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Paul McCartney - McCartney III
16/02/2021
( 488 letture )
Non riteniamo che Paul McCartney necessiti di presentazioni: in un periodo in cui in molti si fregiano di titoli che tutto sommato non gli appartengono, ben possiamo definire quest'uomo una leggenda vivente: membro di spicco dei Beatles, il gruppo più famoso di tutti i tempi, ha firmato alcune canzoni semplicemente immortali, per poi ritagliarsi una validissima carriera solista che lo porta ancora oggi, alla “veneranda” età di settantotto anni, settantanove a giugno a scrivere musica e tenere concerti.
Già, “tenere concerti”... una delle molte cose che, purtroppo, questa orribile pandemia che stiamo vivendo da ormai un anno ha reso impossibili, impedendo al tempo stesso a noi appassionati di passare una tranquilla serata ascoltando un artista che amiamo. Può sembrare sciocco parlarne quando molta gente lotta fra la vita e la morte nel momento stesso in cui vengono redatte queste righe, ma è giusto non dimenticarsi di tutte le bellezze che la vita ha da offrirci e di cui, si spera, torneremo presto a godere.

Anche il mostro sacro di cui parliamo, d'altra parte, come tutti, è stato costretto a fermarsi e stare a casa; proprio durante il primo lockdown, nella sua villa nel Sussex, ha partorito un album che potremmo definire “casalingo” e che costituisce l'ideale prosecuzione del lavoro effettuato con McCartney e McCartney II; non a caso, l'uomo che qualcuno ritiene un impostore (mai sentito parlare della leggenda Paul Is Dead?) ha battezzato McCartney III il suo diciottesimo album solista, nel quale, come sui predecessori, suona ogni strumento.
Poche semplici, gradevoli note di chitarra inaugurano Long Tailed Winter Bird, prima traccia dell'album, che si presenta quasi come strumentale, con pochi passaggi vocali fortemente effettati. E' un pezzo spiazzante, ma che si bea di una melodia accattivante e coinvolgente. Find My Way presenta invece un piacevole respiro pop in uno di quei pezzi che Paul McCartney potrebbe scrivere anche dormendo; certo, la voce non è più ammantata della dolcezza che possedeva in Yesterday, ma chi non metterebbe la firma per arrivare a quasi ottant'anni con le corde vocali ancora in grado di trasmettere emozioni? Peraltro, è bello che il testo della canzone costituisca un vero e proprio inno alla speranza anche nei giorni più bui. Pretty Boys è un pezzo quasi alla Springsteen, intimista e minimalista, che però riesce ancora una volta a centrare il bersaglio, offendo a chi ascolta tre minuti di relax. Women and Wines cambia ancora una volta le carte in tavola: è infatti un pezzo per pianoforte dai forti richiami blues e, molto probabilmente, è uno dei vertici del disco. Per essere morto molti anni fa, il nostro se la cava ancora benino...
Un rock d'annata anima Lavatory Lil, uno dei passaggi più scanzonati e briosi che troviamo nei quarantacinque minuti circa di McCartney III; viceversa, la lunga Deep Deep Feeling (otto minuti dal retrogusto jazz vagamente alla Lou Reed) convince complessivamente meno, pur contenendo una bella interpretazione dell'inossidabile Scarafaggio al microfono. Per fortuna il ritorno al rock di Slidin' ci consente di perdonare il nostro buon amico e compagno di mille ascolti! Ma sarete in grado di farlo ancora per The Kiss of Venus, unica traccia dove il nostro si affida a musicisti esterni per chitarra e batteria? Questa canzone non è affatto brutta, ma forse il vecchio leone osa un po' troppo con le corde vocali, con il cantato che di conseguenza risulta, a tratti, un po' forzato. Un buon pop invecchiato come un vino d'altri tempi anima la piacevole Seize the Day, il soul la fa da padrone sulla strana Deep Down, mentre le danze vengono chiuse dall'accoppiata Winter Bird/When Winter Comes, che cita il pezzo iniziale del disco prima di sfumare nel più “beatlesiano” dei pezzi di McCartney III. Il che, per inciso, è un bene.

