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Azarath - Saint Desecration
27/12/2020
( 502 letture )
Esordiamo affermando che Death metal e Polonia sono un binomio perfetto. Gli Azarath con il loro nuovo disco ribadiscono e rafforzano (nemmeno ci fosse stato il bisogno) questa affermazione. Lo fanno inoltre in pieno stile polacco: violenza, blasfemia, tecnica e tanta qualità. Saint Desecration si articola in dieci tracce, per meno di quaranta minuti di pura furia iconoclasta, edito dalla Agonia Records.

Dopo vent’anni di onorata carriera, c’era curiosità dietro a questo nuovo album, giacché è il primo registrato con una nuova voce, quella di Skullripper (impegnato peraltro anche alla chitarra) che assolutamente non fa rimpiangere Necrosodom, ardua impresa, ben riuscita. I nostri non hanno perso un grammo della loro furia iconoclasta e micidiale blasfemia. La produzione è in pieno “polish death style”, grossa e scintillante, ogni strumento è nitido e risalta, le sfumature di armonici, i cambi di intenzione e di dinamica vengono percepiti grazie ad un’ottima scelta e resa sonora. Come già accennato la nuova voce ben si pone in funzione delle musiche, la scelta di un growl rafforzato spesso da una doppiatura più acida la rende particolarmente maligna e demoniaca. Inutile sottolineare il lavoro magistrale dietro alle pelli di Inferno (giusto per dover di cronaca, si, è lo stesso Inferno dei Behemoth) e alle sei corde del micidiale Bart che pone in essere parti di chitarra estremamente efficaci, strutturate e stratificate. Veniamo al dunque quindi, Saint Desecration si apre con una combo micidiale formata da Death At Will e Sancta Dei Meretrix, brani di un purissimo black/death ossessivo, incessante e veramente feroce, dove a brillare immediatamente oltre al drumming di Inferno c’è la voce del nuovo singer, linee vocali ben strutturate ed efficaci. Let Them Burn ci porta indietro nel tempo, continui cambi di ritmo e sovraincisioni chitarristiche condite da chorus ed effetti ricorda molte pagine della cara old school of death metal. In Fall Of The Blessed le sonorità tornano blackned con un buon groove generale e un bellissimo solo di chitarra che ricorda i primi Morbid Angel. La violenza dei polacchi prosegue senza sosta anche nei centrali No Salvation e Profanation tra cambi di ritmo, rallentamenti e accelerazioni e sonorità cupe e malvagie che portano alla mente molti dischi death a stelle e strisce. La tecnica compositiva e strumentale dei nostri si erge in Reignign Over The Death con un egregio lavoro di chitarra e di batteria e, prosegue anche nel successivo Life Is Death, Death Is Life con timbriche serrate e articolate, ponti e ritmiche marziali e tonnellate di violenza sonora. Inflicting Blasphemy Upon The Heavens è compositivamente parlando uno dei brani più riusciti, un piccolo manuale di death metal in ogni sua sfaccettatura, articolato, feroce e malvagio, ottimamente riuscito, così come il brano conclusivo Beyond The Gates Of Burning Ghats, una composizione precisa e tagliente giocato su alternanze ritmiche e di tempo, dove ogni tassello è al posto giusto nel momento giusto.

Gli Azarath di oggi sono una band solida ed estremamente competente, senza deviazioni o cambi di marcia, proseguono dritti per la loro strada e con Saint Desecration confermano il loro status di band cult. Un disco estremo in ogni suo aspetto, suonato, composto, registrato e prodotto in maniera pressoché ottimale, con forse solo due punti a sfavore ossia, nemmeno un momento di tregua sonora (cosa che ai non abituati a certi ascolti può far risultare il lavoro troppo pesante) e una certa e rimarcata impronta di sonorità del passato. Detto ciò, Saint Desecration è comunque un album fresco, che scorre perfettamente e invoglia a molteplici ascolti, missione riuscita quindi per i nuovi Azarath.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
78.66 su 6 voti [ VOTA]
LUCIO 77
Martedì 29 Dicembre 2020, 15.07.12
2
Devastante! Dopo gli ultimi giorni a Lezione di Funeral Doom, avevo bisogno di una tregua.. Quest'Album è arrivato come un'oasi nel deserto... Non un cedimento.. Quello che mi impressiona è la disinvoltura con cui aumentano e diminuiscono di velocità senza quasi battere ciglio.. Bravissimi.. Per me Praise The Beast è insuperabile ma questo gli fa bella compagnia..
God of Emptiness
Domenica 27 Dicembre 2020, 14.08.49
1
Album.death metal dell'anno a mani basse, voto 85
INFORMAZIONI
2020
Agonia Records
Death / Black
Tracklist
1. Death At Will
2. Sancta Dei Meretrix
3. Let Them Burn
4. Fall Of The Blessed
5. No Salvation
6. Profanation
7. Reigning Over The Death
8. Life is Death, Death Is Life
9. Inflicting Blasphemy Upon The Heavens
10. Beyond The Gates Of Burning Ghats
Line Up
Skullripper (Voce, Chitarra)
Bart (Chitarra)
Peter (Basso)
Inferno (Batteria)
 
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