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downset. - Do We Speak A Dead Language?
28/11/2020
( 431 letture )
Nel 1989, a Los Angeles, è nata la band rap metal statunitense downset., la quale, sin da subito, è stata in grado di unire componenti strumentali ed elementi vocali hip hop, metal, funk e hardcore punk. Social Justice è stato il primo nome del gruppo e in quel periodo, alla fine degli anni ‘80, è uscito il primo disco Unity is Strength e l'EP I Refuse to Lose. Nel 1992 il loro nome è mutato in downset. e dopo un paio di anni hanno iniziato a collaborare con la Mercury Records, pubblicando così l’omonimo album. Il disco ha avuto un grande successo ed è stato anche valutato molto positivamente dai critici, i testi delle canzoni trattano questioni sociali e determinate difficoltà dei membri: uno di questi brani, infatti, ha esposto purtroppo l’accidentale assassinio del padre di Rey Oropeza, da parte della polizia di Los Angeles. Nel 1996, invece, viene pubblicato il secondo album, intitolato Do We Speak A Dead Language?, il quale ha ottenuto una sconfinata popolarità. All’interno della formazione di tale disco vi sono Brian ‘Ares’ Schwager alla chitarra, James Morris al basso, Christopher Lee alla batteria, e ovviamente Oropeza alla voce. Il metodo di lavoro di quest’ultimo è assolutamente condizionato dalle sue esperienze di vita, tra cui appunto la perdita del padre, portandolo poi a maturare una formazione impegnata socialmente: difatti le sue canzoni non hanno solo l’obiettivo di mostrare il suo lato furibondo nei confronti delle forze dell’ordine e verso una società e un sistema squilibrati, spietati ed ingiusti, ma anche quello di approfondire argomenti cari a tutti e principalmente per gli emarginati e per le minoranze etniche in modo profondo, riservato e coerente. I testi sono quindi molto intensi, narrano le vicende di questi giovani ragazzi cresciuti per le strade di Los Angeles e che, disgraziatamente, devono avere a che fare con l’aggressività, l’odio razziale ed altre crudeltà.

Per quanto riguarda la questione legata prettamente agli elementi musicali, numerosi critici hanno spesso parlato di una sorta di “subordinazione” ai Rage Against The Machine (Rey Oropeza è stato tra i maggiori candidati a rimpiazzare Zack de la Rocha, prima che i Rage Against The Machine optassero per Chris Cornell e crescessero con gli Audioslave), in verità Zack de la Rocha e Rey Oropeza sono rapper talentuosi che hanno vissuto complessivamente una storia nel genere hardcore come frontmen, ma questi gruppi non creano musica nella stessa maniera e non traggono ispirazione l'uno dall'altro. Inoltre i downset. sono stati fra i primi a creare delle contaminazioni tra metal, hardcore, rap, hip-hop e punk, creando così della affinità con i Dog Eat Dog, i Biohazard e gli Stuck Mojo e ispirandosi però ai Black Flag, ai Suicidal Tendencies e addirittura anche ai Black Sabbath. L’intro è contraddistinto da un pezzo di un discorso di Martin Luther King e successivamente è possibile udire un energico riff, il quale fa parte di una delle canzoni più aggressive in ambito hardcore, ossia Empower. Proseguendo con l’ascolto, la tracklist risulta essere sempre più dinamica e decisa: la terza traccia Eyes Shut Tight propone un’eccellente sequenza di rime rap abbinate a melodici e fluidi riff, fino al momento del break groovy che fa rimanere sbalordito qualsiasi ascoltatore, per poi variare ulteriormente con un crescendo frenetico di potenza. I brani Hurl A Stone, Fire, Sickness, Against The Spirits sono stati realizzati a regola d'arte in quanto alternano elementi vocali vivaci ed una serie di accordi musicali inquieti e dolorosi, parti hardcore a limitazioni proto-metalcore. Ad esempio, in Touch è presente il suono di una chitarra che parte chiara ed attraente, per poi trasformarsi in uno stile hardcore animalesco. Sangre De Mis Manos è cantata in spagnolo da un Oropeza più sicuro e deciso, mentre l’intro di Horrifying propone delle peculiarità tipiche dei Black Sabbath, per poi divenire la medesima raffica di riff e hardcore. È possibile individuare la poliedricità della band durante la sconvolgente Permanent Days Unmoving, nella quale la parte recitata di Rey risulta essere commovente e si mescola con un tenebroso pianoforte e malinconici arpeggi, offrendo un senso di disorientamento e di precoce sottomissione alla devastazione.

Tale album dunque è un biglietto di sola andata per la capitale dei riff, dando modo ai downset. di compiere un viaggio indipendente, profondo, ricco di energiche sfaccettature in grado di smuovere gli animi degli appassionati di hardcore.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
79.66 su 3 voti [ VOTA]
Diego75
Lunedì 30 Novembre 2020, 21.48.50
4
Nel loro genere...ottima band....buon disco!....loro e i pro pain sono il top in questo genere!
Nu Metal Head
Sabato 28 Novembre 2020, 16.52.25
3
è passato pure questo dalle mie mani, in coppia con "universal", ma io gli ho sempre preferito quest'ultimo, forse per la presenza della suggestiva "forever"... anche se nella casella del genere mi sarei aspettato di più "crossover"...
tartu71
Sabato 28 Novembre 2020, 13.29.11
2
bellissimo, ma anche il primo omonimo e' una bomba
Havismat
Sabato 28 Novembre 2020, 12.59.06
1
Stupendo. All’epoca lo consumai.
INFORMAZIONI
1996
Mercury Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Intro
2. Empower
3. Eyes Shut Tight
4. Keep On Breathing
5. Hurl A Stone
6. Fire
7. Touch
8. Against The Spirits
9. Sickness
10. Pocket Full Of Fatcaps
11. Sangre De Mis Manos
12. Horrifying
13. Sickness (reprise)
14. Permanent Days Unmoving
15. Ashes In Hand
Line Up
Rey Oropeza (Voce)
Ares Schwager (Chitarra)
James Morris (Basso)
Christopher Lee (Batteria)
 
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