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Napalm Death - The Code Is Red… Long Live the Code
30/01/2021
( 815 letture )
L’uscita dell’ultimo Throes of Joy in the Jaws of Defeatism ha risvegliato nel sottoscritto e in molte altre persone l’impellente bisogno di dare una bella rispolverata alla discografia dei leggendari Napalm Death, padrini del grindcore e alfieri di un death metal tra i più genuinamente feroci e senza compromessi da quarant’anni a questa parte.

I grandi classici li conosciamo tutti, dal seminale Scum alla maturità di Fear, Emptiness, Despair passando per i fondamentali From Enslavement to Obliteration e Harmony Corruption, ma bisogna ammettere che, pur tra fisiologici e naturali alti e bassi, i death/grinder di Birmingham non hanno mai dato alle stampe un album insufficiente e il qui recensito The Code Is Red… Long Live the Code non fa ovviamente eccezione, andando a costituire una piccola ma al tempo stesso piacevole gemma nella discografia degli inglesi. Tutti gli elementi per far felici i fan dei Napalm Death ci sono: i latrati sguaiati e urlati di derivazione hardcore di Mark ”Barney” Greenway, gli ibridi riff death/grind di Mitch Harris assassini, laceranti e pesantissimi, il tutto accompagnato da una sezione ritmica Embury/Herrera sempre sugli scudi e che non perde un colpo, dando il meglio di sé sia sulle velocità più brucianti che nelle sezioni più lente ed imponenti. La produzione regala dei suoni nitidi e precisi ma che allo stesso tempo riescono a trasmettere le sensazioni di ferocia primordiale che permeavano gli esordi della band. La tracklist si sviluppa su quindici tracce che spaziano dalle aggressive e urticanti Silence Is Deafening e Right You Are alla più “lenta” e robusta titletrack, dai riff moderni e il solo di basso di The Great and the Good agli stop n’ go di All Hail the Grey Dawn. nel corso degli anni qualcuno arriverà a criticarli per una scarsa “varietà musicale”, critica piuttosto inconsistente se si guarda qualità delle loro uscite discografiche e ad alcune uscite in particolare. Anche per questo, i Napalm Death risultano a dir poco inattaccabili, dimostrandosi una vera e propria macchina da guerra magari un po’ datata ma perfettamente oliata e funzionante, in grado di dare lezioni alle nuove leve ad ogni album nuovo.

Non sarà il più acclamato disco del loro repertorio, almeno se lo paragoniamo ai titoli più importanti e seminali, ma The Code Is Red… Long Live the Code sa regalare tre quarti d’ora di pura follia omicida e misantropa come solo i migliori Napalm Death sono in grado di fare. Keep grinding!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
79.45 su 11 voti [ VOTA]
duke
Domenica 31 Gennaio 2021, 20.49.49
6
...sempre ottimi....
Galilee
Domenica 31 Gennaio 2021, 13.10.55
5
Utopia banished rappresenta uno dei loro apici. Probabilmente è il mio preferito.
LUCIO 77
Domenica 31 Gennaio 2021, 12.03.21
4
Come mai Utopia Banished non viene menzionato? Né fra i Grandi classici né fra gli Album fondamentali.. Almeno nella seconda categoria ci sta benissimo.. Curiosità..
Aceshigh
Domenica 31 Gennaio 2021, 11.44.24
3
Ottimo album, specchio di una fase decisamente convincente della band (che si potrebbe più o meno far partire da Enemy of the Music Business). Con un album del genere i fans dei Napalm Death non possono che andare sul sicuro, anche se la deflagrazione totale per me ci sarà con il successivo Smear Campaign. Voto 80
Metal Maniac
Sabato 30 Gennaio 2021, 16.06.08
2
beh a sto punto mi pare che manchi solo quello che io reputo "er mejo", e cioè "utopia banished"... arriverà credo... di questo "morale" è inquietante e minacciosa...
Galilee
Sabato 30 Gennaio 2021, 14.35.27
1
Album davvero superlativo dal sound molto particolare, quasi un pò noise industrial, bellissima Morale. Voto 85.
INFORMAZIONI
2005
Century Media Records
Grindcore
Tracklist
1. Silence Is Deafening
2. Right You Are
3. Diplomatic Immunity
4. The Code Is Red... Long Live the Code
5. Climate Controllers
6. Instruments of Persuasion
7. The Great and the Good
8. Sold Short
9. All Hail the Grey Dawn
10. Vegetative State
11. Pay for the Privilege of Breathing
12. Pledge Yourself to You
13. Striding Purposefully Backwards
14. Morale
15. Our Pain Is Their Power
Line Up
Mark Greenway (Voce)
Mitch Harris (Chitarra)
Shane Embury (Basso)
Danny Herrera (Batteria)

Musicisti ospiti
Jamey Jasta (Voce sulla tracce 6, 8)
Jello Biafra (Voce sulla traccia 7)
Jeff Walker (Voce sulla traccia 12)
 
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