Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Rikard Sjöblom`s Gungfly
Alone Together
Demo

Profanity (GER)
Fragments Of Solace
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

22/01/21
WARDRUNA
Kvitravn

22/01/21
CREYE
Creye II

22/01/21
LABYRINTH
Welcome to the Absurd Circus

22/01/21
W.E.T.
Retransmission

22/01/21
ASPHYX
Necroceros

22/01/21
JASON BIELER AND THE BARON VON BIELSKI ORCHESTRA
Songs for the Apocalypse

22/01/21
HOLY MOTHER
Face This Burn

22/01/21
PHANTOM ELITE
Titanium

22/01/21
CONVICTION
Conviction

22/01/21
ENDEZZMA
The Archer, Fjord and the Thunder

CONCERTI

20/01/21
SHADOW OF INTENT + GUESTS
LEGEND CLUB - MILANO

06/02/21
MAGNUM + GUEST TBA (CANCELLATA)
ALCHEMICA MUSIC CLUB - BOLOGNA

11/02/21
VENOM INC. + GUESTS
TRAFFIC CLUB - ROMA

12/02/21
VENOM INC. + GUESTS
THE FACTORY - S. MARTINO BUON ALBERGO (VR)

13/02/21
VENOM INC. + GUESTS
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

17/02/21
IMONOLITH + TBA
BARRIO'S CAFE - MILANO

18/02/21
IMONOLITH + LOGICAL TERROR
MK LIVE - CARPI (MO)

19/02/21
THE DEAD DAISIES
LIVE CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

20/02/21
ANCIENT + GUESTS
ALCHEMICA MUSIC CLUB - BOLOGNA

21/02/21
TURMION KATILOT
LEGEND CLUB - MILANO

Rosetta - Wake/Lift
09/01/2021
( 390 letture )
Dopo il notevole album di debutto, il quartetto americano dei Rosetta nel 2007 decide di fare le cose ancora più in grande e per l’album successivo non si prende l’intera responsabilità della produzione, lasciando parte dei lavori al produttore Colin Marston, artista noto nell’ambiente metal più estremo. Paradossalmente però Wake/Lift si presenta fin da subito come l’album post metal per antonomasia nella nascente discografia di Michael Armine e dei suoi compagni, distaccandosi in maniera vistosa dalle pesantezze di The Galilean Satellites per abbracciare una dimensione maggiormente sospesa ed eterea, che prende ispirazione dall’ambient e dallo space rock non disdegnando certe derive wave.

Il suono che la band mira a ricreare è profondamente legato al concetto di spazio, inteso come realtà asettica e impalpabile, ma che musicalmente si traduce in bordate soniche di incredibile intensità; questo effetto è sicuramente enfatizzato dalla registrazione effettuata su nastro analogico, la quale rende l’amalgama sonoro profondamente coeso e magmatico, specialmente per quanto riguarda la chitarra di J. Matthew Weed e il basso di David Grossman, mentre la batteria rimane immersa nel mix generale salvo prendersi qualche piccolo momento dove il drumming di Bruce McMurtrie riesce a farsi notare per la propria ecletticità. Se poi, nel disco precedente, occupavano gran parte della sfera sonora i campioni elettronici creati da Armine, in Wake/Lift l’elettronica viene lasciata maggiormente in secondo piano e addirittura relegata a un secondo disco intitolato The Cleansing Undertones Of Wake/Lift, da intendere come diviso dall’album principale, ma come entità a sé stante. Anche in questo caso quindi la differenza con The Galilean Satellites è palese, laddove in quel caso i due cd che formavano l’opera erano idealmente pensati per essere riprodotti contemporaneamente (un progetto simile a quello folle partorito dai Flaming Lips nel 1997 con Zaireeka, quadruplo disco da riprodurre contemporaneamente su quattro stereo autonomi), mentre The Cleansing Undertones Of Wake/Lift è ideato specificamente per suonare in maniera terribile se riprodotto insieme al disco madre, usando le parole dello stesso Michael Armine. La scaletta dell’album viene inaugurata dalla debordante tempesta siderale di Red In Tooth And Claw, dodici intensi minuti dove si rimane costantemente in apnea in attesa di una pausa dove respirare, oppressi e storditi dalla pienezza del suono della chitarra che si esprime con riff giganteschi puntellati da brevi interventi arpeggiati. Intorno al nono minuto vi è il momento più catartico del brano, dove le urla sofferenti di Armine si intersecano alla melodia intessuta da Weed per spegnersi di colpo come se avessimo assistito al bruciante ciclo di vita di una stella. Una partenza col botto, in tutti i sensi.
La suite in tre parti Lift ripropone buona parte degli ingredienti presentati nel primo brano, ma dosando maggiormente l’intensità a favore di un andamento più quadrato che richiama in più di un’occasione gli Isis di Oceanic grazie ai ritmi sincopati che caratterizzano i momenti più duri e prettamente metal della prima parte. Nonostante questo, l’intero Wake/Lift ha comunque il pregio di distaccarsi notevolmente dalle influenze dei gruppi post metal più celebri fino a quel momento – su tutti Neurosis e Isis, per l’appunto – per raggiungere una definizione più personale e che da questo momento in poi, nel suo piccolo, sarà anche capace di fare scuola. Il termine scuola non è scelto a caso, infatti liricamente i testi dell’album vertono quasi totalmente sull’esperienza da insegnante di Micheal Armine, che nel 2007 si trova ad aver concluso il suo primo anno di insegnamento nella scuola primaria e decide di esternare nelle liriche del disco le sue riflessioni sulle situazioni di disagio che ha avuto modo di vedere e conoscere tra le mura della scuola. Cattiva genitorialità, sensi di colpa e prevaricazione sui propri figli, questi sono alcuni dei temi che vengono trattati in Wake/Lift.
E se sembra quantomeno bizzarro, riflettendo sulla durezza della musica dei Rosetta, che nei nove minuti di Wake si tracci una sorta di ricostruzione dell’eterna favola del piccolo principe, l’intensità emotiva che ne consegue non è affatto uno scherzo.

