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The B-52`s - Wild Planet
27/12/2020
( 450 letture )
L’estate è il periodo più adatto alle feste: per questo poco più di un anno separa il disco d’esordio dei bizzarri The B-52’s dal secondo, registrato sempre ai Compass Point Studios alle Bahamas e stavolta prodotto, oltre che da Chris Blackwell in persona, anche da Rhett Davies, produttore inglese simbolo del prog inglese e della new wave (sono “opera sua” Discipline e Beat dei King Crimson, ma sono solo due dei tanti dischi storici prodotti da Davies tra gli anni ’70 e gli anni ‘80). Wild Planet uscì il 27 agosto del 1980 e quest’anno festeggia il suo quarantesimo compleanno.
L’immagine sgargiante che il quintetto aveva reso celebre sull’album di debutto viene qui mantenuta, ma meglio focalizzata, soprattutto dal punto di vista della scrittura e della produzione: meno punk, meno surf rock, più pop e soprattutto più new wave, quella scena che stava prendendo vita in maniera sempre più definita grazie al lavoro di band come XTC, Talking HeadsRemain In Light uscirà giusto qualche mese dopo Wild Planet – e ancora prima Roxy Music e New Order.

In più su questo disco viene posto un accento specifico sulle potenzialità ballabili della musica dei The B-52’s, che vengono esasperate fino al parossismo, ma incredibilmente senza risultare mai fuori fuoco. Un brano come l’iniziale Party Out Of Bounds parla proprio di questo, di una festa fuori controllo dove tutto è concesso e non sono previsti limiti di alcun tipo: la batteria sostenuta di Keith Strickland detta i tempi, mentre la chitarra di Ricky Wilson, con le sue accordature alternative, rimane l’unico strumento ancorato al vecchio punk degli esordi; un po’ più nascoste le tastiere, che fungono da basso, martellano senza sosta – soluzione, questa, tipica di buona parte della new wave inglese a seguire – mentre le voci si alternano con i loro vocalizzi grotteschi intervallati da urla degne delle scream queens anni ’60. È un cabaret estremamente ragionato, dove l’istintività viene messa al servizio di basi strumentali perfette per i dancefloor alternativi. Qualche critico all’epoca parlò di dance-punk per descrivere la musica contenuta in Wild Planet e non lo fece a sproposito, anche se band come Gang Of Four e The Pop Group erano anche allora lontanissime dallo stile dei The B-52’s, per i quali sembrava non poter esistere alcun paragone. Qualche mese dopo, nell’ottobre del 1980, uscì anche il disco di debutto dei Killing Joke, che partivano da una base sì dance-punk, ma per poi ibridarla con l’industrial più metallico; particolare più importante: non vi era traccia né di ironia né di divertimento, caratteristiche invece imprescindibili del quintetto americano.
È ancora più interessante notare poi che la band aveva già pronti i brani di questo disco già nel 1978, quando essi venivano suonati live insieme ai brani che avrebbero poi costituito l’album di debutto. Saggiamente non si scelse di includere tutte le canzoni del gruppo nel primo disco, ma si fece una selezione a monte dividendo nove brani in un disco e nove nell’altro. E così, con una produzione ancora più mirata, in Wild Planet trovò spazio un singolo vincente come Private Idaho, il brano più celebre dei The B-52’s, secondo forse solo a Rock Lobster. L’avvio è infuocato, con un riff rockabilly che fa il verso ai The Cramps di Garbageman e che poi si evolve in un rock’n’roll scatenato intervallato da brevi inserti di tastiera dal sapore fantascientifico. Qui le voci si trattengono un po’ di più con le urla e i gorgheggi, preferendo concentrarsi sull’imbastire momenti corali di grande effetto. Il testo poi ancora una volta sottolinea come sia facile perdere il controllo e come però si possano incontrare anche brutte sorprese se ci si spinge troppo in là.

You're living in your own Private Idaho,
Where do I go from here to a better state than this.
Well, don't be blind to the big surprise
Swimming round and round like the deadly hand
Of a radium clock, at the bottom of the pool.


