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Messiah - Choir of Horrors
09/01/2021
( 557 letture )
Parlare di un disco come Choir of Horrors consiste innanzitutto nel fare un bel salto temporale all’indietro e, soprattutto, nel cercare di ricollocarsi in una scena e in un preciso momento storico. La band svizzera, infatti, può senz’altro essere annoverata tra le primissime formazioni di stampo estremo in Europa, tanto che il loro primo album, Hymn to Abramelin, risale addirittura al 1986, seppure con una formazione totalmente diversa e che impiegherà qualche anno ancora per diventare stabile attorno alla figura dell’indiscusso mastermind, R. B. Broggi. In effetti, anche la proposta musicale risulterà parecchio grezza nelle prime uscite e invariabilmente derivativa di altre band estreme che andavano consolidando la propria primaria importanza per la formazione del genere death metal. Non sfuggirà che i Messiah siano infatti conterranei e contemporanei di due band straordinarie come gli Hellhammer / Celtic Frost e i Coroner. Eppure, pur senza raggiungere i livelli di importanza storica e visionarietà dei primi, né le eccelse qualità tecniche ed evolutive dei secondi, il gruppo di Broggi ha saputo scavarsi una propria identità e una propria piccola, ma significativa pagina nel libro dell’estremo mondiale. Buona parte di questo credito lo si deve proprio al terzo album, Choir of Horrors, pubblicato dalla storica Noise Records, dopo qualche anno dal secondo Extreme Cold Weather, uscito nel 1987 e che porterà poi l’insoddisfatto chitarrista a rivedere la composizione della band e perfino il suo indirizzo musicale.

Attratto dai movimenti estremi che nascevano negli States, a loro volta influenzati dal thrash estremo di band statunitensi quanto europee, Broggi spinge la musica dei Messiah verso lidi oscuri e funesti, che si distaccano però dalle tematiche gore e splatter di molte formazioni del primo death metal, per abbracciare piuttosto temi spirituali e occulti, spesso in chiave anticristiana e, permanendo le radici thrash, anche in chiave di critica sociale e religiosa in generale. Lontani anche dal death europeo di stampo scandinavo, i Messiah sono insomma sufficientemente personali, seppure le influenze nel loro sound siano abbastanza evidenti e richiamino anche altre band europee contemporanee, come i Loudblast. Choir of Horrors è anzitutto frutto della nuova line up e il salto di qualità tanto tecnico quanto di produzione appare evidente, con una registrazione veramente ottima e il mortifero e pestilenziale growl di Andy Kaina trattato in maniera adeguata, per quanto mixato comunque a un livello appena basso rispetto alla base strumentale, tanto che a volte appare davvero "dentro" la musica. In effetti, per gli standard di molti ascoltatori del genere, probabilmente la produzione apparirà fin troppo chiara e "leggera" , centrandosi moltissimo -e probabilmente in maniera del tutto voluta- sulle trame della chitarra e sull’ottima prova di Steve Karrer alla batteria. Le influenze slayeriane sono particolarmente evidenti nei vorticosi riff di Broggi, mentre il growl di Kaina rimanda ai Death di Chuck Schuldiner, influenza che qualcuno indica anche nella costruzione dei brani. Parliamo naturalmente dei Death prima maniera. La matrice del sound rimane comunque fortemente vicina al thrash e anche le parti di batteria raramente si abbandonano a particolari efferatezze, preferendo semmai un approccio decisamente tecnico e squadrato, sul quale Broggi fa il bello e cattivo tempo e Kaina pur senza assurgere all’Olimpo (o agli Inferi) del genere, svolge il proprio compito a un ottimo livello, contribuendo all’aura cupa, morbosa e oscura del disco, carica di presagi e nefaste vicende. La peculiarità dell’approccio dei Messiah, risiede inoltre nell’uso di break acustici di ottima fattura, che spezzano i brani donando ulteriore fascino arcano e diventano, da Weeping Willow in poi, protagonisti in più di un’occasione, richiamando lo stile barocco di Andy Laroque nei dischi solisti di King Diamond, aspetto questo che diventa evidente in particolare nello spettacolare strumentale Northern Command. La prima parte del disco è comunque dominata dalla titletrack, che si apre con un coro ecclesiale in latino che viene letteralmente stuprato dal riff mortale di Broggi e dal ferocissimo salmodiare in growl di Kaina per un’entrata a effetto davvero riuscita e che ben ci catapulta nelle tenebre del disco, scandito poi dal riff ultra-thrash, che ricorda -e non poco- quello di Slaughterhouse degli statunitensi Powermad. La traccia è un classico del repertorio dei Messiah e rappresenta per certi versi il brano più rappresentativo del disco, anche grazie ad un refrain identificabile e quasi cantabile, ma non è l’unica ad attirare l’attenzione. Seppure infatti a un primo ascolto si fatichi un po’ a farsi largo nell’intrico di riff messo in piedi dal gruppo nelle tracce successive, piano piano ogni brano comincia a lasciare il proprio segno, con la propria particolarità. Naturalmente, è proprio l’arpeggio conclusivo di Weeping Willow ad attirare l’attenzione, così come lo spettacolare refrain su accelerazione killer di Munchhausen Syndrom, anch’essa con il suo bravo arpeggio a chiudere, ma ad esempio una traccia come Cautio Criminalis non può non essere menzionata e omaggiata come spettacolare creazione strumentale, con un turbinio fantastico di riff che vanno a comporre un gelido e assassino piccolo capolavoro. Dello strumentale Northern Command, altro fulcro dell’album, con la sua atmosfera appunto nordica e glaciale, abbiamo detto, quindi non resta che andare di corsa alla ferocissima e ancora una volta slayeriana traccia conclusiva Weena, che chiude degnamente il disco, con l’ennesimo gran lavoro di Broggi, anche ottimo solista.

