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Mark Lanegan - Dark Mark Does Christmas 2020
24/12/2020
( 947 letture )
Il racconto del 2020 non è ancora finito e già la voglia di lasciarselo alle spalle preme fortemente. E’ una normale reazione di fronte a un anno che segna un momento storico difficile, gravoso, che ha presentato il conto di tante mancanze, lacune, contraddizioni che prima o poi dovevano esplodere e che, al di là del dato sanitario e del dolore di troppe famiglie, dovrebbe farci riflettere davvero sullo sfruttamento del nostro Pianeta, quanto sulle intollerabili disuguaglianze che affliggono le nostre società. Il Mondo è malato, lo si dice da tempo ormai e per quanto risulti difficile credere che le cose possano arrivare a chissà quale svolta, la diffusione del virus deve farci riflettere sulle priorità e sulle necessità che ci affollano la testa e che contrastano fin troppo con i reali bisogni e le reali emergenze. Oggi è questo, domani sarà la crisi economica, dopodomani il collasso climatico. A noi, trovare le soluzioni, ciascuno per la propria parte.
Sicuramente, non sarà un Natale come tutti gli altri, questo ormai lo diamo per scontato. Questo non significa che debba per forza essere più brutto o meno intenso. Anzi, proprio la situazione che stiamo vivendo può contribuire a darci la misura dell’importanza dei rapporti umani e del calore familiare, per chi ha la fortuna di poter festeggiare e per chi ha invece bisogno di speranza e di credere che domani sarà un giorno migliore.

Quale miglior scusa, lato nostro, di poter contribuire alla generale esuberanza con un bel disco di canti natalizi? E’ la classica occasione da non mancare per niente al mondo. Specialmente, se si può contribuire con il sempreverde classico di King Diamond, No Present for Christmas. Oppure, per chi volesse scoprire qualcosa di nuovo e altrettanto significativo, il consiglio non può che andare a questo splendido Dark Mark Does Christmas 2020, del sempre allegro e rassicurante Mark Lanegan. Per il cantautore statunitense questo 2020 è stato senz’altro un anno molto importante, che ha portato alla luce l’autobiografia Sing Backwards and Weep e la sua controparte musicale, Straight Songs of Sorrow. Non pago di questa doppia pubblicazione, eccolo quindi all’opera con un album autoprodotto di canzoni natalizie. Una vera prelibatezza.

