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Hulder - Godslastering: Hymns of a Forlorn Peasantry
19/01/2021
( 597 letture )
Nello sconfinato sottobosco del black metal underground, non è raro incappare in one-man band; ben più difficile è, invece, trovare progetti guidati e plasmati da una sola donna. Possiamo citare il progetto atmospheric black metal svedese Turdus Merula, il war metal della conterranea Yxxan, l'ucraina Ieschure e quello belga-statunitense protagonista della recensione odierna: Hulder, manifestazione solipsista di Marz Riesterer, che, dopo aver rilasciato tre demo, un EP ed un singolo con questo monicker, oltre ad un demo con i Bleeder, giunge con l’inizio del 2021 al suo primo full length, Godslastering: Hymns of a Forlorn Peasantry.

Un titolo altisonante che ricalca, nei toni, certi stereotipi del black metal novantiano (Anthems to the Welkin at Dusk, Enthrone Darkness Triumphant, Channeling the Quintessence of Satan, per citarne solo alcuni) e che cerca di indirizzare l'ascoltatore, prima ancora che si approcci alla materia puramente musicale, verso una certa direzione. La copertina, che pare condividere con il titolo del disco l’intenzione, è alla vista, a dire il vero, poco piacevole, con la composizione di fotografia a colori della musicista immersa nella natura e di maschera disegnata e dominata da una sola tonalità di verde-grigiastro e dai più classici elementi black metal, con tanto di demoni che paiono invitare l’ascoltatore ad oltrepassare il portale al quale fanno da guardia e, quindi, ad addentrarsi nell’ascolto. Accogliamo dunque il loro invito senza ulteriori indugi. Cosa troviamo? Troviamo una proposta schizofrenica, otto tracce per un totale di quaranta minuti scarsi di black metal sfaccettato e poliedrico, sempre, però, sotto il segno degli anni Novanta. Hulder mostra una grande conoscenza degli stilemi che hanno contribuito, in quel decennio, a rendere il black metal uno dei generi più variegati -checché ne dicano i detrattori- nel panorama estremo, unita ad una qualità tecnica non indifferente. Certo, non pensiate di trovarmi dinnanzi a musica complessa ed arzigogolata, con una scrittura barocca e piena di sottigliezze. Marz Riesterer, ora appoggiandosi alle cavalcate epic/viking à la Bathory (Creature of Demonic Majesty), ora alle sfuriate tipiche del più viscerale black metal in stile Darkthrone (Sown in Barren Soil), ora ripescando da quelle vibrazioni medievaleggianti che hanno reso grandioso Dark Medieval Times dei Satyricon, realizza un concentrato di metallo oscuro e grezzo che rifugge ogni orpello e dettaglio d’eleganza, elementi che, nel black metal contemporaneo, stanno ricoprendo un’importanza rilevante. Godslastering è un disco reazionario e tradizionalista, fiero della propria indole cruda e rozza. Rari sono i momenti in cui le asperità sonore e le distorsioni vengono messe da parte. È il caso di tracce come De Dijle, brano che vanta la maggior durata all’interno del disco, e A Forlorn Peasant’s Hymn. Sono questi due esempi, specialmente il secondo (per chi scrive, il pezzo meglio riuscito del disco), che mettono in mostra il talento della polistrumentista, in grado di destreggiarsi, come sinora abbiamo cercato di mostrare, tra diverse atmosfere e stili. De Dijle è un lungo brano attraversato da una chitarra acustica fortemente riverberata attorno alla quale si avviluppano i sintetizzatori donando, coadiuvati dai sussurri gutturali della Nostra, un alone di mistero ed angoscia che affascina, un effetto, tuttavia, limitato dall’eccessiva lunghezza, che con il passare dei minuti perde il proprio mordente; A Forlorn Peasant’s Hymn, invece, è aperta da un intro che è un concentrato di suggestioni ambient guidate da un tranquillo arpeggio di chitarra e dall’eterea voce in clean di Hulder, prima di concedersi al fascino perverso e distruttore del black metal più cavernoso e ruvido.

I tanti black metal che confluiscono in questo interessante debut album sono sintomatici della genesi dello stesso, un atto di amore di Marz Riesterer nei confronti di questa vastissima regione musicale. Certamente non un disco scevro da difetti, il primo dei quali è una sensazione di ridondanza che, con il susseguirsi degli ascolti, penetra sempre più nella mente dell’ascoltatore, Godslastering: Hymns of a Forlorn Peasantry è comunque un lavoro che lascia ben sperare per il futuro di questo progetto solitario. Segnamoci tutti quanti il nome di Hulder: nei prossimi anni potrebbe darci più di qualche soddisfazione.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
41.8 su 5 voti [ VOTA]
Immolazione
Mercoledì 27 Gennaio 2021, 12.40.39
1
A me è piaciuto tanto e gli avrei messo anche 75, anche se non propone niente di nuovo lo fa con personalità, onestamente non l'ho trovato così ridondante (ma suppongo sia una questione di gusti e/o di sensazioni)
INFORMAZIONI
2021
Iron Bonehead Productions
Black
Tracklist
1. Upon Frigid Winds
2. Creature of Demonic Majesty
3. Sown in a Barren Soil
4. De Dijle
5. Purgations of Bodily Corruptions
6. Lowland Famine
7. A Forlorn Peasant’s Hymn
8. From Whence an Ancient Evil Once Reigned
Line Up
Hulder (Voce, Tutti gli strumenti)
 
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