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Jaco Pastorius - Jaco Pastorius
( 8299 letture )
Pubblicato nel 1976, anno cruciale per il destino del jazz e per molti musicisti in erba, Jaco Pastorius rappresenta una delle più grandi svolte della musica contemporanea; si tratta della prima attestazione ufficiale (esistono rudimentali registrazioni casalinghe di un Jaco ancora imberbe) su disco, della furia creativa e tragicamente smisurata dello stregone del basso di Fort Lauderdale, John Francis Pastorius III. Se Jimi Hendrix avesse incontrato Jaco sulla soglia dello studio di incisione dove è stato registrato questo disco e gli avesse chiesto “Are you Experienced?” probabilmente l’allampanato bassista, col suo tipico accento della Florida e con i capelli fuoriposto, gli avrebbe risposto senza esitazione “Yes, I dig it!”. Autocelebratosi il migliore bassista del mondo infatti, Pastorius è qui colto in uno dei suoi rari momenti di lucidità creativa, forse uno dei migliori di sempre. Seminale e musicalmente ineccepibile, questo album cambierà per sempre le sorti del basso, strumento non più relegato al mero ruolo di accompagnamento, ma arma di prima linea nel sostenere il ritmo di un brano e se necessario bomba solistica. Lo sgangherato Fender Jazz di Jaco, posto in primissimo piano dal missaggio, accompagna, vocalizza, armonizza, si lancia in assoli infuocati e leggendari. Ascoltando i brani del disco non è difficile immaginare il genio di Fort Lauderdale che, una volta imbracciato il fido Fender Jazz graffiato e malmenato da anni di sudato esercizio, si agita e balla come James Brown. Le note del basso, suonato dalle lunghe dita di Jaco, l’uomo dai pollici snodati (date un’occhiata alle mani di Pastorius nelle foto di repertorio!), trasuda tutta la lezione imparata dai grandi reverendi del passato, dal blues e dal gospel, dal Jazz e infine dallo sporco rock infarcito di feedback professato dal rock-guru Jimi Hendrix. La critica ha infatti accostato più volte quest’ultima icona del rock al bassista di Fort Lauderdale, sottolineando come il lavoro iniziato con la chitarra da Hendrix sia stato continuato sul manico di un basso da Jaco. Fondamentale per comprendere tale fenomeno, questo disco rappresenta chiaramente il primo passo verso la conoscenza dei segreti del “migliore bassista del mondo”. La copertina dell’album già ci indica che siamo al cospetto di un giovane promettente; immortalato in un primo piano in bianco e nero, Jaco, col suo sguardo sornione, ci sorride quasi come se ci volesse dire che è lui il migliore e che non esiste nessun altro che possa utilizzare un basso come fa lui. In effetti è così; lo vediamo però ancora sereno e rilassato, nel pieno della sua gioventù, della sua arte e della sua creatività; qualche anno dopo, oltrepassato l’enorme successo commerciale conquistato con i Weather Report, Jaco non sarà più lo stesso e verrà funestato dalla malattia mentale, complici le droghe e gli eccessi di ogni tipo. Il suo ego magnifico, alterato sia naturalmente che sinteticamente, lo porterà lentamente sulla via dell’autodistruzione, vagando nell’oblio della follia più pura e alternando musica della qualità di un Mozart a scadenti performance da tossico frustrato (provate a leggere i commenti di Mc Laughlin sull’esibizione di Jaco col Trio Of Doom nel famoso concerto Havana Jam nel 1979). Viene da chiedersi se in mancanza di tutto questo Jaco non avesse comunque rivoluzionato la musica contemporanea, ma la domanda è la stessa che potremmo porci se stessimo parlando di Hendrix. I geni sono tali e basta, non bisogna interrogarsi troppo. Armato del suo fretless bass Jaco ha creato, con la pubblicazione di questo disco, un nuovo modo di avvicinarsi allo strumento, selvaggio e passionale. Per capire l’importanza di tale musicista ci basta pensare a quanti lo indicano tra le proprie fondamentali influenze. Jaco è diventato una sorta di guida per i musicisti di tutto il mondo e di tutti i generi; un inaspettato Robert Trujillo ha confessato di recente di registrare in studio con una foto di Jaco appesa al diffusore del suo amplificatore. D’altra parte lo stesso Jaco era un personaggio intriso di un’aura mistica e a tratti simile a quella di uno sciamano che, perso nella trance, emette segnali e traccia disegni coi gesti per indicare il futuro alle nuove leve del jazz e del rock. Appeso ad un filo, in bilico tra questo disco e la sua futura insanità, come fece a Rimini nel 78’ cadendo dal cornicione di un hotel prima dell’esibizione di Zawinul, Shorter e Erskine, Pastorius sfodera qui tutto il repertorio di fraseggi e innovazioni sperimentati fin dall’adolescenza nell’americanissimo basement di Fort Lauderdale, regalandoci velocissimi lick di basso e linee di accompagnamento così funk da far accapponare la pelle.
