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Blaze of Perdition - The Harrowing of Hearts
28/12/2020
( 233 letture )
Suddiviso in sei tracce originali ed una cover conclusiva, per un totale di cinquantuno minuti di musica, The Harrowing of Hearts dei Blaze of Perdition giunge alla nostra attenzione dopo poco più di due anni dal precedente Conscious Darkness. Pubblicato nel mese di Febbraio dalla Metal Blade Records, con questo lavoro la band polacca ha, ancor più che con gli album precedenti, puntato alla creazione di paesaggi sonori ed atmosfere emotivamente dense.

Le note e le parole del quartetto esteuropeo sono intrise di una profonda malinconia e, pur muovendo i propri passi da quella base black metal che ha contribuito a rendere la Polonia oggetto di venerazione per gli appassionati, la durezza del suono è resa più lieve dalla carica emotiva che rinforza le canzoni in tracklist. Non mi vergogno a dire che alcuni passaggi abbiano fatto correre una lacrima sul mio viso, non solo al primo ascolto. L’esempio perfetto è l’unica traccia in lingua madre, Królestwo Niebieskie, la quale, pur non capendo una singola vocale del testo, si sviluppa attraverso melodie e dissonanze che quasi estroiettano l’ascoltatore verso una realtà staccata dalla propria. Le linee melodiche delle chitarre, in simbiosi perfetta con tutti gli elementi del brano -ed in particolare con la graffiante voce di Sonneillon- ci trasportano in un viaggio, forse aiutate anche dall’inintelligibilità della lingua polacca, verso un Iperuranio che è puro sentimento. The Harrowing of Hearts è forse il disco in cui i Blaze of Perdition portano a definitiva maturazione il proprio sound frammentato e poliedrico. Pur non potendo decisamente definirsi avantgarde black metal, i Nostri riescono a coniugare con grande sapienza stilemi appartenenti a mondi diversi, facendoli collidere in un sublime pezzo d’arte oscura. Non è possibile pensare al disco associandolo al colore nero, non è un lavoro abissale ed infernale. Esso si muove sulle gradazioni più pallide dello spettro visivo ed emotivo, ereditando le tinte sbiadite della miglior musica gothic -non a caso la cover finale è di Moonchild dei Fields of the Nephilim- e la complessità sonora dalle pulsioni post-metal. Ci troviamo così di fronte ad un black metal assai orecchiabile e, sebbene questa caratteristica possa suscitare le ire e titillare istinti omicidi di alcuni ascoltatori legati ad un formato black metal rigido e chiuso in sé, un disco simile, il cui obiettivo primo non è la furia distruttiva ma la suggestione poetica, non può che trarre giovamento da ciò.

L’atmosfera che permea l’aria durante l’ascolto del disco è calda, quel torpore che anima i pomeriggi di pioggia, con i propri fantasmi che infestano la mente, con i ricordi che feriscono. La velocità d’esecuzione tipica del black metal lascia il posto ai connotati più plastici del genere. The Harrowing of Hearts è un disco che fa del formalismo il proprio vessillo. La cura nelle composizioni, riflessa anche in una produzione ed in un mixing che donano pari dignità ad ogni singolo elemento della band, consente all’ascoltatore di penetrare nell’universo musicale entro il quale i Blaze of Perdition sviluppano la propria arte. In questo disco è possibile percepire il cuore pulsante del gruppo, anche laddove il sound si faccia derivativo e debitore di altre band. I nostri infatti assimilano, digeriscono e rimodulano le ispirazioni esterne, in pieno stile postmoderno, creando qualcosa di nuovo da ciò che già esiste. The Great Seducer è il manifesto del black metal postmoderno del gruppo: questo brano riprende a piene mani O Father, o Satan, o Sun! dei connazionali Behemoth, ereditandone sia la forma-preghiera che la scansione delle sezioni, ma filtra l’opera dei colleghi attraverso la propria sensibilità, arricchendo la lezione appresa con inserti melodici ed un differente ordine musicale tale per cui la canzone non si traduca in un semplice copia-e-incolla ma in una vera e propria rielaborazione. Troviamo così, ad esempio, una sezione con arpeggi riverberati, sussurri che si sovrappongono caoticamente, un quieto lavoro sui tom da parte di DQ, che sfocia infine in uno sfogo devozionale che ricorda il celebre «O Lion-Serpent Sun,…» behemothiano, prima di tornare ad una nuova strofa dalla forte carica epica. La grande varietà che caratterizza la proposta della band rende leggera la sua durata non indifferente, che si attesta intorno ai cinquanta minuti. Brani come With Madman’s Faith, che si protrae per oltre sette minuti, hanno costanti cambi di mood e di tempo i quali non hanno l’effetto indesiderato di stordire e stancare l’orecchio ma lo tengono vigile e sull’attenti, sempre pronto a captare nuovi stimoli sfuggiti in precedenza. Si parte con un arpeggio fortemente effettato, al quale si aggiungono basso e batteria, in un lento ma inesorabile crescendo che rievoca le stesse atmosfere e sensazioni che caratterizzano il meraviglioso Damnation degli Opeth, prima di esplodere in un ritmato mid tempo che si concede sporadiche accelerazioni; i ricchi riff in tremolo picking sono tinti del grigiore del cielo invernale, quello che precede le lunghe piogge, e, tra una sezione e l’altra, c’è anche spazio per un caldo e breve intermezzo che vede come protagonisti le pelli di DQ ed il basso del sessionman Wyrd, mentre leggere plettrate adornano il tutto.

È difficile trovare grossi problemi oggettivi, poiché l’esecuzione del gruppo è impeccabile: si potrebbe forse dire che il black metal qui sembra più un contorno che la portata principale, venendo forse eccessivamente contagiato da altri generi. Ci si può altresì appellare al gusto per cavare criticità dal disco, che per alcuni palati più granitici e, per così dire, tradizionalisti potrebbe soffrire di brani fin troppo catchy (uno su tutti, Transmutation of Sins). The Harrowing of Hearts infila due piedi in più scarpe, riuscendo a mantenere comunque un equilibrio che gli consente di governare con intelligenza le proprie energie. Ed è vero quanto scritto poco sopra: in questo disco il black metal non riveste il ruolo di protagonista assoluto. Tuttavia una domanda a tal proposito è necessario porsela: vuole, questo, essere un disco black metal?



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
Alcino
Mercoledì 3 Marzo 2021, 0.27.03
1
Qui il recensore centra in pieno quello che è anche il mio parere e quindi credo anche il contenuto del disco stesso. "L’atmosfera che permea l’aria durante l’ascolto del disco è calda, quel torpore che anima i pomeriggi di pioggia, con i propri fantasmi che infestano la mente, con i ricordi che feriscono." Concordo. E' un album che poi scorre davvero in maniera veloce nonostante tutto, sembra quasi che i BOP abbiano semplificato il loro suono ma andando subito dritti al punto. Comunque uno dei migliori lavori del passato 2020, e non sono stati pochi.
INFORMAZIONI
2020
Metal Blade Records
Black
Tracklist
1. Suffering Made Bliss
2. With Madman’s Faith
3. Transmutation of Sins
4. Królestwo Niebieskie
5. What Christ Has Kept Apart
6. The Great Seducer
7. Moonchild (Fields of the Nephilim Cover)
Line Up
Sonneillon (Voce)
XCIII (Chitarra)
M.R. (Chitarra)
DQ (Batteria)

Musisti Ospiti:
Wyrd (Basso)
 
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