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Kosmogonia - Enthrone the Gods
30/12/2020
( 153 letture )
La Grecia potrà non competere con molti Paesi europei a livello di quantità di band metal che ha dato alla luce, ma a livello di qualità si difende piuttosto bene, basti ricordare nomi del calibro di Rotting Christ, Septicflesh, Firewind, ma anche alla band black metal tutta al femminile Astarte, dell'ahimè scomparsa Tristessa. Ma arriviamo alla giovane band di cui parleremo in questa recensione i Kosmogonia, band che nasce dalle ceneri del precedente progetto thrash metal del cantante e chitarrista Kostas Magalios. Stavolta invece il progetto musicale vira verso sonorità folk metal mescolandosi con moltissimi elementi melodic death metal e soprattutto symphonic metal dei quali dalla voce della voce femminile della bravissima Maya Kampaki si nutre. Naturalmente, vista la provenienza geografica, si abbandoneranno i temi della mitologia germanica per immergerci invece in quelli dell'antica Grecia, effettivamente abbastanza bistrattati nel mondo del metal, data l'origine scandinava di questo sottogenere e inoltre perché pare più virile cantare del guerriero vichingo con le corna (espediente fra l'altro invenzione del musicista Richard Wagner). Ma in questo caso guardando già la copertina che presenta una figura femminile elegante e leggiadra ergersi in raccoglimento o preghiera su una roccia, possiamo intuire che l'elemento femminile sarà qui molto presente.

Il nome della band Kosmogonia come ci dice la stessa band, ”deriva dal greco κοσμογονία e tratta tutto ciò che riguarda la profonda cosmica attrazione che simboleggia la nascita dell'universo e degli esseri viventi, ma anche la nascita dell'armonia e della casualità della creazione degli dei che ha una grande importanza per il paganesimo, la nostra fonte di ispirazione.” Viene sottolineato come per loro suonare folk metal sia un modo per far rivivere il glorioso passato dei loro antenati. Fra le band citate come fonte di ispirazione ci sono Eluveitie, Ensiferum, Arkona e Amon Amarth.

La prima traccia dell'album, , è recitata in greco dalla bellissima voce femminile e creando un'atmosfera davvero suggestiva e sensuale, recita una sorta di preghiera nei Campi Elisi:

Oh, children of the immortal Gods
Divine war rulers
Lords of mortals
Enjoy ambrosia and nectar in the Elysian Fields
Be joyful and memorable
Oh,children of eternal and holy Gods' blood


Elysian Fields è infatti dedicata all'aldilà riservato agli dèi, uno dei temi della mitologia greca a cui viene fatto riferimento per scrivere i testi, che sono in effetti molto accurati e sicuramente fra i punti forti del lavoro degli ellenici. Fra gli altri troveremo Dionysian Song dedicata a Dioniso, Melody of Persephone a Persefone, Legacy of Myrmidons al popolo dei Mirmidoni, Daughter of Zeus, meraviglioso inno alla madre terra Grecia (Hellas), Triiris alla celebre barca triremi che con cui gli antìchi greci vinsero la battaglia contro i Persiani e Pandora’s Fall a Pandora. Con il trittico (Elysian Fields, Enthrone the Gods e Raven's Call) la band sicuramente mette subito in tavola le sue carte migliori.
Dopo esserci inoltrati nei Campi Elisi, gli dèi vengono presentati in quello che è un riassunto molto conciso della loro storia. Infatti, Enthrone the Gods recita:

The sons of Cronus by his will they ride
Anger and fury are by the their side
Today with mortals today they march
Rising havoc upon their path


e via via, vengono presentati vari dei della Grecia antica.

Arriviamo a Raven's Call, il singolo portante dell'album, da cui è stato tratto anche un videoclip dove si vede la band suonare, e una figura femminile camminare scalza in un paesaggio lacustre. Qui si sente chiaramente l'influenza “Amon-Amarthiana” del growl della voce maschile, un growl molto comprensibile ispirato agli ultimi anni della storica band svedese. Sembra esserci una sorta di contrasto maschile/femminile davvero riuscito, bestia e angelo, il basso qui è molto incisivo e profondo e nelle ultime battute è molto bello il quasi recitato delle frasi in greco:

Oh, daughter of the glorious king and beautiful queen.
Listen to me... I am the ruler of the subordinate gods.
The child of ether, the anger, nemesis of the ancestors.
You are the punishment and death of your enemies.
May our wish come true...Take my rage.
The day will come when destiny will set.
Knowing that your parents have been murdered.
Learn about the fall of your home, now is the time.
Now is the time to rise!