Fin dal primo brano ci appare chiaro quali siano le intenzioni di Pastorius: sverniciare a colpi di basso i retaggi del passato, introducendo un nuovo e rivoluzionario modo di fare musica. Donna Lee, brano composto da Miles Davis, ha allo stesso tempo il sapore di un omaggio ai grandi maestri e dell’arroganza del giovane studentello imberbe che però la sa lunga. Il celebre duetto basso-congas ci introduce nel mondo bizzarro di Pastorius e condensa dentro i suoi 2:28 minuti tutto quello che dovreste imparare sul basso. Don Alias accompagna Pastorius con un tappeto percussivo infinito, degno del più mistico dei suonatori indiani, incendiando con un ritmo tribale e allo stesso tempo raffinatamente smooth le note già calde del fretless di Jaco. Una rinfrescata ce la porta il brano successivo dove compaiono alla voce Sam & Dave, personaggi celebri della dance di inizio anni 70’; le linee funk di Jaco sono superlative e sostengono un ritmo che ammicca alla disco dance commerciale. Senza l’uso di particolari tecniche di cui oggi si abusa volentieri (slapping e popping), il bassista della Florida, con sole due dita sulle corde del basso, incalza la band con passaggi veloci e precisi, carichi di groove e passionalità divertita. Viene da chiedersi cosa avrebbe combinato Jaco se fosse sopravvissuto alla sua follia e fosse venuto a contatto con l’era dello slapping. Pastorius, nel brano seguente, Continuum, già sperimentatore di effetti e tecniche percussive innovative, utilizza i fraseggi di basso non solo per reggere l’incalzante motivo di batteria, ma esalta lo strumento portandolo ai vertici del virtuosisimo solistico. Le orecchie dell’ascoltatore avvertono la supremazia del basso e sono mitragliate da una violenta raffica di note a volte gustose e delicate, in altre occasioni violente e passionali. Emergono dal voicing dello strumento senza tasti tutte le influenze del genio incontrastato della fusion anni 70’: Mingus, Telonius Monk, Chet Baker, Miles Davis, tutti riassunti ed elettrificati col feedback di Hendrix e Cream al fine di creare uno stile personale e unico. Nel brano successivo, Kuru/Speak Like A Child, fanno capolino le tastiere dell’inossidabile veterano Herbie Hancock e la solida batteria di Bobby Economou, sempre coadiuvata dall’etereo Don Alias alle congas. Jaco dà nuovamente sfoggio delle sue innumerevoli capacità inanellando una nota dietro l’altra all’interno di una ritmica velocissima e confusa, impraticabile per i musicisti meno esperti. Sinceramente ascoltando questo brano viene voglia di riporre lo strumento, ma non dimentichiamo che Jaco è una guida per tutti noi…il brano si protende per ben 7:42 minuti tra ottime climax e rocciosi assoli di piano. Gli archi diretti dal Maestro David Nadian, arrangiati dallo stesso Pastorius, potrebbero essere la colonna sonora di un film metropolitano. Portrait of Tracy è una commovente ballata costruita su una vellutata base fatta di armonici artificiali e dedicata al primo e vero amore di Jaco, Tracy, sua involontaria talent-scout; quest’ultima infatti, mentre si trovava nello sgangherato locale Bachelors III di Fort Lauderdale disse al produttore Colomby, capitato lì per caso e che tentava di rimorchiarla, di essere la giovane sposa del migliore bassista del mondo. Colomby si sentì sfidato da tale presuntuosa affermazione, ma con la curiosità alla quale ancora oggi tutti noi musicisti siamo grati, volle comunque conoscere di persona questo presunto genio del basso. Jaco si presentò ovviamente sgangherato, con la sua tipica divisa: tuta da basket, pallone e basso a tracolla. Anni dopo i playground affolati di futuri talenti dell’NBA a New York saranno la sua prima casa, anche quando in preda ad uno dei suoi deliri suonerà all’impazzata l’inno americano per poi gettarsi nell’Hudson, nuotare sino alla statua della Libertà e tornare indietro come nulla fosse. Un mostro di volontà…Opus Pocus è un brano esoterico, forse premonitore. Sembra quasi un assaggio delle produzioni del bassista con i Weather Report, gruppo ermetico per eccellenza nella scena fusion di metà anni 70’. Segue