai sentori fantasy che può contare su ottime linee melodiche e su un uso delle armonizzazioni vocali tanto scontato quanto azzeccatissimo. Anche in questo contesto i suoni adottati per registrare i vari strumenti suonano sì vintage, ma comunque presenti e a loro modo attuali.
Il finale dell’album prosegue su binari più che buoni, con una Hell On Earth che colpisce dritta al punto con un comparto strumentale compatto e senza fronzoli, mentre la seguente Devil’s Game pare essere una canzone figlia dei Pink Floyd, ma con Jerry Cantrell alla chitarra; provare per credere. Rimandi a parte, questo è il brano dove i Warlung dimostrano le doti migliori in fase di scrittura: tutti gli ingredienti sono perfettamente dosati e la voce di Baba tocca acuti intensissimi e corposi, da cantante d’altri tempi. Chiude i giochi No Man’s Land, senza introdurre nulla di eccessivamente nuovo rispetto a quello che è già stato detto finora, ma continuando a convincere con il suo sano hard rock metallizzato, a cui si aggiunge un mood southern che fa concludere l’album in bellezza e con il sorriso sulle labbra dell’ascoltatore.

I quattro rocker del Texas con Optical Delusions insomma non rivoluzionano di certo la storia del rock, ma forniscono all’attuale mercato ipersaturo un album che suona autentico e genuino, viscerale e passionale, composto e suonato da musicisti che, oltre ad essere appassionati di queste sonorità, sono in grado di scrivere canzoni e questo non è assolutamente scontato.
Sicuramente il grosso limite di un disco come questo è di venire valutato in larga parte attraverso continui paragoni e rimandi a band del passato, è inevitabile e i Warlung in un paio di occasioni cadono prede di una passione travolgente per i propri idoli che sfocia in uno pseudo-plagio, bisogna dirlo. Il resto dell’album però si muove su livelli qualitativamente elevati, dove a un uso dei suoni convincente si unisce un’abilità lodevole in fase di scrittura, che rende la maggior parte dei brani estremamente godibile.
Optical Delusions è quindi un buonissimo album hard rock, a tratti ottimo, con svariate influenze e alcuni momenti più interessanti di altri, che globalmente convince e intrattiene l’ascoltatore divertendolo e causandogli del sano headbanging. A volte basta solo questo e i Warlung sembra che lo abbiano compreso pienamente; rimaniamo in attesa di un nuovo capitolo speranzosi che la personalità dei texani emerga sempre più prepotentemente.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
Heavy Psych Sounds Records
Hard Rock
Tracklist
1. Phantasmagoria
2. The Scorpion In The Sand
3. Snake Eyes
4. Sun Eater
5. Order Of The Solar Temple
6. Hell On Earth
7. Devil's Game
8. No Man's Land
Line Up
George Baba (Voce, Chitarra)
Philip Bennett (Voce, Chitarra)
Chris Tamez (Basso)
Ethan Tamez (Batteria)
 
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