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Paysage d`Hiver - Im Wald
28/12/2020
( 410 letture )
Un oscuro viandante, vestito d’un manto nero e con una lunga asta a sorreggerlo, girovaga in un ostile paesaggio innevato. «In realtà sono le anime degli alberi che noi vediamo in inverno», raccontava il padre di Joe (Charlotte Gainsbourg) alla protagonista di Nymphomaniac di Lars Von Trier e la copertina della nuova fatica di Wintherr, unica mente a plasmare la gelida materia sonora del progetto Paysage d’Hiver, intitolata Im Wald, “nel bosco”, sembra far proprie queste parole. Sin dal monicker della one-man band svizzera, giunta con questo disco al traguardo del primo full length in oltre vent’anni di carriera cosparsi di numerosi demo e split, è possibile collocare la sua proposta musicale sulle coordinate più glaciali ed ostili dell’ambient/depressive black metal.

Im Wald è un disco ostico, una di quelle opere che non vogliono piacere all’ascoltatore. Già la sua durata è un silenzioso avviso: centoventi minuti e diciannove secondi suddivisi in tredici canzoni, per un lavoro colossale che condensa nella propria massiccia mole quasi cinque lustri di evoluzioni, sperimentazioni ed atmosfere spettrali. Le singole canzoni sono estremamente variegate nel minutaggio (si passa dai due minuti scarsi della strumentale Verweilen alla gargantuesca So Hallt Es Wider, di oltre diciannove minuti) con una media che si attesta attorno ai seicento secondi -in fondo, Paysage d’Hiver non è nuovo a brani dalle durate impegnative, si pensi al demo Schattengang. Nonostante queste ampie differenze di lunghezza, i brani costituiscono stilisticamente un gigantesco monolito, solido e compatto. Il suono lo-fi caratteristico dell’estetica di Wintherr, che si pone in perfetta continuità con quella del classico black metal novantiano, trova in questo lavoro una rinnovata energia che disinnesca il rischio di apparire anacronistico o in ritardo rispetto al proprio tempo. Im Wald, in effetti, si colloca fuori da qualsiasi concezione storicistica della musica, supera la scansione che inevitabilmente contraddistingue qualunque forma di evoluzione di un genere. Sebbene non vi sia una gran distanza tra questo full length e gli altri lavori marchiati Paysage d’Hiver, questo riesce ad abbattere le barriere della storia e del tempo. Se lo paragoniamo, ad esempio, a Das Tor, possiamo notare come quest’ultimo, a differenza dal disco protagonista della nostra recensione, cercasse di avvicinarsi ad un black metal moderno pur rimanendo ben saldo alle sue radici piantate in quello classico. Im Wald, invece, si disinteressa di qualsivoglia coinvolgimento storico-estetico. Im Wald è Im Wald, rifugge ogni possibile etichetta e definizione che, in quanto tali, ancorano un’opera ad uno specifico segmento cronologico-artistico. Attribuire al disco, come abbiamo fatto più sopra, l’espressione “atmospheric/depressive black metal” è un atto di violenza al disco, sebbene necessaria per poter rendere l’idea del contenuto dell’album.

Ma cos’è, dunque, questo contenuto? Per parlarne è d’uopo sottolineare come Wintherr, quando opera con il monicker Paysage d’Hiver -per chi scrive, la sua migliore espressione artistica, con il rispetto e l’ammirazione dovuti alla sua altra band, i Darkspace-, sia uno degli artisti che meglio sappiano dipingere tele sonore denotate da un radicale monocromatismo. Ebbene, in quest’ultimo lavoro, il Nostro forza i limiti della propria, mi si passi il termine, anti-estetica. Im Wald non può più nemmeno dirsi monocromatico: esso è un disco a-cromatico. Le singole canzoni si mischiano tra loro, si uniscono e fondono, collidono l’una sull’altra rendendosi quasi indistinguibili reciprocamente, trasformando così l’album in un’unica maxi-composizione solo formalmente suddivisa in brani. Si tratta di un amalgama fluido e gelido composto di blast beats, doppia cassa frenetica, tappeti di sintetizzatori e riff a zanzara che sembrano essere non invernali ma l’Inverno stesso, una transustanziazione della più profonda e rigida freddezza da sensazione tattile a esperienza sonora che non si limita ai soli suoni d’ambiente delle sferzate di vento che, di tanto in tanto, tornano durante il disco. Il talento musicale di Wintherr è tale da trasformare la fruizione in una sorta di ascolto aptico. La breve Schneeglitzern è il perfetto esempio di quanto abbiamo appena cercato di spiegare: il vento soffia e la chitarra effettata del Nostro tocca leggera la nostra pelle con note acute, fredde come ghiaccio. Nevica sull’ascoltatore (Schnee, in tedesco, significa neve), mentre questi si abbandona all’ipotermia musicale nel tepore della propria dimora. Data questa natura estremamente compatta del disco, risulta impossibile una recensione track-by-track, come lo è individuare un brano simbolo dell’album. Non si confonda questo a-cromatismo e questa radicale monotonia con una assenza di idee o di talento. Un lavoro come Im Wald ha l’obbligo di essere tale, deve essere ostico ed ostile, deve non-piacere. E, soprattutto, non si fraintenda quanto detto sinora con un misero copia-e-incolla di soluzioni adottate a ripetizione. Paysage d’Hiver riesce a dipingere paesaggi innevati e pericolosi con la propria stupenda ridondanza mentre, al tempo stesso, è in grado di fornire una certa varietà, che si infiltra sotto la pelle della musica. Il carattere del disco è quello di una stasi dinamica, angosciante e spaventosa. Per rendere al meglio l’idea, proviamo ad immaginare di vestire i panni di quella figura al centro della copertina: senza punti di riferimento in un paesaggio sempre identico a sé stesso, reso monocromo dal candore della tormenta di neve, ci ritroviamo a tornare sui nostri stessi passi, procedendo in tondo in un bosco fitto e ricco di pericoli. Ecco, questa sensazione di disarmante, deprimente ed allarmante ciclicità che ci assale quando ci perdiamo in un bosco viene perfettamente tradotta in musica da Wintherr.