ancor più questo tema la suguente Onkokole Y Trompa. Con (Used To Be A) Cha-Cha si torna al jazz canonico, con un’ottima jam strumentale impreziosita dagli interventi dei violini di Matthew Raimondi, Max Pollikof e Arnold Black che introducono un assolo di basso destinato e entrare e rimanere per sempre nella storia. Velocissime come sempre, le dita di Jaco percuotono il basso emettendo soffici esplosioni sonore. Gli archi che introducono Forgotten Love sembrano quasi riassumere in anticipo tutta la folle disperazione che attanaglierà il genio negli anni futuri, obbligandolo a ripetuti soggiorni in vari ospedali psichiatrici. Il climax iniziale raccoglie tutto l’amore per la vita di Jaco, personaggio sempre attento a tutti, generoso nei confronti di un mondo al quale probabilmente non appartiene. E’ raro e di pochi riuscire a trasmettere su un supporto materiale tante e tali emozioni. Nel brevissimo brano finale Pastorius condensa la sua geniale e tragica visione del suo passaggio su questa Terra e lancia forse, con un disperato tentativo, indecifrabile ai più, una richiesta d’aiuto destinata a scomparire nell’etere senza essere ascoltata.
La recente ristampa su cd ci offre la possibilità di ascoltare due ottime chicche: una alternate take di (Used To Be A) Cha-Cha e una outtake di una jam straordinaria con Hancock al piano e Lenny White alla batteria.



VOTO RECENSORE
100
VOTO LETTORI
80.31 su 102 voti [ VOTA]
ciffone
Sabato 21 Dicembre 2013, 14.47.07
33
quante volte e dove ha suonato Pastorius in Italia ?
therox68
Sabato 23 Novembre 2013, 17.03.14
32
Questa recensione mi era proprio sfuggita; è proprio destino che quest'album mi faccia in qualche modo soffrire visto che sulla sua versione di Donna Lee ci ho perso infinite notti. Certo che diteggiare un brano originariamente concepito per uno strumento a fiato su basso a 4 corde...
SNEITNAM
Domenica 28 Luglio 2013, 19.15.38
31
Ho diversi album di Bassisti coi stramega contro cazzi, gente che non solo ti lascia esterefatto per come suona e interpreta il Basso ma anche per i capolavori che puntualmente riescono a far uscire. Stanley Clarke, Marcus Miller, Michael Manring e Victor Wooten oltre che a tanti altri. Per me specialmente l'eccellente coppia Miller e Wooten e sopratutto Miller. Ho avuto il privilegio di poterlo andare a vedere dal vivo al Blue Note di Milano il 21 Aprile del 2012, un concerto ovviamente fantastico e alla fine quando sono andato a complimentarmi e a farmi fare l'autografo quasi non riesco a dirgli quanta ammirazione e stima ho nei suoi confronti per via dell'emozione che mi ha quasi mandato il cuore a un miliardo all'ora. Però per quanto stratosferici siano questi Grandi del Basso quando ascolto questo capolavoro mi rendo conto veramente di che gioiello unico e raro era Jaco Pastorius. Ho due concerti in dvd, il primo con i Weather Report nel '76 e il secondo con la sua band nell'82. Ma questo anche solo guardando le sue foto col Basso in mano: sembra veramente come se il Basso fosse un suo braccio, un qualcosa di veramente suo. E quest'album è unico, un qualcosa di irraggiungibile che solo Jaco ha avuto l'onore e il privilegio di raggiungere e di farci ascoltare. La lista dei Bassisti storici non è corta e i nomi che si scorrono fan venire la pelle d'oca ma quello che è riuscito a fare lui è una perla, indefinita, unica e irraggiungibile. Un Basso suonato come mai prima di lui che dopo quasi 40 anni ancora ti lascia con quell'espressione come se stessi ascoltando un qualcosa di estremamente superiore
patrik
Giovedì 30 Maggio 2013, 1.52.13
30
c'è qualcuno ch si sta chiedendo perche? mi fa strano vedere retropettive nelle webzine di metal e bn poco di pastorius su altre zine magari jazz, non voglio scherzare , ma forse non era cosi apprezzato dai jazzisti ? non capisco , ho cercato la sua discografia consigliata e mi apparso prima la vostra bella rece di tanti altri articoli su riviste jazz o prog , vabbe rispetto comunque grazie per la devozione alla musica in genere salud
Delirious Nomad
Domenica 5 Maggio 2013, 19.18.54
29
Un mito, fantastico album.
