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Draconian - Under a Godless Veil
20/01/2021
( 952 letture )
Come si conviene per tutti i moniker di un certo prestigio e di rilevante importanza, c’era ovviamente particolare attesa per la nuova release dei Draconian. La band nasce nel 1994, quel periodo indubbiamente magico per un certo filone metal oscuro e tenebroso, nel quale progredivano band come Theater of Tragedy o The Gathering, o ancora Paradise Lost. All’epoca formazioni illustri che avrebbero consegnato alla storia capolavori immortali ed unici, tanto fondamentali da aprire le porte al doom di stampo gotico e dare linfa vitale ad un nuovo genere. Formazioni dalle quali i Draconian hanno attinto molto, diventando prima uno tra i nomi principali della seconda fascia e, dopo che i capostipiti hanno virato verso altri lidi, affermandosi tra i portastendardo del genere. Perchè ai Draconian quantomeno va dato il merito di essere rimasti sempre coerenti alla dottrina del doom gotico, raccogliendo l’eredità dai maestri senza mai spostarsi dal filone, tanto bene avevano imparato la lezione.

Fatto sta che nella maggior parte dei casi sono stati visti come una band sopravvalutata, una via di mezzo tra i primi Tirstania e i My Dying Bride, ma con meno classe e senza quel carisma a cui i nostri svedesi sembrano dover aspirare solo in sogno. Si tratta solo di calunnie gratuite o tutto ciò è vero? Ebbene, forse sì, ma solo in parte. Perchè è vero che i Draconian hanno ripreso la formula del gothic doom con tutti i suoi annessi e connessi, non ultima la contrapposizione vocale nell’arcinoto "Beauty and the Beast", ma va considerato che il genere di per sè, a meno che non escludiamo rari casi come i Novembers Doom, aveva esaurito il suo momento d’oro in breve tempo ed era caduto nell’autocitazionismo già qualche anno dopo. In aggiunta, sebbene il sottogenere sia soggetto ai mutamenti del tempo più di altri, gli svedesi hanno sempre dimostrato una certa dignità di fondo che ha permesso loro di non partorire mai lavori scadenti. Da quando uscì Where Lovers Mourn fino adesso ne è passata di acqua sotto i ponti, ma la band è rimasta sempre la stessa, ancorata allo stesso scoglio senza lasciarlo mai. Questo non significa che non abbiano cercato di aggiornare il loro sound, fase inquadrabile al periodo di Turning Season Within e Burning Halo, che contro ogni pronostico sono piaciuti abbastanza. Momento decisivo della loro carriera lo hanno avuto non tantissimi anni fa, quando hanno dovuto affrontare un cambio di line up con l’abbandono della storica voce Lisa Johansson. Fortuna vuole che siano riusciti a sopperire alla defezione con l’ingresso in formazione di Heike Langhans direttamente dal Sudafrica, il che ha impedito alla band di sfaldarsi, evitando così che calasse il drappo nero della fine anche sulle teste Draconian, cosa che sarebbe stata ancora più inevitabile se si considera poi l’abbandono di Fredrik Johasson dopo la pubblicazione di Sovran. L’uscita di quell’album segna un ritorno alle origini da parte della band, ripristinando quell’impostazione gothic doom tradizionale che aveva fatto storia nella seconda metà degli annni novanta.

