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The Wailers - Catch A Fire
03/02/2021
( 549 letture )
Catch A Fire è una pietra miliare della musica reggae.
Un’affermazione potente e gigante, ma essenzialmente veritiera, in quanto con questo album i nomi di Bob Marley e The Wailers fece il giro del mondo e, la musica di una piccola e sperduta isola caraibica irruppe in ogni angolo del globo.

Pronti via, riavvolgiamo il nastro della storia e torniamo indietro nel tempo per conoscere meglio le dinamiche dietro a questa singolare e quasi filmografica storia. I The Wailers sono a Londra di supporto al tour di Johnny Nash (che finisce burrascosamente…) e si ritrovano quindi in mezzo a una strada senza sapere che fare e dove andare. Grazie all’aiuto del tour manager ottengono i contatti con Chris Blackwell, proprietario della Island Records etichetta allora emergente e dalle grandi potenzialità. I "rude boys" irrompono nel suo studio senza preavviso, lui ne annusa il talento e, nonostante tutti lo ammonissero nel fidarsi del gruppo, lui si fidò del suo istinto e diede alla band 4 mila sterline, biglietti aerei per ritornare in Jamaica e, impose alla band in cambio a tutto ciò, la promessa di un loro imminente ritorno in Inghilterra con il primo LP di musica reggae della storia, da lanciare sul mercato discografico mondiale. Dopo un lasso di tempo indecifrabile (molto per l’inglese, molto poco per i jamaicani. ma si sa che in Jamaica il tempo è differente) Marley & Co. fanno ritorno a Londra con una manciata di brani che Blackwell ritenne ottimi, seppur da rendere più occidentali, nella sua mente c’era l’idea di irrompere nei mercati musicali mondiali, quindi quel suono doveva esser "colorato" e leggermente modificato. Nella mente di Marley (orgoglioso padre-padrone della sua musica) c’era la voglia di sfondare ed emergere, di fida del produttore e "lo asseconda". Si chiudono quindi tutti in studio, vengono eseguite moltissime prove, variazioni e modifiche, il suono da rude piano piano viene ammorbidito finché l’opera non è pronta per essere impressa su vinile.

Il suono cosmopolita, militante, il nuovo stile "reggae" è inciso qui, dietro a ore e ore di ricerca e prove in studio dietro alla ricerca di nuove sfumature, di toni più morbidi e caldi, di un mood che non andasse a snaturare la sua origine ma che potesse esser appreso ad apprezzato anche da chi ne fosse totalmente estraneo. Ecco quindi il larghissimo uso di sovraincisioni strumentali, armonizzazioni vocali influenzate dalla r’n’b, momenti rock in equilibrio con strumenti caraibici e ritmi afro. Catch A Fire ancora oggi è riconoscibile per il suo calore analogico e per la sua atmosfera unica. Sono nove i brani che lo compongo: Concrete Jungle apre le danze con la sua atmosfera dai sapori tristi e malinconici dove i The Wailers cantano la giungla che ogni giorno milioni di uomini e donne devono affrontare per sopravvivere e, prosegue con Slave Driver che risulta essere un canto contro lo schiavismo e la disparità di razza, temi che sono alla base anche della successiva 400 Years cantata e scritta da Peter Tosh. Così come la seguente Stop the Train, lento e flemmatico brano ripreso negli anni a seguire in decine di cover e campionamenti.

Con Baby We’ve Got A Date il mood cambia decisamente ed è tutt’oggi impossibile non lasciarsi trainare dal ritmo e dal movimento della sua melodia, stesso discorso per Stir It Up che porta con sé una delle più leggendarie linee di basso elettrico della musica reggae. Kinky Reggae e No More Trouble resteranno due capisaldi della musica di Marley, con i loro testi impregnati di messaggi di pace, amore e positività. A chiudere la tracklist c’è Midnight Ravers con la sua aria di festa interminabile accostata provocatoriamente ad un profondo e significativo testo apocalittico.

La risposta che ricevette allora Catch A Fire fu estremamente propositiva, il mondo stava affacciandosi alla musica e alla cultura reggae, persone che prima di quel momento nemmeno sapevano dove fosse la Jamaica si trovarono a battere il tempo in levare dei The Wailers. Fu il vero trampolino di lancio del gruppo, ciò che ne sarebbe conseguito era inimmaginabile allora (non per Bob in fondo, lui la sua missione la conosceva e inseguiva fin da bambino). Quarantotto anni dopo possiamo ritenere questo album a dir poco fondamentale nella storia della musica, in quanto rappresenta il momento più bello e originale di Marley: un perfetto equilibrio tra purezza di intenzioni e una magnetica forza comunicativa. Il ragazzo di Trechtown (nonostante la ferrea volontà di emergere) in quel momento era inconsapevole di tutto ciò e, era altrettanto inconsapevole dell’imminente avvento della sua iconoclastia nella musica reggae…



VOTO RECENSORE
95
VOTO LETTORI
84 su 1 voti [ VOTA]
Fabio Rasta
Mercoledì 3 Febbraio 2021, 16.21.06
3
La Musica dei THE WAILERS, va di pari passo con il messaggio profetico di riscatto che essa contiene. X una serie di concatenazioni di eventi storici intercontinentali, i WAILERS, successivamente identificati x sempre nella immensa figura mistica di BOB, furono i perfetti rappresentanti del "lamento" che si alzava dalla miseria del terzo mondo, la voce dei dimenticati, degli emarginati, degli oppressi. /// La collaborazione di molti musicisti ospiti di assoluto rilievo (tra cui gente dei mitologici ma totalmente estranei Muscle Shoals Studios!), ne fanno un LP leggermente atipico nella loro discografia; se pur contenente già dei classici. Successivamente, i ragazzi cammineranno alla grande da soli. Questo e Burnin', escono ancora come THE WAILERS. La copertina originale è infatti quella dello zippo; questa, decisamente + iconica, è quella della ristampa.
Voivod
Mercoledì 3 Febbraio 2021, 14.49.55
2
Probabilmente non è il miglior album di Marley, ma è un manifesto del reggae. Ha un'incredibile importanza storica
Black Me Out
Mercoledì 3 Febbraio 2021, 11.43.44
1
Non il mio disco preferito dei Wailers - anche se Stir It Up l'ho suonata fino allo sfinimento e lo considero un brano perfetto sul quale esercitarsi con lo strumento studiando scale e modi differenti - ma un caposaldo imprescindibile del reggae e della music pop in generale. Il voto è alto e giustificato storicamente, ma per i miei gusti il meglio deve ancora arrivare (a livello puramente soggettivo i dischi migliori di Marley sono Rastaman Vibrations del '76 e Survival del '79, oltre al gigantesco Live Forever del 1980). Apprezzo comunque tantissimo questo excursus su Bob Marley e sul reggae, spero continui!
INFORMAZIONI
1973
Island records
Rock
Tracklist
1. Concrete Jungle
2. Slave Driver
3. 400 Years
4. Stop The Train
5. Baby We’ve Got A Date
6. Stir It Up
7. Kinky Reggae
8. No More Trouble
9. Midnight Ravers
Line Up
Bob Marley (Voce, Chitarra)
Peter Tosh (Voce, Chitarra, Organo, Piano)
Bunny Wailer (Voce, Conga, Bongo)
Aston Barret (Basso)
Carlton Barret (Batteria)
 
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