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Empyrium - Weiland
28/11/2020
( 489 letture )
Alla luce tiepida di un timido sole che squarcia il cielo annuvolato e appena lascia scorgere le sagome dei maestosi alberi della foresta, Schwadorf, anima dei suoi Empyrium e ormai unico membro originale rimasto, unisce spirito e intenti con il suo nuovo compagno Thomas Helm per dare vita a Weiland, definitiva apoteosi dell'anima più propriamente folk del progetto e disco ormai considerato di culto tra gli appassionati. Se infatti quest'anima già si era presa il suo posto predominante nel precedente Where at Night the Wood Grouse Plays, è qui che raggiunge il suo apice espressivo e compositivo. La quarta fatica dei bavaresi, nonostante il paragone ingombrante e ultra-ricorrente con quel capolavoro di quella celeberrima band norvegese, di cui è sicuramente debitore come chiunque altro si sia mai cimentato in questo particolare genere, è figlio di una lunga e personale elaborazione e riesce quindi a brillare in maniera sorprendente per originalità ed espressività.

Anticipato, all'epoca, dal breve Drei Auszüge Aus Weiland (letteralmente “tre estratti da Weiland”, appunto) l'album è saggiamente diviso in tre capitoli, tre sfaccettature dello stesso spirito arcano, oscuro e allo stesso tempo elegante che lo ammanta. Il primo, Heidestimmung, o “Atmosfera pagana”, sostenuto principalmente dagli arpeggi e le melodie tipicamente classicheggianti della chitarra acustica, e arricchito dall'apporto fondamentale di strumenti come flauti ed archi, emoziona grazie al suo carattere maestoso, talvolta carico di pathos grazie anche all'interpretazione quasi da lirico delle clean vocals di Helm. Prendono posto qui alcuni dei pezzi più belli dell'intera carriera degli Empyrium, come Kein Hirtenfeuer Glimmt Mehr, con la sua melodia struggente, ed Heimwärts, in cui il delicato pizzicare delle corde della chitarra è sospinto dagli ululati del vento e la voce di Schwadorf sussurra appena i versi, scritti in lingua madre, il tedesco, per l'unica volta nella loro discografia. O ancora Fortgang, inizialmente quasi straniante con i cori dai toni epici di Helm, si fa malinconica e riflessiva nel mezzo, per poi riprendere velocità e suono fino al finale che sembra in tutto e per tutto una canzone metal riadattata, con tanto di scream, e i bellissimi intrecci di chitarre acustiche e violini a prendere elegantemente il posto delle metalliche distorsioni. Non è un caso infatti che gli Empyrium avessero registrato nella seconda metà degli anni Novanta circa 300 minuti di stralci sparsi di musica e che alcune delle tantissime idee contenute in quelle registrazioni fossero poi confluite proprio in Weiland. La lunghissima Waldpoesie (Poesia del bosco), fa invece capitolo a sé, con i suoi oltre 13 minuti in cui si susseguono melodie, accordi e arpeggi sempre in evoluzione, con continui cambiamenti di toni e atmosfere, e si avvicendano gli strumenti più disparati, financo un fagotto. E infine il terzo capitolo, Wassergeister (Spiriti dell'acqua), in cui il pianoforte si fa colonna portante della maggior parte dei brani, donando loro un'aura ancor più introspettiva ed intimistica. Una tecnica pianistica anch'essa dalle sonorità classicheggianti sorregge piccole gemme come le tristi e bellissime Das Blau-Kristallne Kämmerlein e Fossegrim o il carattere ancora una volta maestoso di Die Schwäne Im Schilf, in cui pianoforte, chitarra e archi si fondono alla perfezione formando un tappeto sonoro su cui si ergono le voci totalmente differenti eppure in qualche modo complementari di Schwadorf ed Helm.

Weiland è quindi il disco della consacrazione definitiva, almeno negli ambienti underground, per gli Empyrium, sicuramente ormai lontano dalle sonorità metal, differente dai lavori precedenti della band, eppure legato indiscutibilmente ad essi per l'atmosfera romantica, arcana e misteriosa che ogni opera di questo gruppo porta inevitabilmente con sé. Un disco così ben ideato e realizzato che venne probabilmente concepito come un punto di espressività musicale difficilmente pareggiabile, e che quindi segnò una lunga ma non definitiva fine per gli Empyrium. E infatti Weiland è e sarà sempre uno degli album più pregevoli e rappresentativi dell'intero filone neo/dark folk.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
94.66 su 3 voti [ VOTA]
Valar Morghulis
Venerdì 4 Dicembre 2020, 18.05.00
3
Percorso un po' bizzarro; ho scoperto gli Empyrium con l'ultimo album The Turn of the Tides, che ad oggi è il più debole della discografia, secondo me, eppure mi piacque abbastanza da intrigarmi. Scoprii poi l'album di debutto e Where at Night... e da lì comprai il resto della discografia ad occhi chiusi. Ma fu con Weiland che scattò un feeling speciale. Waldpoesie mi catturò in una maniera speciale e da allora gli Empyrium sono divenuti una delle mie band preferite. Pur non avendo che una goccia di metal, quest'album ha veramente qualcosa di speciale; sa regalare emozioni veramente profonde e uniche. Non mi stupisco che piaccia a pochi però; riconosco non sia un ascolto facile.. ma mi sento comunque di consigliarlo a chiunque abbia voglia di sonorità diverse e che abbia il piacere di esplorare questo platter poco alla volta, magari mentre ci si gode una passeggiata in mezzo agli alberi. Magari non diventerà mai il vostro album preferito, ma saprà regalarvi emozioni; ne sono certo.
Le Mqrquis de Fremont
Mercoledì 2 Dicembre 2020, 13.55.05
2
Mi sono piaciuti i primi due, soprattutto Songs of Moors and Misty Fields. Poi la svolta acustica, pur rimanendo apprezzabile è di difficile fruizione, almeno per me. Questo non fa eccezione. Mi ricordano i tempi degli Amazing Blondel, ma quelli li preferisco. Au revoir.
gamba.
Mercoledì 2 Dicembre 2020, 13.38.24
1
mi lascia un po' così l'etichetta neofolk, ma è davvero una minuzia. L'album in questione è sicuramente debitore di sappiamo-chi, ma concordo col dire che la resa finale è profondamente originale e unica nel suo genere, sarà che gli empyrium hanno dalla loro una voce portentosa e decisamente poco comune? C'è qualcosa di davvero molto struggente in questo lavoro, non l'ho ascoltato moltissimo, anche se avantieri alla lettura della recensione l'ho rispolverato all'istante, ma credo che basti un solo ascolto per lasciarsi emozionare e convincere ad approfondire ascoltando anche i restanti album. Questa rece mancava proprio, davvero grazie!
INFORMAZIONI
2002
Prophecy Productions
NeoFolk
Tracklist
1. Kein Hirtenfeuer Glimmt Mehr
2. Heimwärts
3. Nebel
4. Fortgang
5. A capella
6. Nachhall
7. Waldpoesie
8. Die Schwäne Im Schilf
9. Am Wasserfall
10. Fossegrim
11. Der Nix
12. Das Blau-Kristallne Kämmerlein
Line Up
Schwadorf (Voce, Chitarra, Basso, Batteria, Mellotron)
Helm (Voce, Pianoforte)

Musicisti ospiti
Nadine Mölter (Flauto)
Susanne Salomon (Violino, Viola)
Julia Hecht (Violoncello)
Horst Faust (Fagotto)
 
RECENSIONI
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