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Kraftwerk - Computerwelt
16/01/2021
( 756 letture )
Esistono album capaci di trascendere dalla propria dimensione di appartenenza poiché pregni di significati talmente importanti da definire epoche.
Ancora oggi, a cavallo dell’era 2.0 e in un contesto, quello musicale, sempre più digitale e digitalizzato, ormai saturo di novità significative, risulta impossibile restare indifferenti dinanzi l’audace avanguardismo insito nella proposta dei Kraftwerk di Ralf Hütter e Florian Schneider e sui cui binari ha sempre corso la carriera dei tedeschi, geni visionari che non si sono mai limitati a stare al passo coi tempi poiché impegnati ad anticiparli con largo anticipo e puntualità.
La fine degli anni Settanta e l’inizio della nuova decade avrebbero infatti sancito nuovi fertili sentieri da esplorare per gli artisti, qualunque fosse il campo d’azione.
L’avvento dell’informatica, sul quale si sarebbe incentrata una fervida produzione di opere correlate, il più delle volte intrise di cupe previsioni e ambientate in scenari dal sapore post-apocalittico, era uno dei temi più dibattuti vista la velocità con la quale si susseguivano le innovazioni.
Da qui il cyberpunk: Blade Runner di Ridley Scott e Neuromante di William Gibson sono soltanto due esempi, il primo cinematografico e il secondo letterario, eletti a simboli dello sterminato universo di distopia futuristica che andava di moda nel lasso temporale coincidente con il 1981, anno di pubblicazione di Computerwelt, disco che avrebbe benissimo potuto fare da colonna sonora a gran parte dei lavori aventi come materia la cibernetica, l’informatica, la tecnologia e così via.

Archiviate le autostrade e i viaggi dei primi lavori, i Kraftwerk avevano già virato sul fantascientifico con il precedente Die Mensch Maschine, atto primo di un’ormai consumata staffetta fra l’aspetto umano e quello meccanico.
L’elettronica, arricchita da strumentazioni sempre più efficaci a plasmare la nuova dimensione evocata dai tedeschi, aveva onorato a pieno regime il compito assegnatole facendosi portavoce degli automatismi robotici tanto cari al raffinato gusto dei nostri.
Con Computerwelt, un concept album sul mondo dei computer, occorreva esasperare il sentimento di alienazione e straniamento a seguito del distacco dalla realtà umana, dando un’idea di claustrofobia sonora che rendesse la complessità del nuovo mondo che si andava profilando, ragion per cui i Kraftwerk decisero di legittimare il proprio sound avvalendosi in buona parte degli stessi strumenti citati nelle tracce.
Taschenrechner (Pocket Calculator nella versione internazionale del disco che fu pubblicato in diverse edizioni) si avvale della calcolatrice Casio FX-501P con interfaccia a cassetta FA-1 per ritmare la pressione dei tasti e di una tastiera giocattolo, tale Beegees Rhythm Machine, prodotta dalla Mattel.
L’attenzione per i dettagli, la ricorsività dei passaggi, la freddezza dei sintetizzatori e la distante nostalgia del cantato monocorde che avrebbe ispirato band come i Depeche Mode offrono un quadro tutt’altro che ottimistico rispetto alle belle promesse che lasciava presagire il progresso.
Non deve sorprendere, dunque, la cautela paventata da due personalità come Ralf Hütter e Florian Schneider, operanti nel clima di tensione susseguito dopo la spartizione della Germania in due blocchi.
in particolare il rapporto coi computer segna inevitabilmente la possibilità da parte dei governanti di esercitare un vero e proprio controllo sulle masse mediante l’immagazzinamento dei dati dei cittadini nei calcolatori.
L’aspetto più politico di Computerwelt trapela nell’omonima traccia che cita Interpol, Deutsche Bank, FBI e Scotland Yard come effettive minacce per la libertà delle persone, rivelando un aspetto, quello della protezione dei dati personali, sul quale si è posto l’accento soltanto da pochissimi anni.
Se da una parte permane il monito, dall’altra si registra una certa disponibilità a concedersi leggerezze, intravedendo del positivo nella possibilità di iscrivere le macchine in un più ampio discorso cosmopolita, di vicinanza fra le genti capaci come non mai di confrontarsi e comprendersi nelle veloci interconnessioni della rete.
I Kraftwerk, a tal proposito, colorano il disco pescando vocaboli da idiomi diversi, volti ad anticipare i miracoli del villaggio globale, come avviene ad esempio in Nummern dove spicca l’utilizzo del russo e dello spagnolo.
Eppure non basta.
L’universalità non riesce a scacciare le ombre dal più radioso dei futuri all’insegna delle macchine auspicato a gran voce.
A prevalere è la malinconia, l’angoscia tinta d’esistenzialismo, l’urgenza della risposta ad una domanda irrisolta posta alla base del connubio uomo-macchina che non si ottiene nemmeno in Computerliebe, il pezzo più riuscito del lotto, il cui orecchiabile jingle è stato riproposto recentemente dai Coldplay nella canzone Talk.
La contemporaneità non ha saputo esimersi dal pescare a piene mani dall’ennesimo capolavoro dei Kraftwerk che resta un caposaldo per tutti coloro che in seguito avrebbero deciso di comporre elettronica, synth pop, new wave e chi più ne ha, più ne metta.