Breathe and the sea will teem with life
Breathe and the land will sink into a flow
Wake you slumbering satellite
Wake you satellite wake
Among gods you scream, wait, watch, and wonder.


Il brano in questione si fa notare come uno dei momenti migliori dell’album, dove le asprezze del metal vengono sublimate da un suono rotondo e corposo, che avvolge l’ascoltatore in un abbraccio distaccato, ma sincero. Verso la metà del minutaggio vi è un momento più disteso, dove brulicano brevi fraseggi di chitarra in delay dominati da fill di batteria in levare che conducono verso un finale ancora una volta enfatico e decadente con la voce di Armine che letteralmente si dissolve in mille rigurgiti di disperazione.
Se già fin qui la scaletta si rivela intensa ed impegnativa i quattro americani riservano la scalata più difficile per il finale, due lunghe composizioni che insieme durano all’incirca mezz’ora. Temet Nosce si traduce con quindici minuti scarsi di epicità post metal completamente strumentale: forse la posizione riservatagli nel disco non rende giustizia a questo monolite sonoro, che rischia a questo punto di diventare davvero sfibrante per l’ascoltatore, tuttavia i Rosetta danno prova di essere compositori sapienti dosando bene le dinamiche che costruiscono il brano mantenendolo per buona parte su tonalità placide ed atmosferiche e progressivamente irrobustendo il tutto attraverso il basso di Grossman che si prende la scena e conduce la band verso territori più scuri, al limite del noise, dove i feedback sono lasciati liberi di riempire lo spazio sonoro. In effetti il brano non esplode mai come ci si aspetterebbe e rimane la sensazione di aver assistito a un momento tanto profondo quanto non riuscito fino in fondo, ma è una sensazione che si affievolisce con gli ascolti e che fa intendere come Temet Nosce sia quasi più un lungo momento di pausa prima del gran finale affidato a Monument piuttosto che una canzone vera e propria. Difatti la chiusura del disco è per certi versi più canonica e per certi versi anche un pelo scontata, dal momento che nei tredici minuti abbondanti di Monument vengono riproposti sempre gli stessi ingredienti che si sono fatti apprezzare nei brani precedenti, ma che erano stati processati dall’ascoltatore grazie all’intervento di Temet Nosce. Il brano rimane comunque apprezzabile e omogeneo rispetto al resto dell’album, ma si fa ricordare più che altro per la coda strumentale che occupa gli ultimissimi minuti più che per il suo intero svolgimento.

Chissà, forse uno stravolgimento nell’ordine dei brani in scaletta avrebbe potuto donare a Wake/Lift qualche punto in più, ma con questo non si può negare che il disco in questione sia il punto più alto raggiunto dai Rosetta nella propria carriera. I quattro riusciranno a mantenersi su livelli di eccellenza sempre encomiabili, definendo di fatto uno stile e un modus operandi di intendere e suonare post metal, ma tutto nasce da qui, da questo album che nel 2007 aprì alla band la strada verso un successo molto più radicato nell’underground rispetto agli ambienti di livello più alto, ma che comunque rimarrà importante nello sviluppo di un genere che oggi più che mai fa della contaminazione e delle derive stilistiche più disparate la sua più alta forma di rigenerazione.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
89.25 su 4 voti [ VOTA]
jack tag
Lunedì 11 Gennaio 2021, 2.37.39
2
Ps e pure i the ocean, anche se rientrano in una deriva più prog, rientrano nella cerchia dei mostri sacri del post metal
jack tag
Lunedì 11 Gennaio 2021, 2.34.17
1
insieme con Isis, neurosis, cult of luna e amenra nel pantheon del post metal. i migliori sono i primi 3, con determinsm of morality come apice, ma non hanno fatto un album che va sotto gli 80, secondo me. Mio voto per wake/lift 90 pieno
INFORMAZIONI
2007
Translation Loss Records
Post Metal
Tracklist
1. Red In Tooth And Claw
2. Lift (Part 1)
3. Lift (Part 2)
4. Lift (Part 3)
5. Wake
6. Temet Nosce
7. Monument
Line Up
Michael Armine (Voce, Effetti)
J. Matthew Weed (Chitarra)
David Grossman (Basso)
Bruce McMurtrie Jr (Batteria)
 
RECENSIONI
85
ARTICOLI
20/03/2020
Articolo
SISTER ROSETTA THARPE
La donna ribelle che ha inventato il Rock'n'Roll
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]