Album praticamente quasi perfetto di death/thrash prima maniera, Choir of Horrors gode di un’atmosfera plumbea e ferale che gli dona ancora oggi un fascino mortifero e profondo. Certo per molti amanti del genere risulterà decisamente ancorato a quel particolare momento storico di transizione, nel quale il death metal come lo conosciamo partoriva i propri primi capolavori e caposaldi e, in un certo senso, superato nell’approccio al genere. Ad esempio nello stanno anno uscivano Clandestine degli Entombed e Butchered at Birth dei Cannibal Corpse o, ancora, Blessed Are the Sick dei Morbid Angel e Human dei Death, War Master dei Bolt Thrower, The Rack degli Asphyx e The Grand Leveller dei Benediction, tanto per citarne alcuni. Tutti dischi che erano probabilmente più "avanti" nella definizione del death metal rispetto a Choir of Horrors, ancora così legato alla tradizione thrash. Eppure, i Messiah ancora oggi non godono del rispetto che meritano e che questo terzo album ben esemplifica, grazie ad un valore tecnico piuttosto alto e a una capacità di scrittura che in pochi anche all’epoca possedevano e che permettono a Choir of Horrors di mantenere un fascino diremo “vintage” praticamente intoccato, proprio perché tutto sommato diverso da quanto fatto dai contemporanei. Da riscoprire e valorizzare, senza dubbio, anche alla luce di un ritorno nel 2017 e alla qualità generale sempre più che decorosa delle uscite, che ammontano oggi a sei album da studio.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
74.58 su 29 voti [ VOTA]
Aceshigh
Lunedì 11 Gennaio 2021, 10.47.54
5
Certamente confrontato con gli album elencati a fine recensione questo Choir of Horrors non può che finire una categoria sotto, pur essendo assolutamente un buon album. Death della prima ora, abbastanza tirato, senza cedimenti ma anche non troppo vario, con influssi thrash, come fatto notare appunto. Per chi ama certe sonorità è un piacevole ascolto ancora oggi, quando non si vuol mettere nel lettore (o sul piatto) i soliti straconsumati classici. Per la band fu un netto passo in avanti rispetto alle prove precedenti, ancora piuttosto grezzotte (anche se di una certa importanza per l’underground estremo europeo) e insieme al successivo Rotten Perish costituisce una bella doppietta. Voto 78 P.S.: merita assolutamente un ascolto Fracmont, l’album del loro ritorno sulla scena, uscito qualche mese fa: assolutamente niente male!
LUCIO 77
Domenica 10 Gennaio 2021, 18.38.57
4
Cel'ho.. Mi pare di averlo comprato dopo aver letto una Recensione, su MH forse.. Se non sbaglio, è l'unico che han fatto perché non li ho più sentiti nominare.. Album particolare.. Devo andare a riascoltarlo.. Grazie del promemoria..
paolo
Domenica 10 Gennaio 2021, 18.31.39
3
@lucio77 quale uno di questi gruppi dignitosi posso tranquillamente citare i Babylon Sad con il loro album Kyrie , del lontano 1992
d.r.i.
Domenica 10 Gennaio 2021, 17.05.14
2
Vero, una di quelle ottime band poco considerate. Anche se poi questo, per me, sarà l’ultimo valido.
LUCIO 77
Domenica 10 Gennaio 2021, 13.51.40
1
Dopo aver ascoltato questo bell'Album ho fatto una riflessione.. 30 anni fa, quanti Gruppi dignitosi come questo hanno passato la loro carriera nell'oblio. Magari non li si conosceva neanche per nome.. Mentre al giorno d'oggi, con la possibilità (meno male) di ascoltare musica 24 ore su 24, anche il brano di una Band che viaggia qualitativamente sotto la soglia della sufficienza può essere sentito da chiunque? La risposta che mi son dato è: Credo Tanti..
INFORMAZIONI
1991
Noise Records
Death / Thrash
Tracklist
1. Choir of Horrors
2. Akasha Chronicle
3. Weeping Willow
4. Lycanthropus Erectus
5. Munchhausen Syndrom
6. Cautio Criminalis
7. Northern Command
8. Weena
Line Up
Andy Kaina (Voce)
R. B. Broggi (Chitarra)
Patrick Hersche (Basso)
Steve Karrer (Batteria)
 
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