Con impliciti e vari riferimenti filosofici e teologici che impongono un certo bagaglio culturale, è su queste coordinate stilistiche che si presenta il concept album Under a Godless Veil. Partiamo subito con il dire che questo nuovo lavoro ha subìto un alleggerimento rispetto alla formula consolidata, ma non per questo si ha una semplificazione della tessitura compositiva. In poche parole, meno estremo ma comunque intricato e profondo. A scanso di equivoci bene chiarire subito che c’è tutto quello che ci si aspetta dai Draconian: atmosfera tragica, rallentamenti doom, riff sia pesanti sia appena tangibili a seconda dei casi, growl profondo e voce femminile eterea ma sofferente. Si inizia bene con Sorrow of Sophia, introdotta dal primo arpeggio che sembra provenire da anguste stanze, ad aprire l’ingresso della voce che regnerà incontrastata fino al sopraggiungere dei riff. In effetti la canzone vive sulla alternanza di momenti di solitudine vocale con stacchi strumentali, ora agressivi ora atmosferici. Non manca l’apporto della voce maschile, prima sul parlato in piena tradizione gothic e poi con il ruggito del growl, tutti aspetti che messi insieme delineano la cornice della canzone, in cui regnano desolazione e dolore. The Sacrificial Flame è il singolo estratto ed è proprio il caso di dire che la musica cambia, con l’affermarsi del doom, emerso finalmente dalla profondità delle catacombe, dei riff che ci attanagliano in uno scenario funereo ed il loro incedere ha lo stesso effetto dello scoperchiare le tombe. A mettere il sigillo e rendere definitivamente memorabile la traccia ci pensa l’assolo di Johan Ericson in chiusura. Si prosegue con Lustrous Heart, il cui suono allucinato ma continuo ci trascina subito in un’atmosfera magniloquente, con delle tonalità che sembrano per la prima volta mostrare un barlume di luce a squarciare l’oscurità creata dalle precedenti, accompagnando quella che è a conti fatti un’invocazione. Il brano si sviluppa con l’alternanza di voci, brave a districarsi nel loro intreccio, e il sopraggiungere della fuga chitarristica verso la fine ci fa naufragare e disperdere tra gli infiniti spazi del vuoto. Sleepwalkers è un altro singolo e tutto sommato l’episodio dove la deriva verso l’alleggerimento dei Draconian si sente maggiormente. La voce femminile si staglia sopra la base strumentale mentre il growl di Anders Jacobssen è relegato in secondo piano, come a fungere da eco alle parole di Heike Langhans, rimanendo a un volume nettamente più basso. Il nostro viaggio prosegue con Moon Over Sabaoth, che richiama quanto già accennato nella precedente Lustrous Heart, ma accentuandolo ulteriormente, come se ora l’ascensione verso l’alto fosse qualcosa di molto più tangibile nonostante si incontrino maggiori difficoltà sul cammino. Senza dilungarsi troppo a lungo in ogni capitolo di questa tracklist, possiamo affermare che gli episodi migliori della seconda metà sono Sethian e la conclusiva Ascend Into Darkness. Ricorderete sicuramente, a inizio recensione, quando si è espresso il concetto secondo cui il sound dei Draconian si fosse ammorbidito, lasciando emergere maggiormente la parte di stampo gotico e limitando la parte più estrema a rari episodi. Questo è uno di quei casi, perchè dopo l’intro di circa un minuto l’attacco è furente e l’aggressività si fa massima, con una batteria forsennata. Ci sarà sempre la transizione tra parti lente e parti accellerate, e non mancherà di strizzare anche l’occhio al melodic death in determinati frangenti. Ascend Into Darkness invece pone fine all’album, dopo averci accomiatato con quasi nove minuti di cambi di tempo, strutturalmente la più articolata dell’intero lotto e probabilmente anche la migliore. Come la conclusione di un viaggio al termine del quale si ripensa a tutti i passi che si sono dovuti compiere, la traccia si presenta come la summa di tutto quello che è racchiuso all’interno dell’album, con molteplici cambi di tempo, un growl vigoroso e momenti particolarmente oscuri. Una menzione d’onore anche a Claw Marks On The Throne, che nonostante abbia il miglior titolo della tracklist e quindi parta in vantaggio, risulta non essere però particolarmente memorabile, sebbene presenti alcuni momenti molto incisivi come le parti in growl ed il coro che si inserisce improvvisamente a sottolineare il climax evocativo del brano.

Non facile sbilanciarsi nel giudizio, dato che risulta pressochè inevitabile un confronto con Sovran, e la maggior accessibilità (sempre da prendere con le pinze), potrebbe a seconda dei casi portare l'ascolto ad essere più o meno apprezzato. Under a Godless Veil è sicuramente un album degno della fama dei Draconian e, se da un lato perde di cattiveria ed aggressività rispetto al suo predecessore, allo stesso tempo non ne risente particolarmente sotto l’aspetto evocativo o dell’efficacia. Non si può parlare di una gemma o di un capolavoro, ma comunque si tratta di un’ottima release, con una robusta ossatura per la creazione dei brani e una discreta longevità in tutta la tracklist, che si dimostra omogenea dal punto di vista qualitativo ma tuttavia non nasconde i suoi picchi. Si conferma una delle uscite fondamentali per gli appassionati del doom, che tanto la attendevano ed altrettanto tranquillamente la possono ascoltare senza il timore di rimanere delusi, perchè la sostanza c’è ancora.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
83.96 su 25 voti [ VOTA]
megadeth74
Domenica 31 Gennaio 2021, 7.33.41
8
Sicuramente il TOP album del 2020 per quanto riguarda il filone gothic/doom. Fenomenale la voce angelica di Heike.....come direbbe il mio amico Dan.... per me numero 1. Da comprare ieri....Voto 90
Pacino
Sabato 23 Gennaio 2021, 6.49.48
7
Mi è piaciuto molto, mi ricorda i migliori Paradise Lost. Voto 83.
