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The Straddlerz - The Straddlerz
14/02/2021
( 698 letture )
Un duo italo-argentino nuovo di pacca. Ecco i The Staddlerz, binomio dedito all’hard rock stradaiolo ed energico con punte di acidità casinara e squagliante. Curioso sottolineare come è nato il nome della band. Era il 17 Luglio 2018 quando un’amica di Linda Filippin e Michael Reynal prenota per loro un concerto a New York. Indipendentemente dal loro status senza nome, la coppia si dirige entusiasta verso la venue dello spettacolo e, mentre zigzaga lungo la Bowery, il monicker nasce improvvisamente nelle loro menti: The Staddlerz. Linda (voce) e Michael (chitarre) hanno formato il combo per un reciproco apprezzamento musicale, per lo sporco e rumoroso Hard che amano e per le rispettive frustrazioni affacciate sul mondo che li circonda. Durante questi anni caotici, il gruppo si è modificato sia come line-up sia come base operativa, spostandosi dagli States proprio qui in Italia, ed è pronto per lanciare l’omonimo album di debutto, qui in oggetto. Il disco d’esordio consta di 9 pezzi scatenati e maturi, prodotti e mixati da Lase Salgado e masterizzati da Steve Corrao.

Copertina colorata ma notturna, poi si parte con le danze. No Changes sguscia da una guitar in svisata, la ritmica è saltellante, la voce dura, doppiata, colora il tessuto musicale, il ritornello acchiappa per melodie e struttura mentre il solismo appare forsennato e piroclastico fino alla fine del pezzo: buon abbrivio. Streets Of Love gode di un riff terroso, la voce è mixata più bassa e non spicca come dovrebbe, ma Linda ci sa fare e si capisce chiaramente, grazie a tanta carica e grinta, ottimo l’intermezzo solista del suo pard che s’inventa una battaglia da guerre stellari per gli effetti usati, mentre sul finale la sei corde appare deragliante (in senso positivo) come certe cose del primo Slash. Addiction abbassa i ritmi ma aumenta il groove, la voce della female singer sbuca fuori piena e corposa sulla strofa, impennandosi sul bridge e diventando assai aggressiva nel chorus, mentre la batteria martella e l’ascia non rimane un attimo tranquilla: track bruciante. Circle Of Insanity parte lenta, stralunata, per poi trasformarsi in una mazzata sulle vertebre, la voce risulta roca e ricalca stilemi anni ottanta di cantanti femminili del panorama dell’epoca, mentre la struttura strumentale “sbadila” muscolosa, poi Open Your Eyes sbocca su ritmiche serrate, melodie dissonanti sull’entrata vocale, piacevolmente bizzarre, mentre l’inciso è gridato a pieni polmoni e mascella dura in attacco frontale, brandello riuscito senza dubbio con tante armonie facilmente memorizzabili e un solismo coinvolgente: impossibile da tenere a freno la guitar di Michael Reynal. Don’t Go Away è stupenda nella sua vena malata di paranoica lucidità, la singer sfodera una performance sconvolta, i suoni sono ovattati, ammorbanti e indovinati, bello l’alternarsi di situazioni durissime e accelerate che lasciano lo stage a nenie deliranti in trip: il solo è semplicemente da libidine, perfetto. Il primo singolo I’m Alive, con relativo clip artigianale ma divertente, è un manifesto del credo del duo, party selvaggio, stereotipi hard, voce stentorea e atteggiamenti focosi da frontwoman, la drums martella, le chitarre sono violento bondage sulla collottola, una sorta di spaccato della scena street ottantiana nella soleggiata e malata L.A.: ottimo biglietto da visita. Without You sparge il suo fascino maledetto, supportato dai vocalizzi trascinati, alternati ad attacchi sfrenati al microfono, chiude il lavoro Junkie Bastard. Chitarre roventi e granulose, rullante a mazzata, ritmo pesante, impuntature strumentali bellicose e l’interpretazione di Linda, a metà tra voce filtrata e stile personale con incazzatura. In questo brano finale mi tornano in mente cose dei Crue. La band è supportata dall’agenzia Rock’N’Growl Promotion e devo dire che ci sarà tanto lavoro da fare per loro, piazzare un album autoprodotto non è mai semplice, ma il primo passo nel calpestare il panorama del calderone metal dimostra personalità, idee e voglia di farcela, sfoggiando numeri intriganti. Certo, il genere oggi non è più in voga come decadi fa, ma ascoltare del fottuto hard rock in salsa alcolica è sempre incoraggiante e molto piacevole. Soprattutto se non si è cloni o altamente derivativi dai classici mostri sacri del genere.

La diatriba per i lettori davanti ad un self produced CD è sempre la solita, meglio assorbire tutte le tracce alla perfezione, con un suono gonfio e lucidato oppure pizzicare il fascino unico delle scelte primordiali della band, da studio, che evidenziano patine, acidità e sensazioni underground? Sinceramente ad ognuno la propria idea, io aggiungo solo che, colpito benevolmente da queste 9 tracce, mi piacerebbe ascoltare una prossima produzione dei The Staddlerz con qualche accorgimento e soldino in più. Ci sarebbe da divertirsi per resa sonora, songwriting ed evoluzione già stuzzicanti in questo primo passo. Buona la prima ragazzi.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
54.33 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2021
Autoprodotto
Hard Rock
Tracklist
1. No Changes
2. Streets Of Love
3. Addiction
4. Circle Of Insanity
5. Open Your Eyes
6. Don’t Go Away
7. I’m Alive
8. Without You
9. Junkie Bastard
Line Up
Linda Filippin (Voce)
Michael Reynal (Chitarre)

Musicisti ospiti
Pablo Schmidt (Chitarra)
Gary Hewes (Basso)
Alex Zanel (Basso)
Luke Lazy (Basso)
Robert Abrams (Batteria)
Santiago Rensonnet (Batteria)
Jimmy Falawine (Batteria)
 
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