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Akhlys - Melinoë
28/12/2020
( 1232 letture )
Quello che può essere considerato uno dei gruppi più capaci di proporre musica oscura, violenta e in grado di ipnotizzare degli ultimi anni torna dopo cinque anni di silenzio. Era il 2015 e The Dreaming I entrava dritto nelle classifiche di fine anno, ma non solo, perché è da lì che gli Akhlys hanno fatto breccia nei cuori di chi nel black metal cerca atmosfera e violenza.

A guidare il progetto troviamo sempre Naas Alcameth, accompagnato questa volta da Eoghan, batterista e compagno di gruppo in un altro grandioso progetto, gli Aoratos. Nonostante questo cambio di formazione, l’idea alla base del progetto rimane incontaminata e vede Naas Alcameth occuparsi delle composizioni e degli arrangiamenti. Melinoë, non potevano scegliere titolo migliore; ispirato infatti alla figura mitologica di Melinoë, una ninfa che stando agli Inni Orfici sarebbe portatrice di incubi e follia, il disco è una rappresentazione malsana e sregolata di questa figura, che non avviene attraverso l’utilizzo di strumenti folk o seguendo schemi troppo abusati. Chi conosce il gruppo e la mente che c’è dietro saprà benissimo che Alcameth tende a muoversi su un filo che sta tra il reale e lo spiritico; questo avviene tramite la fusione di black metal e dark ambient, ma senza che quest’ultimo appaia come una piccola aggiunta, anzi, è parte integrante, se non fondamentale, dello stile e dei singoli brani. Le tastiere e gli effetti che danno il via all’assalto sonoro di Somniloquy possono sicuramente far comprendere meglio di cosa parliamo, ma andiamo con calma, perché è solo l’inizio di quello che è considerabile come un incubo sonoro. Si fa presto a penare che il disco sia frutto solo ed esclusivamente atmosfera data da riff serrati ed effetti sonori, ma non è assolutamente così perché fin dai primi secondi si riscontra la bravura compositiva del mastermind, che costruisce il pezzo e in generale l’aspetto più spietato del disco su dei riff che sono tipicamente suoi; chi conosce gli altri progetti avrà ben chiaro di cosa si parla, ovvero di melodie sinistra create su riff che sembrano salire e scendere sul manico, dando alle note più alto un compito molto importante. Gli elementi più furiosi che caratterizzano il genere sono decisamente presenti, ma ecco che ad un certo punto inizia a farsi sentire quella che è l’anima più vera e travolgente del progetto; nei momenti in cui i due rallentano, l’atmosfera si fa maggiormente deviata con lo scream che passando attraverso effetti e trovando supporto in tastiere e in ritmiche più lente. Un prologo a quello che è sicuramente uno dei brani migliori del disco, ovvero Pnigalion, perfetto esempio se non la massima espressione dell’idea di black metal dei nostri.

From the strangled breath
Of my bodies' corpse-like repose
I was reborn on wings of Death


I primi tre versi del testo sono la dimostrazione di come sia stata trattata la figura di Melinoë. Sembrerebbe qualcosa da poco, di contorno, ma il senso di rinascita, quella sensazione in grado di rievocare scenari cupi in cui si percepisce un tocco di sovrannaturale, trova una sua trasposizione nel brano; i primi minuti sono infatti di calma apparente, con la voce di Naas Alcameth che ad un certo punto esploderà assieme alle chitarre per lanciarsi in sezioni violente dominate dalle tipiche soluzioni di chitarra e blast beat che in momenti ben precisi raggiungono picchi d’intensità e maestosità da brividi. Anche questa volta è da non sottovalutare l’utilizzo di tastiere ed effetti, che anche se impercettibili aggiungono qualcosa al tutto. Davvero interessante il finale del pezzo, con riff moderati e che danno un senso di lenta decadenza. Decadenza che porta a Succubare, il momento se vogliamo più “magico” del disco. Traccia puramente dark ambient e priva di chitarre, batteria e basso, è un passaggio in cui i due riportano a quello che è stato il primo album del gruppo, Supplication (2009) e in cui ancora una volta è notevole la capacità di unire testo e musica:

Nymph of Mother Night
Shining in darkness
Specter of Her fury
Daughter of the Black Moon