Precision88
Venerdì 11 Gennaio 2013, 11.32.21
28
Bene mi sono ricordato solo ora dell'esistenza di questa recensione. Che dire io ho da tempo sostotuito i crocifissi con la la faccia di jaco, per me è lui il vero figlio di dio. Ho studaito molti suoi pezzi anche se per mio voto non li eseguirò mai da vivo, non sono degno neanche di prestargli un tributo. Si sta parlando di un bassista che ha innovato radicalmente il nostro strumento, se non ci fossero stati lui e Stanley Clarke oggi probabilmente il basso sarebbe uno strumento molto diverso. Dopo migliaia di ascolti ( per anni l'ho sentito tutte le sere prima di dormire) questo disco mi suscita ancora le emozioni della prima volta che lo ascoltai. Pat Metheny scrisse, che Continuum è la biografia di Pastorius, un pezzo a mio avviso assolutamente irriproducibile, nessuno al mondo può riuscire a dare una intensità simile a quel pezzo, Jaco su quel pezzo fa veramente l'amore con lo strumento, non ho mai sentito un pezzo che mi ha dato un emozione simile.
Raven
Giovedì 13 Ottobre 2011, 18.15.16
27
Giaxomo: Si, lui, ma per me rimane sempre il bassista dei talas
DavidHolocSpeedFuck
Giovedì 13 Ottobre 2011, 17.13.49
26
Jaco è sicuramente il bassista più importante di tutti i tempi, questo nessuno può metterlo in dubbio. Ragazzi stiamo parlando del 1976! Con quest'album ha rivoluzionato il ruolo del basso nella musica! Infatti ha sperimentato per la prima volta l'uso del basso come strumento solista. Poi, non dimentichiamoci l'uso di tutte quelle tecniche che sul basso venivano completamente ignorate! Melodie, accordi, armonici, effetti percussivi. Semplicemente geniale!
Giaxomo
Martedì 20 Settembre 2011, 19.45.24
25
Sheenan dei Mr.Big?
SNEITNAM
Martedì 20 Settembre 2011, 18.47.04
24
Certo, non mancherò
Raven
Martedì 20 Settembre 2011, 9.37.36
23
Sneitam ascolta anche il nostro Dino Fiorenza, è stato recensito recentemente.
SNEITNAM
Lunedì 19 Settembre 2011, 0.47.52
22
Ok, grazie
Raven
Domenica 18 Settembre 2011, 15.07.02
21
Ti ringrazio. Se non lo conosci, in ambito metal rock ti consiglio anche Billy Sheenan, che ultimamente ha collaborato anche con i Bulldozer.
