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Love and Death - Perfectly Preserved
16/02/2021
( 557 letture )
Un graditissimo ritorno atteso da ogni vero fan del nu metal.
Dopo ben otto anni, Brian “Head” Welch finalmente rispolvera la sua seconda creatura più amata, quei Love and Death fondati nel 2012 come re-branding del suo progetto solista avviato in seguito al sofferto abbandono dei Korn.
Il debutto, uscito nel gennaio 2013, è stato un autentico toccasana per tutti i nu metallers nostalgici dei bei vecchi tempi andati: la casa madre era infatti reduce da un lungo periodo di stasi creativa iniziato da See You on the Other Side e proseguito con gli opachi Untitled, Remember Who You Are e il pastiche nu/dubstep The Path of Totality. In tali circostanze, Between Here & Lost non poteva che essere accolto come una manna dal cielo poiché andava a riproporre tutte le caratteristiche salienti del nu metal che Jonathan Davis and co. sembravano aver dimenticato, in primis i tanto amati/odiati riff in downtuning made in Bakersfield che hanno scosso il mondo del metal a partire dal rivoluzionario self-titled del ’94. Un album più Korn dei Korn di allora dunque, con in aggiunta una buona dose di melodia e tematiche prettamente cristiane.
Nello stesso anno si concretizzò anche la tanto sospirata reunion e il chitarrista rientrò alla base riuscendo così a risollevare la carriera dei californiani a partire dal buon The Paradigm Shift fino al recente e molto apprezzato The Nothing.
Questo ha ovviamente inciso sui Love and Death, relegati in panchina e riemersi solo ora con questo Perfectly Preserved che vede, accanto a Head e al confermato JR Bareis, due new entry: il chitarrista dei Breaking Benjamin (nonché produttore del primo disco) Jasen Rauch al basso e Isaiah Perez dei Phinehas dietro le pelli.

Nonostante un ascolto superficiale potrebbe far pensare che non ci siano grandi cambiamenti tra le due uscite, in realtà un orecchio più attento non può mancare di rilevare delle differenze sia in termini di sound che di liriche: innanzitutto Bareis viene promosso a seconda voce e la contrapposizione tra le sue clean vocals super melodiche e il timbro corposo di Head, addetto anche alle parentesi in scream/growl, rappresenta il cardine su cui si edificano quasi tutte le tracce. Ciò viene a implicare una spiccata cura per i refrain, costantemente accattivanti e cuciti su misura per la rotazione radiofonica in virtù della loro leggerezza e facilità di assimilazione al primo colpo. Un simile espediente ha ovvie ripercussioni anche sull’impianto strumentale, la cui carica di nu metal duro e puro (propria dell’esordio) viene in parte depotenziata a favore di un misto tra nu e un alternative metal “light” alla Breaking Benjamin, tanto per capirci.
I testi invece, pur mantenendo un sostrato cristiano, sono incentrati su argomenti più attuali e “terreni” come la depressione, la salute mentale, l’isolamento, le difficoltà nelle relazioni quotidiane, il caos politico negli States e le dipendenze, quest’ultimo un tema molto sentito da Head in quanto proprio l’abuso di sostanze (crystal meth su tutte) è stato uno dei principali motivi del suo addio ai Korn.

Il primo assaggio del nuovo corso appena delineato si ha con Infamy, breve introduzione curata dal solo Bareis accompagnato da malinconiche note di piano e da un arrangiamento orchestrale. L’alternative metal catchy di Tragedy, con i primi scambi tra i due singer e il massiccio outro cadenzato, dà certamente più sostanza ma è con Down che i giochi iniziano a farsi seri: corredato da un videoclip con orologi che rimandano a quello della famigerata Never Never, il primo singolo fa saltare il banco con un dinamitardo riff che più nu metal non si può, avvince con le melodie ruffiane dei chorus e nel breakdown scandito dallo scream di Head trasporta appieno nel mondo Korn; in pratica tutto quello che i fan si aspettavano e volevano.
Successivamente la band, come nel primo disco con Whip It, fornisce una personale reinterpretazione di una canzone pop, scegliendo Let Me Love You di DJ Snake con la collaborazione dell’ex Flyleaf Lacey Sturm. Considerando che l’originale è una schifezza, la bella voce della cantante, le backing vocals in scream di Head e i riff nu metal fanno la loro figura e permettono di indorare una pillola altrimenti poco digeribile. Superato con timido imbarazzo questo divertissement, ci troviamo di fronte alla doppietta da applausi Death of Us e Slow Fire, entrambe impeccabili nel mostrare i due poli dei nuovi Love and Death, le seducenti melodie radio-friendly di Bareis e il cuore nu metal di Head che pompa energia vitale nei riff qui davvero vicini ai Korn.
The Hunter, un po’ troppo Breaking Benjaminiana, ammicca ma non conquista fino in fondo, mentre Lo Lamento (ri-registrazione del singolo uscito nel 2016) è un altro highlight in cui l’alchimia tra i due cantanti funziona alla grande e l’ombra benevola dei Korn torna a stagliarsi sui suoni delle chitarre e sul timbro di Head “alla JD” nel pesante breakdown sul finale. Pollice in alto anche per Affliction, dove le harsh vocals aspre del main vocalist bilanciano l’eccessiva zuccherosità di Bareis, e per la conclusiva White Flag, riuscita fusione tra nu e alternative metal radiofonico impreziosita da un inaspettato passaggio rappato e dalle convincenti clean vocals dell’ospite Ryan Hayes, frontman dei Righteous Vendetta.