L’operazione nasce in realtà da un 12’’ che Lanegan aveva già pubblicato nel 2012, dal titolo Dark Mark Does Christmas 2012, che il cantante ha recuperato, essendo ormai introvabile e che ha ampliato, dalle sei canzoni originali a dieci, aggiungendo un paio di canzoni originali scritte per l’occasione e un paio di reinterpretazioni di classici natalizi e non solo. Le sei tracce originali sono posizionate strategicamente all’inizio e alla fine dell’album, equamente, mentre le quattro tracce centrali sono le aggiunte speciali per l’edizione 2020.
Cosa aspettarci da questo album lo si può ben immaginare sin dal titolo e dalla copertina e il nostro splendido anfitrione non può assolutamente deludere: folk, blues, spiritual, gospel minimali, voce e chitarra e poco altro, con un’atmosfera generale che definire raggelante e spettrale è davvero troppo poco. Un vero e proprio tripudio di sofferenza e solitudine, dolore e pentimento, riscattati da improvvisi quanto fugaci momenti di dolcezza e calore. La rilettura dei classici natalizi è personalizzata quanto basta per renderli praticamente irriconoscibili se non per la parte lirica, ma l’interpretazione di Lanegan è appunto volta a scarnificare il canto e rendergli una purezza carica di significato e tensione emotiva, che non va considerata come mera volontà di distorcere il messaggio natalizio di speranza, per il gusto di farlo. Come sempre, c’è qualcosa di più dietro a questo tipo di operazione e la risposta sta tutta nell’espiazione, nella ricerca di una luce, nell’attraversare il dolore e, liberandosi da esso, liberarci dal peso delle nostre colpe, trovando infine la luce. Un messaggio che prescinde anche dal contenuto religioso dei brani e che pure di esso si fa forza, riprendendo una tradizione folk e blues tipicamente rurale e statunitense di rara intensità. Così l’apertura di The Cherry Tree Carol è affidata al banjo e alla voce di Lanegan e veramente non serve altro per far scendere i brividi lungo la schiena, con un lungo ponte che unisce la storia di Giuseppe e Maria al gospel rurale degli Stati Uniti. Più particolare Down in Yon Forest, con la chitarra effettata che rende il tutto freddo e tagliente come fosse un pezzo dark new wave e la stupenda voce di Lanegan a completare. O Holy Night è forse il brano più noto del repertorio natalizio e sentite cosa è capace di tirare fuori il nostro Mark, toccando note anche piuttosto alte della propria estensione: da brividi, non c’è altro da dire. Veniamo quindi al primo dei due inediti a firma di Lanegan: A Christmas Song, fatta di chitarra acustica e batteria elettronica, con un leggerissimo sottofondo di campionamenti, è dolcissima e ben riuscita. Stessa cosa può dirsi dell’altra composizione originale, Death Drums Along the River (un titolo che vale tutto il disco), maggiormente incentrata sull’elettronica e che assume l’aspetto e le sonorità di una nenia quasi paranoica e disturbante. Molto riuscita la cover degli Everly Brothers, Christmas Eve Can Kill You, che con l’accompagnamento dell’organo diventa un clamoroso pezzo liturgico. Ci avviciniamo alla fine e nel trittico di coda brilla intensamente la versione di We Three Kings, pezzo di bravura per una delle più celebri arie natalizie. Coventry Carol richiama la Corpus Christi Carol interpretata da Jeff Buckley su Grace e il confronto non potrebbe essere più stridente: tanto eterea, algida, permeata dalla “luce divina” appariva la versione di Buckley, forse perfino troppo barocca, tanto terrena e dolente risuona la versione a cappella di Lanegan, ideale contraltare dell’altra, come fosse una versione caravaggesca, carica di ombre. Chiude Burn the Flames, versione quasi “tarantiniana” del brano di Roky Erickson (13th Floor Elevator). Splendido e intenso congedo da questa mezz’ora che passa veloce ma lascia un solco profondo.

Disco nato quasi per caso e gestito in solitaria da Mark Lanegan, questo Dark Mark Does Christmas 2020 finisce per essere una piccola grande chicca nella sua ormai piuttosto consistente discografia. L’ispirazione, si sa, può arrivare in qualunque momento e a quanto pare per lui questo anno è stato particolarmente proficuo, sotto questa luce. Un album che è comunque a tutti gli effetti un divertissment da parte dell’artista, con tanto di ironica iconografia, ma assume uno spessore significativo all’ascolto. Non è il solito disco di Natale carico di buoni sentimenti e state sicuri che se lo posizionaste sul piatto per accompagnare il pranzo natalizio, otterreste probabilmente l’immediato odio di tutti i commensali. Eppure, non per questo risulta privo di uno spirito profondo e sincero, che gli conferisce un valore artistico a tutto tondo.
Non è stato un anno facile questo 2020 e questo album ce lo ricorda, aiutandoci comunque a esorcizzare questo momento. Non sarà un cambio di calendario a riportare la normalità, questo ormai lo sappiamo tutti. Sarà una diversa presa di coscienza, la volontà di spingere il nostro sguardo verso il futuro e prendere coscienza che no, niente sarà come prima. Non dovrà esserlo.

Buon Natale a tutti.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
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No Fun
Venerdì 25 Dicembre 2020, 13.46.12
2
Auguri ragazzi! Ho visto che c'è sul tubo, corro ad ascoltarlo.
Black Me Out
Venerdì 25 Dicembre 2020, 11.11.57
1
L'ho ascoltato proprio un paio di giorni fa e credo sia un disco lo-fi capace di far venire la pelle d'oca dopo pochi secondi. Sono d'accordo sul fatto che "gelido" e "spettrale" siano due aggettivi consoni a definire il mood generale di quest'ennesima piccola perla di Lanegan, di non semplice ascolto, ma veramente intensa.
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto / Rough Trade
Folk
Tracklist
1. The Cherry Tree Carol
2. Down in Yon Forest
3. O Holy Night
4. A Christmas Song
5. In the Bleak Midwinter
6. Death Drums Along the River
7. Christmas Eve Can Kill You
8. We Three Kings
9. Coventry Carol
10. Burn the Flames
Line Up
Mark Lanegan (Voce, Chitarra, Banjo, Campionamenti)
 
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