Computerwelt è da molti considerato l’ultimo grande lavoro firmato dai Kraftwerk, benché critica e fan siano spesso discordi nel ritenerlo tale.
Ci piace pensare che, come spesso accade, alla base della grandezza di un disco risieda la spesso inevitabile conflittualità del binomio.
Il lavoro dei teutonici va comunque lodato nelle sue accezioni simboliche perché capace magistralmente di mettere in musica la scissione metafisica dell’io umano, privato di sentimenti e ragione e dunque alla stregua di un automa in balia dell’avvenire robotico al quale egli stesso ha contribuito, volente o nolente, a farne parte.
Operazione non da poco che ancora una volta questi straordinari musicisti, impegnati a riscrivere le pagine della musica in modo indelebile, non fallirono a sintetizzare, regalando uno sconcertante quanto allarmante quadro a metà fra distopia e speranza.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
72.16 su 6 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Lunedì 18 Gennaio 2021, 14.09.54
2
In effetti, lo considero uno dei meno riusciti della discografia dei Kraftwerk, almeno se lo si compara con gli eccellenti album che lo hanno preceduto. Capisco l'aspetto sociologico e antropologico che la notevole recensione mette in risalto e probabilmente l'intenzione del duo Tedesco era questa. Non sono personaggi che rilasciano dichiarazioni o interviste, quindi rimane una impressione sospesa. Dal punto di vista musicale, interessante l'utilizzo di congegni e macchinari computerizzati vari ma il sound è un po' noioso e poco piacevole. Non posso non dire che la copertina mi ricorda uno dei miei primi Mac... D'autres fois, mais ça continue. Au revoir.
L'ImBONItore
Lunedì 18 Gennaio 2021, 12.58.30
1
Invesce questo tghovo questo lavogho il piu' scaghso della logho carriera discograFICA sino ad ogha ghescenzita in eeeeee questo sito. De gustibus rembrenmbamtum est d'altghonde ! Caghi saluti !
INFORMAZIONI
1981
Kling Klang/Emi/Elektra
Elettronica
Tracklist
1. Computerwelt
2. Taschenrechner
3. Nummern
4. Computerwelt 2
5. Computerliebe
6. Heimcomputer
7. It's More Fun to Compute
Line Up
Ralf Hütter (voce, sintetizzatori, tastiere)
Florian Schneider (sintetizzatori, vocoder)
Karl Bartos (sintetizzatori, tastiere, drum machine)
Wolfgang Flür (percussioni elettroniche)
 
RECENSIONI
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