Il sophomore album dei Love and Death si è fatto aspettare ma, ora che è arrivato, si può dire che l’attesa non è stata vana. Brian e i suoi compagni hanno infatti confezionato un lavoro molto soddisfacente dove le influenze dei due gruppi principali sono palesi ma convogliate in brani freschi, godibili e altamente melodici senza rinunciare all’indole nu ben radicata nei cromosomi del chitarrista con i dreadlock.
Perfectly Preserved è per i fan storici una tappa obbligata visto che ormai uscite del genere non sono più -ahimè- così frequenti e la presenza di Head, uno dei principali protagonisti dell’epopea anni ‘90/inizio ‘00, in questo senso non può che essere una garanzia di qualità.
Godiamoci dunque questa release e aspettiamo con calma il nuovo disco dei Korn: noi nu metallers saremo sempre meno, ma la nostra tenacia nell’amare il ramo più discusso del panorama metal continua a dare i suoi frutti anche nel 2021, a quasi vent’anni di distanza dalla supposta morte del genere nel 2003. Scusate se è poco.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
62.92 su 13 voti [ VOTA]
Daniele
Mercoledì 17 Febbraio 2021, 18.52.30
4
@Indigo mi fa piacere vedere delle ottime recensioni come questa ,su un genere che ho sempre amato . La cosa importante è che ci sia sempre e comunque spazio per tutti i vari sottogeneri del metal.
Altered
Mercoledì 17 Febbraio 2021, 10.57.09
3
La qualità c'è, il disco si lascia ascoltare con interesse, sono un grande estimatore di Head e dei Korn in generale quindi non mi sono lasciato sfuggire la release e ho fatto bene. Ottima la disamina di Jacopo che invoglia all'ascolto e dalla quale, come sempre, emerge la passione anzitutto per ciò di cui tratta e che arriva puntuale al lettore.
Indigo
Martedì 16 Febbraio 2021, 20.24.57
2
@Daniele, è esattamente quello che ho scritto e penso anche io. Sono gli "altri" (i detrattori del nu) che ritengono il genere morto e sepolto; anche per me un filone musicale non sparisce, certo può benissimo non essere più popolare e non avere più il seguito di un tempo, ma come ho segnalato nelle ultime righe una piccola e agguerrita sacca di resistenza rimarrà e tramanderà il verbo a futuri e volenterosi nuovi seguaci. Questo disco mi ha soddisfatto molto, non ho messo 80 perché avrei sinceramente gradito qualche bel riffone nu in più e qualche passaggio melodico in meno, però nel complesso Head ha fatto un buonissimo lavoro
Daniele
Martedì 16 Febbraio 2021, 18.19.46
1
ma io sono del parere che un genere musicale non sparisce,ci sarà sempre qualcuno che lo ascolta e che se ne frega delle mode del momento ,tipo me
INFORMAZIONI
2021
Earache Records
NuMetal
Tracklist
1. Infamy
2. Tragedy
3. Down
4. Let Me Love You
5. Death of Us
6. Slow Fire
7. The Hunter
8. Lo Lamento
9. Affliction
10. White Flag
Line Up
Brian “Head” Welch (Voce, Chitarra)
JR Bareis (Voce, Chitarra)
Jasen Rauch (Basso)
Isaiah Perez (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Lacey Sturm (Voce su traccia 4)
Keith Wallen (Voce su traccia 7)
Ryan Hayes (Voce su traccia 10)

 
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