SNEITNAM
Domenica 18 Settembre 2011, 15.00.49
20
Il contributo al basso di Jaco Pastorius è a dir poco gigantesco e ovviamente è intoccabile nella posizione in cui ha innalzato il basso elettrico ma comunque il suo allievo Michael Manring ha composto delle cose veramente grandiose con questo strumento, portando avanti gli storici insegnamenti di Pastorius e (secondo la mia scarsa conoscenza) portando delle significative innovazioni sul modo di suonare. Io ho iniziato ad ascoltare generi come il Fusion perchè ho iniziato ad innamorarmi del basso e grazie a Raven ho fatto la conoscenza del grande Jaco. Mi domando se solo fossi stato tanto stupido da continuare ad ascoltare solo Metal cosa ne avrei guadagnato nonostante il Metal abbia grandi bassisti come Harris, Burton, Christian, Di Giorgio e Webster. Mi si è aperto un mondo nuovo ed estremamente affascinante dove iniziando ad ascoltare anche il Prog e il Rock ho conosciuto bassisti come John Entwistle, Chris Squire e Geddy Lee. E nel Fusion anche un grande Victor Wooten oltre agli altri che ho già citato nei miei precedenti commenti, bassisti che con la loro magia messa al aservizo del loro strumento ti tirano uno di quei ceffoni talmente violenti da lasciarti totalmente annichilito. Grazie a questo amore che è nato per il basso ho scoperto generi musicali nuovi per me estremamente coinvolgenti e bellissimi dove ho realizzto quanto sottovalutato sia questo strumento e quante cose ci puoi fare. Per Michael Manring consiglio a chi interessato di guardarsi i video di "Monkey Businessman", "My Three Moons" e "Selene". Grazie eternamente a voi tutti, geni sublimi di uno strumento a dir poco monumentale che può veramente regalarti delle magie bellissime
Detrox
Venerdì 2 Settembre 2011, 0.34.51
19
Jaco è il numero uno. Lo dico da bassista e da amante della buona musica. Michael Manring è un altro genio, che più di altri, sta sperimentando, come solo Jaco sapeva fare.
SNEITNAM
Giovedì 1 Settembre 2011, 22.41.06
18
A TUTTI I BASSISTI STRAMEGA INNAMORATI DEL LORO STRUMENTO! UN CONSIGLIO SEMPRE CHE NON LO CONOSCIATE GIA': ANDATE A GUARDARVI IL MOSTRO CHE E' MICHAEL MANRING! NON HO PAROLE! QUESTO E' INNOVARE E SPERIMENTARE COME NON SI FACEVA DALLA MORTE DEL GRANDE PASTORIUS! SPAVENTOSO! ECCEZIONALE! SON RIMASTO DI SASSO! BEN SVEGLIATO!
SNEITNAM
Martedì 23 Agosto 2011, 20.08.36
17
Ne ho 32 e grazie per i tuoi complimenti anche se ci devo arrivare ad essere molto bravo col basso in verità perchè lo suono solo da quasi due anni visto che arrivo da tanti anni come batterista. Beh dai almeno il tuo bassista non ti ha rotto le balle per niente
Jimi The Ghost
Martedì 23 Agosto 2011, 19.42.17
16
Veramente non so quanti anni tu abbia (anche se NON contano!!) ma sono io che faccio a te i complimentoni...secondo me sei un bassista molto bravo. Sono pochi quelli che hanno queste capacità di ascolto e tu dovresti essere uno di questi...oltre al mio bassista Ricky che mi faceva due maroni con Stanley Clarke. Ancora complimenti! Jimi TG
SNEITNAM
Martedì 23 Agosto 2011, 19.37.45
15
Non sarai un bassista ma di sicuro hai un'ottimo gusto musicale
Jimi The Ghost
Martedì 23 Agosto 2011, 19.33.50
14
@SNEITNAM:Io non sono un bassista.....qui ci vai alla grande...ma assolutamente dico di SI... il supergruppo S.M.V. è consigliatissimo in particolare questo disco del 2008..(la prima volta hanno suonato nel 2006 presso il Bass Player Live! a New York. Credo la traccia 7 sia suonata con un fretless bass.....da paura. La rivista Bass Player magazine's ha definito l'album migliore della storia del basso elettrico. Vi sono molte partecipazioni coem ad esempio la Jaco Pastorius Big Band...Poi la voce di Butterscotch, George Duke, Michael "Patches" Stewart ed al piano trovi anche il Corea...insomma consiglia.....Vivamente consigliato.
