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Hate Forest - Hour of the Centaur
01/01/2021
( 606 letture )
A volte capita di attendere qualcosa senza esserne consapevoli. Capita quando l’assenza dell’oggetto della nostra ignorata attesa diventa abitudine. Ad esempio, quando una band non rilascia LP per molti anni, rimanendo nell’ombra del panorama musicale, come svanendo dalla faccia della terra. È il caso degli Hate Forest, che dopo oltre quindici anni sono tornati con un nuovo full length, Hour of the Centaur, prima prova sulla lunga durata da quell’ormai leggendario Sorrow, datato 2005. In questi quindici anni, Roman Saenko, unica mente dietro la band, si è dedicato ai suoi altri progetti musicali, il più importante dei quali, i Drudkh, ha assunto lo status di band di culto presso gli appassionati.

Bando ai preamboli e gettiamoci a capo chino in questo nuovo lavoro del polistrumentista ucraino. Hour of the Centaur si presenta sin da subito come prodotto ultra-minimale. La copertina, dalla grafica scarna raffigurante due arcieri a cavallo affiancati da altrettanti cani, è in bianco e nero: non tonalità di grigi ma letteralmente bianco e nero. Le figure sono disegnate con uno stile quasi primitivo, molto simili alle figure rupestri preistoriche, prima manifestazione artistica del genere umano. L’estetica grezza dell’elemento visivo è la medesima che contraddistingue anche la musica. Come da sempre ci ha abituati Saenko, il contenuto di Hour of the Centaur è un black metal scarno e ferino, puro istinto bestiale, furia atavica ed animalesca che si traduce in un muro di suono impenetrabile. I riff di chitarra sono granitici e resi spigolosi da distorsioni gonfie che ne rendono il suono irritante e perversamente piacevole come una pietra strofinata con foga sulla pelle (chi ha visto Moebius del regista Kim Ki-duk, recentemente scomparso a causa del Covid-19, conosce questa sensazione). A loro sostegno, una drum machine acefala, programmata da Vladislav Petrov (collega del Nostro nei già menzionati Drudkh e negli altri progetti che vedono coinvolto Roman Saenko, come Precambrian), costante nelle sue martellate meccaniche che si concedono ben poche variazioni nel corso delle sette tracce che compongono il disco. Dopo la prima ventina di secondi, che compongono un brevissimo brano ambientale, Occidental, Beware the Steppe (Intro), dal quale emerge lentamente il primo vero e proprio assalto musicale, Those Who Worship the Sun Bring the Night, tutto Hour or the Centaur si sviluppa attraverso composizioni furenti nelle cui vene ribolle il venenifero sangue del black metal nudo e crudo. Sono trentasette minuti di musica che tormenta, che fustiga l’ascoltatore impietosamente, con pochissimi momenti in cui poter riprendere fiato, di solito brevi parentesi durante le quali la drum machine tace e la sei corde di Saenko accenna ad un distortissimo arpeggio o passaggi, come quello attorno al sesto minuto di Anxiously They Sleep in Tumuli, nei quali la drum machine rallenta la propria corsa, alleggerendo (si fa per dire) la carica distruttiva della composizione.

Come è facile intuire, la varietà non è di casa. Né deve esserlo. Non solo le singole tracce difficilmente si distinguono le une dalle altre -attenzione a non leggere, in questo caso, tali parole in senso negativo- ma ogni brano ha uno scheletro compositivo assai contenuto, in genere una ridottissima manciata di riff sparati a raffica ed accompagnati dalla drum machine. Anche qualora un riff dovesse mostrare cenni di individualità (quello principale di No Stronghold Can Withstand This Malice, ad esempio), esso viene reiterato talmente tante volte da sciogliersi come neve al sole, impastandosi con il resto del brano ed assumendo forme astratte ed inintelligibili. Menzione a sé stante merita il profondissimo growl del Nostro, la cui voce perde qualsivoglia connotato umanoide, trasformandosi in un susseguirsi di grugniti animaleschi provenienti da una regione dello spazio e del tempo ancora inesplorato dal nostro genere. La violenza delle grida oscure e ctonie di Roman Saenko la ciliegina su questa torta marcescente e velenosa, miasma letale che aggredisce il sistema nervoso dell’ascoltatore, paralizzandolo. A supporto di questo assalto spietato giunge anche l’aspetto relativo alla produzione ed al mixing. Il suono, duro come il più nero dei diamanti, è ricco e, seppur grezzo e dunque assolutamente non patinato, si allontana dallo stereotipo del raw black metal registrato in una cantina con un recorder giocattolo. Gli elementi che compongono il tessuto sonoro sono tutti ben distinguibili -persino il basso, il cui compito è ridotto al minimo indispensabile, ovvero al seguire pedissequamente l’andamento della chitarra-, con ciò rendendo ancor più massiccio e minaccioso il corpo di Hour of the Centaur.

È difficile dire se un simile risultato possa “giustificare” -ammesso e non concesso che vi sia qualcosa da giustificare- un silenzio del progetto Hate Forest durato tre lustri. Lo stile diretto, schietto, rozzo, violento e fangoso che caratterizza gli antichi lavori della band ha sicuramente trovato con Hour of the Centaur nuova linfa ed una nuova giovinezza. Ma è valsa la pena di attendere quindici anni? Forse sì, forse no. Forse non importa nemmeno. Ciò che importa è che, pur non essendo uno degli ascolti imprescindibili del 2020, il disco funziona.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
56.75 su 8 voti [ VOTA]
Pacino
Mercoledì 6 Gennaio 2021, 6.08.22
1
Non il loro migliore, ma di qualità. Ci hanno abituati troppo bene...voto 75.
INFORMAZIONI
2020
Osmose Productions
Black
Tracklist
1. Occidental, Beware the Steppe (Intro)
2. Those Who Worship the Sun Bring the Night
3. No Stronghold Can Withstand This Malice
4. To the North of Pontos Axeinos
5. Anxiously They Sleep in Tumuli
6. Melanchlaeni
7. Shadowed by a Veil of Scythian Arrows
Line Up
Roman Saenko (Voce, Chitarra, Basso)

Musicisti Ospiti:
Vladislav Petrov (Drum Machine)
 
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80
 
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