Grazie a questa canzone la band ottenne un successo più vasto rispetto a quello derivante dal disco d’esordio e Private Idaho venne utilizzata nei contesti più disparati, tra i quali spicca My Own Private Idaho, film di Gus Van Sant del 1991, nel quale curiosamente il brano non compare mai, ma viene citato nei titoli di coda, dove si ringrazia anche la band stessa.
Il resto della scaletta si destreggia benissimo tra momenti più tirati dove è sempre la tastiera/basso a bombardare le casse con il suo incedere marziale ed altri, come la dolce Dirty Back Road, dove i ritmi si allentano e viene lasciato più spazio alle sole voci femminili, per un risultato stavolta vicino a certe cose dei Talking Heads di Fear Of Music.
Particolare invece è la chiusura dell’album affidata a due brani più riflessivi dei precedenti: Strobe Light, a fronte di un testo sempre bizzarro e weird che parla del fare l’amore sotto le luci stroboscopiche, propone un mood leggermente più dark, con la chitarra di Wilson che si incattivisce e diventa più tagliente, mentre i continui stop’n’go fan sì che la voce di Fred Schneider si inserisca con fare tenebroso a metà tra il crooner e il John Lydon di Metal Box.
Ancora più scura però è la seguente 53 Miles From Venus, dove si potrebbe azzardare addirittura il termine darkwave, se non fosse per le linee melodiche della tastiera che fanno da perfetto contraltare alla chitarra sgraziata e dolente dell’eclettico Wilson, spesso responsabile in questo album della maggior parte delle atmosfere dei singoli brani.

Il successo di Wild Planet venne amplificato un anno dopo – sempre in estate, nel luglio del 1981 – dall’album di remix Party Mix!, dove alcuni brani del disco d’esordio e altri del secondo vengono rimaneggiati per renderli ancora più ballabili; i produttori Daniel Coulombe, Harold Dorsett e Steven Stanley ci videro lungo e regalarono al mondo delle hit già perfette così in una versione ancora più appetibile per le piste da ballo frequentate dagli adolescenti americani ed inglesi.
In seguito arrivò Mesopotamia Ep, il primo disco prodotto dal geniale David Byrne, del quale si potrebbe parlare a lungo, ma questa è un’altra storia.
Per concludere possiamo affermare che chiunque voglia avere una panoramica completa sulla carriera dei The B-52’s deve per forza conoscere il disco di debutto e questo Wild Planet, pietre miliari del post punk e della new wave e soprattutto album che non sono soggetti ad alcun possibile paragone, ma rimangono unicum nella storia del pop occidentale. La carriera del quintetto americano sarà ancora lunga e i membri originali sono tuttora in attività (con spassosissime chicche sui loro profili social tra l’altro), sebbene orfani di Ricky Wilson, scomparso già nel lontano 1983 a causa dell’HIV.
È ricordando questo grande chitarrista che oggi ascoltiamo ancora una volta Wild Planet, festeggiando i quarant’anni di un disco eccezionale ballando senza freni, come sarebbe piaciuto proprio a lui e ai suoi compagni di band.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
96 su 3 voti [ VOTA]
Galilee
Martedì 29 Dicembre 2020, 8.44.11
5
X Black me out. Stavo ascoltando qualche singolo di qua di là, ma sono tutti abbastanza notevoli. Private Idaho è tanta roba, eppure mi sembra che sia del quinto o sesto disco. Che alla fine, se si guarda bene, è la naturale evoluzione di una Rock Lobster.
Black Me Out
Lunedì 28 Dicembre 2020, 14.44.31
4
Verissimo quel che dici @Blessed: personalmente apprezzo molto anche il seguente Party Mix! (che come ho detto nella rece non è proprio un album di inediti) e poi anche Cosmic Thing dell'89, che è pop senza fronzoli, ma molto gradevole. Il resto è bypassabile, purtroppo David Byrne con loro ha fatto solo dei danni e la prematura scomparsa di Wilson ha fatto il resto.
Blessed
Lunedì 28 Dicembre 2020, 13.23.46
3
Divertenti e sicuramente una boccata d'aria fresca, anche a livello iconografico. Poi si sono parecchio annacquati, ma insomma è sempre un bel sentire.
Raven
Lunedì 28 Dicembre 2020, 11.59.56
2
All'epoca lo ascoltavo spessissimo, doppiato su nastro
Galilee
Lunedì 28 Dicembre 2020, 10.11.00
1
Non li conoscevo, ho ascoltato due pezzi e sono andato fuori di testa. Fichissimi.
INFORMAZIONI
1980
Warner Bros/Island
Post Punk
Tracklist
1. Party Out Of Bounds
2. Dirty Back Road
3. Runnin' Around
4. Give Me Back My Man
5. Private Idaho
6. Devil In My Car
7. Quiche Lorraine
8. Strobe Light
9. 53 Miles West Of Venus
Line Up
Kate Pierson (Voce, Organo, Tastiera)
Fred Schneider (Voce, Campanaccio, Tastiera, Glockenspiel)
Cindy Wilson (Voce, Percussioni)
Ricky Wilson (Chitarra)
Keith Strickland (Batteria, Drum Machine, Percussioni, Effetti)
 
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