M. G.
Venerdì 22 Gennaio 2021, 13.03.54
6
Non è chiaramente un album originale e ha un sound vecchiotto, MA è comunque ispiratissimo testualmente e strumentalmente, riesce a coinvolgere ed emozionare. Laddove si aggiungono dei tocchi dark ambient, la proposta si fa anche un più personale di quanto i singoli han lasciato pensare. I brani migliori credo siano "Sorrow of Sophia", "Burial Fields" e soprattutto "The Sethian", coi suoi contrasti di calma ed aggressività; diversamente dal recensore, in top colloco anche "Claw Marks on the Throne", anche solo per il climax finale da brividi e lacrime. Avrei preferito sentire più spunti personali e freschi, ma anche così com'è quest'album mi è piaciuto davvero tantissimo. Sicuramente nella mia top10 metal del 2020, ed è anche nella mia top3 degli album dei Draconian! Al prossimo giro, però, magari sarebbe il caso di inserire qualche elemento nuovo, magari aumentando gli spunti electro-ambient sentiti in "Burial Fields".
Le Marquis de Fremont
Venerdì 22 Gennaio 2021, 12.12.19
5
Veramente un ottimo album che riporta le sonorità dei primi due bellissimi album, una tendenza che si era avvertita anche nel precedente Sovran. Hanno ripreso a produrre dell'eccellente songwriting e le canzoni sono di nuovo emozionanti, pregne di una malinconia avvolgente e fortemente evocative. Qui hanno anche migliorato nel diversificare maggiormente i pezzi, pur restando nel loro caratteristico sound. La cantante è bravissima. Tra le migliori uscite del 2020. Au revoir.
Korgull
Giovedì 21 Gennaio 2021, 20.01.10
4
Bellissimo, un viaggio in un'altra dimensione
Rob Fleming
Giovedì 21 Gennaio 2021, 8.52.11
3
Non li conoscevo, mai sentiti nominare, eppure non sono un gruppo agli esordi; eppure il genere l'ho sviscerato in lungo ed in largo. Complice l'investitura di top album su Classix Metal li ho provati. Mi chiedo dove fossi stato sino ad oggi. Per me album stupendo. Lo sto, tutt'ora, ascoltando a ripetizione; non pensavo di aver ancora bisogno di certe atmosfere. Si vede che mi sbagliavo.
Cipmunk
Giovedì 21 Gennaio 2021, 8.50.17
2
L ho ascoltato... Tutto fatto molto bene, dai suoni, ai brani.. Rispetto al passato l ho trovato privo di mordente... 84 decisamente troppo.
valz
Mercoledì 20 Gennaio 2021, 20.25.13
1
ascoltavo i draconian ai tempi dei primi due dischi, da grande appassionato del genere. erano anni che non mi piaceva così tanto un disco di questo tipo. capolavoro. heike poi, è la ciliegina sulla torta. a mio modo di vedere una delle più grandi artiste attualmente (stratosferici i dischi di ison e molto interessante anche il nuovo progetto light field reverie). il brano sleepwalkers sembra ricordare le linee vocali dei sins of thy beloved!
INFORMAZIONI
2020
Napalm Records
Gothic / Doom
Tracklist
1. Sorrow of Phobia
2. Sacrificial Flame
3. Lustrous Heart
4. Sleepwalker
5. Moon Over Sabaoth
6. Burial Fields
7. The Sethian
8. Claw Marks On The Throne
9. Night Visitors
10. Ascend Into Darkness
Line Up
Anders Jacobsson (Voce)
Heike Langhans (Voce)
Johan Ericson (Chitarra)
Daniel Arvidsson (Chitarra)
Jerry Torstensson (Batteria)
 
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