È difficile parlare delle canzoni di questo disco, così come è difficile apprezzarle. È necessaria, forse, una dose massiccia di istinti autolesionisti per immergersi in lavoro così glaciale. Bisogna essere disposti a mettere in discussione sé stessi ed i propri concetti relativi alla musica e ad ogni sua categorizzazione. È un pezzo d’arte contemporanea, il classico quadro bianco con un punto nero al centro. Ed è per questo che necessita di essere ascoltato, più e più volte; ed è per questo, infine, che Im Wald dei Paysage d’Hiver è una delle uscite più straordinarie di questo 2020.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
90.5 su 4 voti [ VOTA]
LUCIO 77
Domenica 14 Febbraio 2021, 19.18.39
8
Li ho conosciuti con questo Album.. Effettivamente ti danno un senso di Estraniazione che metà basta..
Korgull
Venerdì 12 Febbraio 2021, 16.08.25
7
Sono daccordo in tutto quello che ha detto il marchese....anche se non ho la possibilità di uscire a cavallo aimė! Ma per me che provengo da una zona rurale del veneto certe atmosfere sono pane quotidiano: nebbia, gelate, paesaggi che con certe luci paiono completamente diversi.... Ė come se la musica descrivesse ciò che vedo andando nel profondo
Le Marquis de Fremont
Venerdì 12 Febbraio 2021, 15.46.36
6
E' come tutti i lavori di Paysage d'Hiver un disco di ambient black gelido e raffinatissimo nelle atmosfere. Non si ascoltano questi dischi ad un party in giardino o come musica di sottofondo. Io li ascolto quando esco da solo a piedi o a cavallo e non per galoppare. Ti mette dentro un senso di distacco dalla realtà e di immersione in una gelida purezza, che pour moi è facilmente assimilabile, perché su una dimensione fuori dal quotidiano. L'ho già detto su altri post: una musica per l'anima. Durasse anche quattro ore non mi disturberebbe. Anzi. Jusqu'à la prochaine fois.
Moro
Mercoledì 20 Gennaio 2021, 16.56.43
5
Uno degli album migliori dell'anno. Con la produzione leggermente migliorata si sono conquistati anche il titolo di miglior album. Anche perché, in realtà gli altri sono tutti demo. Invertirei i voti. meno a Steineiche e a tutti gli altri. Questo supera tutti. Menzione speciale per lo split coi Lunar Aurora.
Korgull
Venerdì 1 Gennaio 2021, 10.43.01
4
Ecco qua la recensione! Piú che un album un viaggio nelle terre fredde, le sensazioni che da sono fantastiche
Knephas
Venerdì 1 Gennaio 2021, 10.33.24
3
Album dell'anno, a prescindere dal genere. Ascoltarlo nella sua interezza è un'esperienza surreale. Impossibile tentare di definire a parole ciò che trasmette, comunque siamo ben al di fuori della mera definizione di "musica" comunemente intesa.
No Fun
Lunedì 28 Dicembre 2020, 18.33.04
2
Grandissimo disco secondo me. E non sono un fan di questo progetto, cioè i lavori precedenti li ho ascoltati ma non li ho mai trovati così spettacolari come vengono descritti, idem per il progetto Darkspace. Ho letto alcune critiche a questo lavoro perché si discosterebbe dagli altri risultando troppo accessibile. Io so solo che questo disco mi ha fatto compagnia per due settimane estive sui monti (cioè lo ascoltavo quando ero in macchina, non vado sulla Majella con le cuffie) e proprio per questo non ho sentito nulla del freddo la neve e altre caratteristiche meteorologiche che dovrebbe evocare. Penso che la musica possa dare sensazioni, tensioni, ritmi etc ma poi a quale realtà colleghiamo queste cose è molto soggettivo. Io ci ho sentito la potenza delle rocce e dei paesi sgangherati che le abitano, la forza dell'acqua dei torrenti, il vento pazzesco che spazza le pietraie aride e la lotta degli animali. Trovo esatto quando Tyst dice che i pezzi (anche a me non piace dire canzoni per questo genere musicale) "si mischiano tra loro, si uniscono e fondono, collidono rendendosi quasi indistinguibili reciprocamente, trasformando così l’album in un’unica maxi-composizione solo formalmente suddivisa in brani". Alcuni pezzi sono l'eco di altri e tutto l'album è come il soffio di un vento tra le rocce che esplode si placa e poi ritorna con forza.
il viandante
Lunedì 28 Dicembre 2020, 16.56.19
1
Alla buonora! Ora ho paura a leggerla, visti i precedenti dell'autore. Ho saltato la parte centrale, e quel CANZONI in una rece black non si deve mai vedere! Già nel metal non si dovrebbe scrivere una parola del genere, figuriamoci nell'estremo. Vabbè, auguri!
INFORMAZIONI
2020
Kunsthall Produktionen
Black
Tracklist
1. Im Winterwald
2. Über den Bäumen
3. Schneeglitzern
4. Alt
5. Wurzel
6. Stimmen im Wald
7. Flug
8. Le Rêve lLcide
9. Eulengesang
10. Kälteschauer
11. Verweilen
12. Weiter, Immer Weiter
13. So Hallt Es Wider
Line Up
Wintherr (Voce, Tutti gli strumenti)
 
RECENSIONI
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