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Einstuerzende Neubauten - Alles wieder offen
24/01/2021
( 388 letture )
Guidati dalla bellissima voce di Blixa Bargeld alias Christian Emmerich, (il quale annoiato dal fare parte soltanto di una band ha fatto pure il chitarrista per Nick Cave, mica uno qualsiasi), gli Einstürzende Neubauten pur essendo tra i più importanti e innovativi degli anni ottanta sono sempre stati amati o odiati senza vie di mezzo. Dopo un inizio fatto di strumenti davvero particolari come martelli pneumatici, tubi, lamiere e quelli ideati e assemblati da loro stessi con cui hanno rappresentato in musica i rumori della civiltà moderna e del consumismo, negli anni novanta affinano la tecnica e abbandonano i clangori metallici giovanili per darsi un sound molto più ragionato e studiato. Ma non solo, perché entrano in gioco lo straniamento e la riflessione che il teatro epico dovrebbe instillare negli spettatori; diventano così importanti le pause, i silenzi e l’importanza delle singole parole quasi recitate dalla voce di Blixa. Alles Wieder Offen si presenta con un collage molto originale e confuso di oggetti non ben identificati, con il rosso e il grigio come colori principali che vuole essere probabilmente una rivisitazione moderna dell’arte dadaista. All’epoca la band aveva istituito una raccolta di fondi che i fan potevano donare per la realizzazione dell’album e ne esiste anche una versione alternativa con quattro tracce in più: Wenn dann, Venuskolonie, Blue Ice e Birth Lunch Dead che poteva venire acquistata da chi aveva contribuito.
L’album si apre con Die Wellen brano che pare quasi una preghiera che si va man mano innalzandosi di intensità accompagnata dalla ritmica agitata di un pianoforte, seguito dalla meravigliosa Nagorny Karabach, un pezzo davvero rilassante e dall’andamento quasi jazzato che prende il nome dalla regione caucasica teatro di conflitti soprattutto dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Suggestivi i versi del testo che emanano una malinconia d’altri tempi:

Ich steig den Berg herunter
geh ins eine oder andere Tal
es ist geflaggt in allen Farben
in Bergisch-Karabach
Zwei große schwarze Raben
fressen die Pflaumen aus dem Baum
Ob die andere Stadt mich lieb hat?

Scendo giù dalla montagna
vado verso una o l’altra valle
bandiere sventolanti di tutti i colori
al monte Karabach
Due grandi corvi neri
divorano le prugne dall’albero
l’altra città mi ha voluto bene?


L’album alterna pezzi più percussivi come Von wegen, Unvollständigkeit, fino alla quasi nevrotica Weil weil weil e altri più blandi e rilassati come ad esempio Ich hatte ein Wort, introdotta da un riff di chitarra ipnotico e ripetitivo su cui si regge l’intero brano, semplice, eppure davvero di grande impatto, gioca sulla ripetizione sia musicale che lirica incalzata anche dalla parte percussiva quasi a farla diventare un mantra. Molto curioso il testo:

Ich hatte ein Wort
ein rundes, rund wie eine Orange
es hat mitunter, mitternachts, den ganzen Innenraum mir erhellt
die Frucht war nach der Natur bewachsen
einem Foto des Mondes neben dem Bett

Io avevo una parola
una tonda, tonda come un’arancia
essa talvolta, a mezzanotte, l’intero interno mi ha illuminato
il frutto era cresciuto secondo la natura
una foto della luna vicina al letto


Von Wegen nasce con un sussurrio di synth e poi di voce quasi “umidi”, per poi proseguire con un giro di basso e via via percussioni che da blande si fanno via via sempre più martellanti e allo stesso tempo decisamente profonde. Arriviamo al pezzo più curioso dell’album Let’s do it a Dada, che non è altro che la trasposizione in musica della letteratura e dell’estetica artistica del dadaismo in versione teatrale, ed è per questo che il pezzo, per essere pienamente compreso, andrebbe visto in una performance live con N. U. Unruh che ad un certo punto spunta da una postazione nelle retrovie del palco con un curioso cappello recitando le strane parole no-sense del testo. Gli Einstürzende Neubauten non sono certo nuovi a sperimentazioni e a stranezze musicali, ma con questo pezzo sono riusciti a raggiungere l’equilibrio fra rumore, musica, sperimentazione e forma canzone. Dopo aver giocato a scacchi con Lenin a Zurigo e aver persino il bagno con “l’Urtext”, il testo originario, il protagonista parla con il signor Marinetti e la signora Russolo (probabilmente un omaggio al futurismo italiano) e veniamo investiti da un fastidioso campanello che pare quasi esserci appena suonato in casa nostra. Gli echi di Alles wieder offen sono decisamente ottantiani con un uso decisamente abbondante di synth. Unvollständigkeit il brano più lungo dell'album con i suoi nove minuti di durata si sviluppa attraverso un cantato recitato di Blixa Bargeld e un altro testo decisamente stravagante e criptico che meriterebbe di essere trattato in altra sede. Quasi tribale il ritornello accompagnato ancora una volta da percussioni e dal basso sempre presente di Alexander Hacke fino a sfociare in una serie di urla non ben definite. Concludono il disco la profondissima Susej con un basso accordato su tonalità molto basse e Ich warte, retta da arpeggi di chitarra e messa come conclusione di un album che ha già detto tutto e si è giocato le sue carte migliori tirando il sipario (teatrale) anche qui all’ultimo e forse nemmeno inaspettato, innalzamento di tensione musicale.

Il punto di forza di questo album sta nell’equilibrio fra la sperimentazione e la forma canzone più canonica, quasi pop se vogliamo, inteso chiaramente come pop di classe che solo gli Einstürzende Neubauten sanno scrivere; l’equilibrio fra qualche ruggito che ancora arriva dal passato più industriale e la maturità che tranquillizza. L'ipnotismo di certi riff così semplici, eppure davvero coinvolgenti che arrivano a trasformarsi quasi in un mantra uniti ad un uso sapiente delle parole e alla parte percussiva che è sempre stato un loro punto forte e particolarità. Una band che ha saputo evolversi negli anni, invecchiare senza strafare, senza snaturarsi, non è da tutti invecchiare così bene. Complimenti.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
Kurujai
Domenica 24 Gennaio 2021, 14.14.07
1
Tra i loro migliori dischi. Weil Weil Weil ipnotica come poche ! Voto 85
INFORMAZIONI
2007
Potomak
Industrial
Tracklist
1. Die Wellen
2. Nagorny Karabach
3. Weil weil weil
4. Ich hatte ein Wort
5. Von Wegen
6. Let’s do it a Dada
7. Alles wieder offen
8. Unvollständigkeit
9. Susej
10. Ich warte
Line Up
Blixa Bargeld (Voce, Chitarra, Tastiere, Percussioni)
Alexander Hacke (Basso, Voce)
Jochen Arbeit (Chitarra, Voce)
N.U. Unruh (Percussioni, Voce)
Rudolf Moser (Percussioni, Voce)
 
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