McCartney III è un disco perfetto? Certamente no: presenta qualche brano sottotono e l'approccio minimalista non sempre paga; è però un disco delicato, intimista, che arriva dritto al cuore e vuole porsi come un raggio di Sole in un periodo che, diciamocelo, non offre molte ragioni per guardare al futuro con ottimismo. E, come si dice, scusate se è poco.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
74.87 su 8 voti [ VOTA]
vascomistaisulcazzo
Martedì 23 Febbraio 2021, 10.57.37
4
Dopo l'indigestione pop del precedente Egypt S avevo deciso di non seguire minimamente il progetto, poi causa vinili di 89 colori ho cominciato a sentire un fremito al basso ventre, le prime recensioni lo descrivevano come il Macca che piace a me ed è diventato magicamente l'album che più ho atteso nel periodo pre natalizio. Dopo 2 mesi sono molto soddisfatto, questo è il Paul che mi piace, minimale nei sound ma non nel gusto melodico, con una varietà sorprendente per età e passato. Non che centri qualcosa musicalmente ma mi sono sentito catapultato ad inizi 2000 con "Driving Rain" e "Chaos & Creation" bravo Paolino patrimonio assoluto dell'umanità.
Bob
Giovedì 18 Febbraio 2021, 10.59.31
3
Ottimo disco! 80
Rob Fleming
Mercoledì 17 Febbraio 2021, 9.13.23
2
Date uno strumento da suonare a Paul McCartney e lui lo farà. E se come batterista si limita a tenere il tempo e come chitarrista/pianista se la cava bene (soprattutto al piano) senza guizzi, la sua importanza e bravura come bassista è indiscutibile. Per quanto riguarda l'album in questione non è male. Il primo, quello del '70, beneficiava ancora delle atmosfere Beatles e piazzava quella che forse è la sua più bella canzone da solista, Maybe I'm amazed; il secondo era al passo con i tempi. Quei tempi, oggi è estremamente datato. Questo terzo è più vicino al primo episodio: scarno, essenziale, quasi blues-folk in certi episodi (ah se Johhny Cash potesse cantare Women and Wives), sperimentale in altri (Long Tailed Winter Bird). Posto che io do almeno 7 ai suoi album più scarsi (At Speed of sound - Silly love song andrebbe bandita per crimini contro l'umanità - Press to Play) a questo arrivo al 75.
Black Me Out
Martedì 16 Febbraio 2021, 22.36.55
1
Concordo con la recensione di Andrea, premettendo che adoro il McCartney più "moderno e barocco" dei due album precedenti, per me due vere perle. Questo McCartney III è indubbiamente un disco di classe, ma anche tanto di mestiere e questo si spiega col fatto che Sir Paul ha lavorato da solo senza influssi esterni, presenti - e anche tanto - nei due album che lo hanno preceduto. Spicca per i miei gusti Deep Deep Feeling, che continuo ad ascoltare con piacere, mentre il resto non mi ha mai sorpreso. Voto di stima per il musicista qui presente, che può bene o male permettersi di fare tutto senza dover dimostrare niente a nessuno, ma questo album non è di certo tra i suoi episodi migliori.
INFORMAZIONI
2020
Capitol Records
Rock
Tracklist
1. Long Tailed Winter Bird
2. Find My Way
3. Pretty Boys
4. Women and Wives
5. Lavatory Lil
6. Deep Deep Feeling
7. Slidin’
8. The Kiss of Venus
9. Seize the Day
10. Deep Down
11. Winter Bird/When Winter Comes

Line Up
Paul McCartney (Voce, Chitarra, Pianoforte, Clavicembalo, Organo, Mellotron, Sintetizzatore, Basso, Batteria, Percussioni)

Musicisti Ospiti
Rusty Anderson (Chitarra nella traccia 7)
Abe Laboriel Jr. (Batteria nella traccia 7)
 
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