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Red Moon Architect - Emptiness Weighs the Most
29/12/2020
( 1120 letture )
Ex tenebris ad lucem. Dalle tenebre alla luce.
Dal loro esordio discografico nel 2012 i Red Moon Architect hanno spesso giocato sul contrasto tra luci ed ombre sia sul piano compositivo che realizzativo alternando voce maschile in growl e voce femminile pulita. Una lenta evoluzione li ha portati album dopo album ad allontanarsi da questa dicotomia arrivando con Kuura, album dello scorso anno, alle soglie del funeral doom. Vista la vicinanza di date di pubblicazione era lecito attendersi che il nuovo Emptiness Weighs the Most si addentrasse più o meno nelle stesse sonorità del predecessore.
Pregiudizio puntualmente smentito.
La band finlandese infatti, con quest’ultima fatica, riabbraccia parzialmente lo stile degli esordi, quel death doom venato di malinconia e pathos che ne ha decretato il successo e l’apprezzamento anche al di fuori della terra natia. La novità è che finalmente viene data la possibilità ad Anni Valkonen di poter godere della giusta luce dei riflettori: la cantante assume di fatto il ruolo di coprotagonista di questo viaggio musicale assieme alla sua controparte maschile, Ville Rutanen. La nostra si cala perfettamente nella parte potendo finalmente esprimere un talento enorme tenuto forse per troppo tempo in ombra.

Dopo Hidden, intro strumentale, il primo vero brano, Chained, trae in inganno. La parte cantata è riservata al solo Rutanen e la canzone è una composizione cadenzata dove le chitarre si abbandonano a riff epici sorretti dal lavoro delle orchestrazioni in sottofondo. Fanno capolino gli ultimi Amorphis, influenza che ritornerà ripetutamente nel susseguirsi dell’album. In Rise, ancor più che in Dethrone the Darkness (titolo emblematico), le cose iniziamo a cambiare. Nell’oscurità affiora la voce di Anni Valkonen che, come un raggio di luce, si insinua tra i ruggiti di Rutanen per poi angelicamente alternarsi al cantato in growl. I refrain si concedono a melodie più solari, più immediate e non stupisce la scelta di pubblicare un video promozionale proprio per Rise. Il viaggio verso la luce prosegue in One Shines Brighter dove ancora una volta è Anni a prendere la guida del brano. Muse, con i suoi toni cupi sembra interrompere bruscamente la risalita verso la luce e anzi, nei toni lenti e cadenzati riaffiora il funeral doom del predecessore Kuura. In Into the Light la dicotomia si scinde nei suoi elementi di contrasto: pianoforte ed arpeggi per le parti cantate da Anni e riff cupi e claustrofobici dai quali emerge il cantato infernale di Rutanen. Un confronto tra la bella e la bestia, tra la luce e l’ombra per un brano evocativo, dove dolore e malinconia vengono ammansiti e placati dalla melodia. Il culmine è raggiunto da Reform, brano nel quale le due voci cercano una convivenza, non più necessariamente in contrasto, ma in armoniosa coesistenza. Le chitarre di Taneli Jamsa e Pyry Hanski si alternano in riff cadenzati in odore di funeral doom e fraseggi epici che seguono ed accompagnano il cantato a due voci che sfocia in un ritornello toccante e memorabile. Il tono elegiaco ed evocativo della composizione introduce l’ultima preziosa perla dell’album, My Beloved. In un gioco di riflessi distorti l’ultimo brano è esclusivo appannaggio di Anni Valkonen, così come l’incipit è cantato solamente da Rutanen. Una ballad soffusa, un letto orchestrale da cui emergono le note del pianoforte, accolgono la protagonista alla fine del viaggio. L’oscurità viene lasciata alle spalle e la luce può tornare a splendere. Anni Valkonen sfodera il suo completo arsenale, dolcezza interpretativa unita a potenza e controllo, seta che avvolge e racchiude una lama affilata.

Dietro la sapiente regia di Saku Moilanen, fondatore e compositore di quasi ogni canzone dei Red Moon Architect, Emptiness Weighs the Most si conferma some un highlight di assoluta caratura in un 2020 musicalmente glorioso. Abbandonate le velleità funeral doom e le sfumature black metal, la band finlandese assume definitivamente un’identità propria. Le vari strade intraprese, death, doom e gothic, confluiscono finalmente in una direzione chiara e diretta. I Red Moon Architect giungono al cospetto dei titani del genere, e lo fanno con l’album più completo e coeso della loro già lunga discografia. Solo il futuro ci dirà se Emptiness Weighs the Most sarà stato il primo gradino di una lunga scalata verso nuove vette, oppure l’apice comunque valido di una carriera altalenante.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
43 su 2 voti [ VOTA]
Graziano
Giovedì 14 Gennaio 2021, 14.15.52
2
Ringrazio dei complimenti e non esiterò ad ascoltare la lista dei dischi suggeriti. Liste interessanti che propone anche in altre recensioni e dalle quali ho fatto ben più di una piacevole scoperta; à bientôt.
Le Marquis de Fremont
Martedì 12 Gennaio 2021, 17.18.35
1
Vero. Un "highlight di assoluta caratura in un 2020 musicalmente glorioso". Condivido in pieno e pur essendo stato un anno non propriamente ideale (eccetto per alcuni vini...) ha sfornato veramente ottimi dischi. Oltre a altri generi, su questo tipo di sound, vorrei segnalare anche Dämmerfarben con Des Herbstes Trauerhymnen MMXX, gli Autumn's Dawn con Dying Ember e ...on Stille dei Frigoris. Qui, in particolare, come nei precedenti album, siamo in presenza di un inspirato songwriting e di una sostanziale capacità di tenere tutti i brani ad ottimi livelli, senza filler. Probabilmente a me personalmente piace questa musica ma mi fa sempre effetto vedere come questi tirano fuori pezzi veramente belli ed emozionanti e altre band più blasonate e superfamose, fanno fatica a mettere insieme un album decente. Complimenti e grazie a Monsieur Azog per la recensione. Au revoir.
INFORMAZIONI
2020
Noble Demon Records
Doom
Tracklist
1. Hidden
2. Chained
3. Rise
4. Dethrone the Darkness
5. One Shines Brighter
6. Muse
7. Into the Light
8. Reform
9. My Beloved
Line Up
Ville Rutanen: (Voce)
Anni Valkonen: (Voce)
Taneli Jamsa: (Chitarra)
Pyry Hanski: (Chitarra)
Jukka Jauhiainen(Basso)
Saku Moilanen: (Batteria, Tastiera, Piano)
 
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