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Profanity (GER) - Fragments Of Solace
28/12/2020
( 9808 letture )
I Profanity sono una cult band. In circa vent’anni di carriera han dato alla luce quattro album, han sempre navigato le acque dell’underground, perpetuando un percorso di crescita musicale incredibile che, con questo Fragments Of Solace, in circa quaranta minuti di musica autoprodotta (!) raggiunge il suo apice. Death metal brutale, articolate, tecnicissimo, farcito di note e cambi di ritmo e atmosfere, con ripetuti richiami piacevolissimi e ben riusciti ad aperture melodiche. I virtuosismi ci sono, da parte di ognuno dei musicisti ma, non vengono mai mostrati come eccessivi o inutili arzigogoli anzi, ogni sezione si intarsia perfettamente con la precedente e con la successiva, ogni momento del disco è estremamente studiato in funzione del suo procedere e mai fine a sé stesso.

La produzione di un album così tecnico è cosa assai ardua e qui una nota di merito va data alla band, i suoni sono cristallini, potentissimi e nitidi in ogni loro parte, in ogni brano. Batteria pulita e secca quasi naturale si fonde ritmicamente con un basso armonico e incentrato su toni medi, il tutto miscelato a delle chitarre potenti e estremamente definiti, in molte parti forse troppo processate, facendole sembrare quasi da videogioco. Fragments Of Solace inoltre come già accennato è una autoproduzione (scelta estremamente underground) ricca per altro di ospiti illustri. L’opener Disputed Territory vede la collaborazione di Dave Suzuki che presta la sua chitarra su soli e armonizzazioni di questo primo intricatissimo e potente brano. Tecnica e brutalità che proseguono anche nella successiva Progenitor Of The Blaze dove a farla da padrone sono i ripetuti cambi di tempo e il riffing scrosciante delle chitarre. Reckless Souls con i suoi quasi otto minuti e mezzo alza ancor più il livello tecnico compositivo, dove a brillare è una prova vocale efficace e funzionale. Il suono di un organo ci introduce in Where Forever Starts altra suite di nove minuti articolata su doppie voci, ripetuti cambi di tempo e assoli e diversi momenti in cui la band ricorda i migliori Cynic. Towards The Sun vede la collaborazione di ben due ospiti Dimitry Orlov (Fetal Deacy) e Matt Sotelo (Decrepit Birth) in uno dei brani più brevi e forse deboli della tracklist. Con la successiva e ottimamente riuscita Ceremony Of The Rotten che vede la collaborazione di Terrence Hobbs (che di certo non ha bisogno di presentazioni) il livello torna altissimo e feroce, compositivamente parlando uno dei brani più riusciti del disco. La conclusiva The Autopsy si pone come brano tecnicamente in linea con la prima parte dell’album, tecnicissima con ripetuti cambi e articolata.

Fragments Of Solace non è un disco di facile approccio, il genere “di nicchia” in cui si pone oltre ad una certa e ripetuta digitalizzazione estrema dei suoni di chitarra sono forse i due punti deboli della proposta della band teutonica. Il tasto dolente di molti album technical-brutal è la mancanza di inserti melodici o di groove generale, cose che qui invece troviamo, le melodie rendono fluido lo scorrere dell’ascolto e gli incastri dei vari momenti compositivi sono fluidi e funzionali. Senza ombra di dubbio i Profanity ci propongono uno delle più riuscite produzioni discografiche in ambito technical death dell’anno.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
53.25 su 4 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Technical Death Metal
Tracklist
1. Disputed Territory
2. Progenitor Of The Blaze
3. Reckless Souls
4. Where Forever Starts
5. Towards The Sun
6. Ceremony Of The Rotten
7. The Autopsy
Line Up
Thomas Sartor (Voce, Chitarra)
Lukas Haidinger (Voce, Basso)
Armin Hassmann (Batteria)

Musicisti ospiti:
Dmitry Orlov (Voce sulla traccia 5)
Dave Suzuki (Chitarra sulla traccia 1)
Matt Sotelo (Chitarra sulla traccia 5)
Terrance Hobbs (Chitarra sulla traccia 6)
Martin Bauer (Basso sulla traccia 4)
 
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