Dionysian Song, dedicata al dio Dioniso, quindi si presume debba essere il classico inno agli alcolici, agli eccessi e al divertimento presente in qualsiasi band folk metal che si rispetti, ma purtroppo il pezzo risulta privo di mordente, non coinvolgente, non esaltante nella prova vocale e quegli "EHI! EHI!" finali stile cori da stadio non aiutano certo il pezzo, ma anzi provocano irritazione. Melody of Persephonededicata alla dea degli inferi e dell'oltretomba, moglie di Ade, figura principale dei Misteri Eleusini (culti già di origine pre-ellenica nei quali si celebravano l'agricoltura e la fertilità) presenta delle parti meravigliose di flauto e ancora una volta degli intrecci vocali dei due cantanti molto interessanti. Seguono due brani che scorrono via senza infamia e lode e senza particolarità da segnalare, a parte un bellissimo assolo di flauto verso la fine di Legacy of Mirmidons, pezzo dedicato all'antica popolazione greca della Ftiotide, secondo la leggenda nata dalle formiche per volere di Zeus e poi guidata dal leggendario Achille alla guerra di Troia. La successiva Daughter of Zeus è una bellissima e soffice ballata acustica dedicata alla madre patria (Hellas) dominata dalla presenza femminile sia nel tema portante del brano, sia nella parte vocale, interpretata interamente da Maya Kampaki, senza contare ancora gli splendidi interventi del flauto della Vasileiou.

Once there was a beautiful Siren
She was the daughter of father Zeus
She was the sea and the moon and the sun
Oh, Mother your name is Hellas!


Arriviamo al penultimo brano Triiris, il brano più lungo e quello musicalmente più interessante ritmicamente, e dove finalmente si riesce anche a sentire la tastiera. Risultano quasi strani i cori cantilenanti che fanno da contrappunto nel ritornello. Le leggendarie barche triremi, che furono utilizzate anche da romani e fenici, fecero sconfiggere ai Greci i Persiani, dando inizio a un momento di svolta per la storia del Mediterraneo. La conclusiva Pandora'a Fall si chiude con un quasi recitato della voce femminile quasi a voler riprendere l'inizio del lavoro, chiudendo così il cerchio di questo lavoro degli ellenici, complessivamente più che dignitoso.

Fra i punti deboli dell'album spicca la mancanza di riff di chitarra efficaci, le tracce scorrono via senza che nulla di particolare balzi alle orecchie e la mancanza di un secondo chitarrista che renderebbe il sound più corposo, e forse anche una lunghezza eccessiva: le tracce sono davvero molte e si rischia di stancarsi prima di essere giunti alla fine, ma nei testi sono davvero molto curate. Tra i punti di forza vi sono sicuramente le capacità vocali dei due cantanti capaci di creare e intrecciare linee vocali davvero intense e melodiche, notevolissimo fra l'altro l'apporto e l'inventiva della voce lirica Maya Kampaki, musicalmente notevole è anche il flauto dell'altra presenza femminile della band Ismini Vasileiou, forse l'unico strumento effettivamente a spiccare sugli altri. Si può davvero dire che l'apporto delle due musiciste dona personalità a un lavoro che altrimenti probabilmente sarebbe finito nel calderone di migliaia di dischi trascurabili e dimenticati dopo un paio di ascolti.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2020
Cronus Production
Folk
Tracklist
1. The Gods are near
2. Elysian Fields
3. Enthrone the Gods
4. Raven’s Call
5. Dionysian Song
6. Melody of Persephone
7. One Lost Army
8. Legacy of Myrmidons
9. Daughter of Zeus
10. Triiris
11. Pandora’s Fall
Line Up
Maya Kampaki (Voce)
Kostas Magalios (Voce/Chitarra)
Dimitris Poulos (Basso)
Odysseas Poulos (Tastiere)
Ismini Vasileiou (Flauto)
Spyros Alexandropoulos (Batteria)
 
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