SNEITNAM
Martedì 23 Agosto 2011, 19.00.40
13
Jimi TG che ne dici se consigliamo anche una perla come "Thunder" di S.M.V. (Stanley Clarke, Marcus Miller e Victor Wooten)? Grande album anche quello
Jimi The Ghost
Domenica 7 Agosto 2011, 15.38.35
12
@SNEITNAM sono d'accordissimo con te....School Days (1976) è un capolavoro monumentale di tecnica e armonia, definito SoluFunkJazz. Stanley Clarke non è solo un "headbass", ma hanno collaborato con lui numerosi artisti, da Jeff Beck a Larry Carlton, al batterista dei Police Stewart Copeland e questo lo rende ancor magnifico...School Days vanta collaborazioni apocalittiche, come uno dei 50 chitarristi migliori al mondo (fonte Guitar Tones) John McLaughlin in “Desert Song.”...Guarda vado subito ad a RI-ascoltarlo...Jimi TG for SNEITNAM
SNEITNAM
Domenica 7 Agosto 2011, 15.22.33
11
Per tutti gli amanti folli del Basso consiglio anche un capolavoro del Fusion come "School Days" del grandissimo Stanley Clarke! Quello che riesce a fare questo monumentale e stratosferico bassista ti lascia veramente senza parole!
SNEITNAM
Martedì 14 Giugno 2011, 0.12.08
10
E' un orgasmo questo capolavoro. Ti innamori ancora di più del basso, come se suonarlo non fosse bastato. Immenso Jaco!
FrancescoGallina
Sabato 1 Dicembre 2007, 12.19.45
9
A proposito Benda...ti ho mai detto che ho visto dal vivo anche C. Baker? Fermo!!!! la rece nei classici la faccio io
FrancescoGallina
Sabato 1 Dicembre 2007, 12.17.58
8
Ogni tanto il votatore folle si fa vivo, un tempo metteva 7 a tappeto, evidentemente si è ulteriormente intaccagnito.
Benda
Sabato 1 Dicembre 2007, 10.02.10
7
Comunque chi ha messo 5 o si è sbagliato o è come Fabri Fibra. Applausi.
Syd
Giovedì 29 Novembre 2007, 19.09.22
6
Evidentemente qualcuno si diverte mettendo un 5 come voto...
Thomas
Giovedì 29 Novembre 2007, 14.13.51
5
Eeeh non posso procurarmi tutte le chicche che recensisci, ogni tanto qualcosa mi sfugge ! Vado a rileggerti per capire se mi son perso qualcosa senza accorgermene...
francesco gallina
Mercoledì 28 Novembre 2007, 14.32.57
4
ottima rece, (hey thom , e quando l'ho scritta io la rece su di lui perchè non hai detto niebnte?
Benda
Lunedì 26 Novembre 2007, 20.08.57
3
Grazie davvero, le tue parole mi commuovono...è questo il senso dell'arte. Condividere il proprio Io con qualcuno che sia in grado di comprendere le infinite sfaccettature del nostro passaggio in questo mondo.
valentina
Lunedì 26 Novembre 2007, 13.55.58
2
Posso lasciare inizialmente un sorriso. Manifesta al meglio la felicità di leggere espresse emozioni e parole che io non riesco a dire. Io stessa adoro il basso, e oggi uscirò a comprare questo Cd per ascoltarlo a dovere. Complimenti! la tua scrittura incanta.
Thomas
Lunedì 26 Novembre 2007, 13.37.09
1
Accidenti, belllissima recensione davvero. Non conosco Jaco Pastorius... ma a leggerti devo assolutamente averlo. Ti farò sapere
INFORMAZIONI
1976
Epic
Rock
Tracklist
1) Donna Lee
2) Come On, Come Over
3) Continuum
4) Kuru/Speak Like A Child
5) Portrait of Tracy
6) Opus Pocus
7) Onkonkole Y Trompa
8) (Used To Be A) Cha-Cha
9) Forgotten Love

Bonus Tracks:

10) (Used To Be A) Cha-Cha
11) 6/4 Jam
Line Up
Jaco Pastorius: Fretless and fretted bass
Don Alias: Congas
Randy Brecker: Trumpet
Peter Graves: Bass Trombone
Dave Pratter: Vocals
Sam Moore: Vocals
Narada Michael Walden: Drums
Herbie Hancock: Acoustic Piano
Bobby Economou: Drums
String arrangement by Jaco Pastorius
 
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