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Urfaust - Teufelsgeist
28/11/2020
( 889 letture )
Urfaust: un nome che rievoca l’immortale letteratura di Johann Wolfgang Goethe, che suscita pensieri di eleganza e raffinatezza. E che, quando materializzato nella carne di Willem Niemarkt, in arte IX, e di Jim Dokter, noto altresì come VRDRBR, trasforma questi pensieri, li avvizzisce, li rende appassiti, corrotti. Teufelsgeist, sesto full-lenght del duo olandese, porta a (parziale?) compimento un percorso intrapreso nell’ormai lontanissimo 2004 con il debutto Geist Ist Teufel, al quale si lega quasi indissolubilmente già dal titolo. È, questo, un legame dissonante ed antitetico, poiché il sound degli Urfaust di oggi è molto distante da quello di sedici anni fa. Due elementi, tuttavia, soni rimasti invariati: l’angosciante iniezione di sonorità dark ambient nelle vene della propria musica ed il carattere profondamente ritualistico e bacchico che la caratterizza.

In Teufelsgeist la proposta è fortemente alcolica -tant’è vero che la band ha anche distillato un proprio gin da vendere insieme con il disco- ed inebriante, tanto quanto deprimente e disturbante. Si pensi all’oscura e perversamente raffinata canzone che apre l’opera, Offerschaal der Astrologische Mengvormen, un mid tempo in cui una pomposa struttura di sintetizzatori accoglie in sé, supportata dalle pelli do VRDRBR, la voce sgraziata dall’impostazione lirica di IX, che decanta i propri versi come farebbe una persona che tenti di imitare Luciano Pavarotti o Placido Domingo. Riproponiamo qui il sublime dubbio sottolineato nella recensione del già citato Geist Ist Teufel: «Rasenta il mistero il come una prestazione vocale […] tanto sgraziata possa risultare perfettamente accettabile nell’alchimia della composizione». Bloedsacraament voor de Geestenzieners rallenta sensibilmente la velocità della musica dei Nostri. È, questo, un pezzo di doom metal denso di inquietudine, forse il momento meglio riuscito dell’intero disco. La voce ora, accanto ai vocalismi pseudo-lirici, si prodiga anche in fuggenti e graffianti scream che lacerano lo spirito, mentre il tessuto dark ambient viene accompagnato dal disteso incedere della batteria. Proprio in questa si cela l’elemento forse di maggior fascino del brano e, per la precisione, nel suo rullante, il cui suono parte asciutto come quello di un normale rullante per poi, a poco a poco, farsi sempre più metallico e pungente (à la St. Anger, per intenderci). Sul fondo del brano, nascosto sotto gli strati più appariscenti del suono, striscia, perfido e pericoloso come un serpente velenoso, un costante suono stridente, ora in luce, ora nell’ombra, che accresce la sensazione di minaccia ed angoscia che permea i sette minuti della canzone, alla stregua dell’incessante piano del deforme bambino in Eraserhead di David Lynch. La terza traccia, Van Alcoholische Verbittering naar Religieuze Cult, è puro e perverso dark ambient in cui i sinistri pad si accompagnano alle note pesantemente distorte di un sintetizzatore crudele e mefistofelico. Il rigurgito infernale che è questo amalgama informe di rumori e suggestioni sonore si arricchisce, nella successiva De Filosofie van een Gedesillusioneerde, del sostegno di batteria e basso, che donano al flusso magmatico della componente dark ambient - che qui assume connotati al limite della musica noise - una forma più composta ma, ciononostante, non meno spaventosa. Il nostro viaggio si conclude con Het Godverlaten Leprosarium, seconda traccia puramente atmosferica che incide nelle fibre del corpo dell’ascoltatore la parola “fine”. Rintocchi di una campana ubriaca, puntuali nella cadenza ed inquietantemente distanti dal suono a noi familiare, dettano un ritmo blando ed infernale ai vocalizzi acidi e spaventosi di IX, mentre l’immancabile tessuto atmosferico composto di sintetizzatori e chitarre distorte, un tessuto oscuro come la più buia notte nel cuore della più fitta foresta, avvolge il cadavere di quella che un tempo fu musica, ora ridotta ad inquieto fantasma.

Teufelsgeist è l’ennesimo tassello di un mosaico sgradevole, malevolo, sinistro, perverso ed ammaliante. Certo, dopo l’eccellente The Constellatory Practice era più che legittimo aspettarsi un ulteriore passo in avanti, mentre gli Urfaust hanno preferito arrestarsi per esplorare ulteriormente quanto già proposto negli anni scorsi. A tratti si ha l’impressione che, al netto della sopraffina e disgraziata qualità delle composizioni, la band abbia preferito crogiolarsi nella propria comfort zone senza spingersi oltre. Se vogliamo, una mancanza di coraggio. Ma, tolto questo, la nuova fatica del duo olandese deve essere ascoltata almeno una decina di volte da chiunque.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
79.33 su 3 voti [ VOTA]
Punto Omega
Mercoledì 2 Dicembre 2020, 10.00.54
3
Dopo un ottimo album speravo che potessero diventare una band su cui puntare, invece... Prestazione vocale imbarazzante, composizioni prive di mordente, in breve pessimo. Solo dopo tanto (ma tanto) gin può essere ascoltabile per prenderlo in giro.
Jan Hus
Lunedì 30 Novembre 2020, 20.26.27
2
Non so mai come prenderli ma per me questo è promosso (e ci vuole il gin, parecchio anche).
No Fun
Sabato 28 Novembre 2020, 23.33.47
1
Non è che mi fiderei molto di bere quel gin. Meglio un bel rosso corposo dal sapore di incenso. L'avevo ascoltato proprio ieri e non è che mi avesse entusiasmato, su coordinate simili Apparitions mi sembrava più potente. Ma è un primo ascolto e non avevo letto la rece. Si ricomincia.
INFORMAZIONI
2020
Ván Records
Dark Ambient/Metal
Tracklist
1. Offerschaal Der Astrologische Mengvormen
2. Bloedsacrament Voor De Geestenzieners
3. Van Alcoholische Verbittering Naar Religieuze Cult
4. De Filosofie Van Een Gedesillusioneerde
5. Het Godverlaten Leprosarium
Line Up
IX (Voce, Chitarra)
VRDRBR (Batteria)
 
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