Lo scream distorto evoca così la figura della “fanciulla ctonia, dal peplo color croco”, dea lunare che se già di suo è associata ad incubi e follia, con gli Akhlys diventa una figura ancora più maligna e temuta. Da notare poi come la copertina sia la rappresentazione perfetta del mito. Il crescendo di Ephialtes (Efialte, che in greco antico vuol dire “incubo”) mostra i due assolutamente in grado di muoversi su tempi più controllati; per metà brano abbiamo infatti mid tempo che aumentano d’intensità grazie alla batteria, che non colpisce tanto per fantasia quanto più per trovare i colpi giusti. I colpi più marziali in alcuni punti del brano arricchiscono otto minuti ancora una volta di alto livello, ed è da notare come nonostante la durata dei brani, viene a mancare la sensazione di ripetitività. Questo non vuole dire che non ci siano riff che si ripetono, anzi, possiamo addirittura parlare di “ritornelli” che catturano da subito; proprio nel pezzo di cui si parla, abbiamo quel

Breathe in!
Breathe out!
I exhale thee!


che si stampa da subito in testa ed è fortemente evocativo grazie ad uno scream tanto infernale quanto in grado di essere espressivo e in alcuni punti, anche grazie a delle variazioni e a degli effetti, fortemente teatrale, tragico. Discorso simile per il “Dream! Dream! Dream!” presente su Somniloquy che suona come un malvagio incantesimo. In chiusura troviamo Incubatio, summa del disco in cui è possibile ritrovare tutto quello che si è ascoltato ma in chiave più esplosiva e catartica, con un finale in cui la voce di Alcameth annuncia il compimento del rituale alla luna

Gorgo!
Incubo!
Syrinx!
Combined now as one
I have become
Prince of Three Dreaming Worlds
I am within you all!


per poi tornare ad una dimensione reale accompagnato dalla soave voce di Chthonia, che in pochi secondi riesce comunque a farsi notare e incidere. Questo perché, ripetiamo, a livello compositivo siamo davanti ad un disco privo di difetti; il fatto che anche gli effetti meno “pesanti” siano distinguibili, che ogni singolo riff si leghi bene all’altro, che ogni momento tenga alta l’attenzione - tenendo sempre presente la forte componente dark ambient -, è la dimostrazione di come dietro ad un lavoro che può sembrare di sola cattiveria ci sia molto di più e di come ormai lo statunitense abbia raggiunto una maturità a dir poco invidiabile. Nella loro trascendentale visione di Melinoë, raccontata, tanto per citare un altro verso del disco ”in the silent tongue of Death”, gli Akhlys riescono a sorprendere ancora più del precedente album pur senza cambiare. Eppure, il lavoro fatto per quanto riguarda gli arrangiamenti, la produzione e le tracce, permettono al disco di avere quel qualcosa in più che lo porta, di diritto, nella lista degli album black metal più riusciti del 2020.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
80.07 su 14 voti [ VOTA]
Pete
Venerdì 22 Gennaio 2021, 18.10.33
8
Album elegante ma estremamente inquietante già solo dalla cover, a volte mentre mi rado ho paura di vedermi comparire quella faccia dietro le spalle. Grazie per la recensione come sempre impeccabile.
smurf
Lunedì 11 Gennaio 2021, 17.00.33
7
questo commento è inutile tanto quanto il mio
Tatore
Lunedì 11 Gennaio 2021, 10.04.43
6
Grande album
Jan Hus
Mercoledì 30 Dicembre 2020, 16.23.57
5
Semplicemente Splendido
Stagger Lee
Martedì 29 Dicembre 2020, 18.58.24
4
Io invece la penso al contrario rispetto a Immolazione:...un pelino sopra.
Immolazione
Martedì 29 Dicembre 2020, 18.30.15
3
Per me un pelino sotto il disco precedente, ma comunque molto bello
Merlowizard
Martedì 29 Dicembre 2020, 13.52.34
2
Diamante nero.
Korgull
Martedì 29 Dicembre 2020, 6.32.53
1
Album meraviglioso, non li conoscevo ma mi hanno sinceramente sorpreso! Violento ed evocativo al tempo stesso. Complimenti per la recensione, descrive perfettamente i vari passaggi del album
INFORMAZIONI
2020
Debemur Morti Productions
Black
Tracklist
1. Somniloquy
2. Pnigalion
3. Succubare
4. Ephialtes
5. Incubatio
Line Up
Naas Alcameth (Voce, Chitarra, Basso, Tastiere, Effetti)
Eoghan (Batteria)

Musicisti ospiti:
Chthonia (Voce)
 
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