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Sonic Flower - Rides Again
19/02/2021
( 695 letture )
Giappone e psichedelia vanno d’accordo da molto tempo e questo non lo scopriamo di certo ora; provengono proprio dal Sol Levante alcuni degli esempi migliori di rock psichedelico attuale e non, senza dimenticarsi di alcuni gruppi stoner/doom di notevole caratura tra cui possiamo citare i folli Acid Mothers Temple, i pesantissimi Boris, i meno conosciuti Hibushibire e i leggendari Church Of Misery.

Proprio da questi ultimi dobbiamo partire per andare ad analizzare il disco qui trattato: difatti il progetto Sonic Flower nasce nel 2001 dall’idea del bassista e fondatore dei Church Of Misery Tatsu Mikami, il quale, desideroso di sfogare i suoi impulsi più “classic rock”, decide di formare un side project insieme all’allora chitarrista della band Takenori Hoshi – che rimarrà coi Church Of Misery fino al 2006 – reclutando poi la chitarrista Arisa (non fate confusione con la cantante italiana mi raccomando) e il batterista Keisuke Fukawa, dal passato piuttosto estremo all’interno della scena death metal locale.
Nel 2003 il nuovo gruppo pubblica l’omonimo disco d’esordio per l’etichetta giapponese Leafhound Records guadagnando una buona dose di ottimi riscontri da pubblico e critica; seguono concerti di supporto a colossi come Electric Wizard e Acid King e l’idea di registrare subito un secondo album: Rides Again viene ultimato nel 2005, ma i componenti iniziano ad avere qualche problema tra di loro e questo si risolve con l’immediato scioglimento del gruppo. Rides Again non viene pubblicato e la band scompare fino al 2018, anno in cui lo stesso Tatsu Mikami decide di riformare il progetto con alcuni nuovi componenti. Un nuovo album è già in lavorazione, ma nel frattempo la sempre attenta Heavy Psych Sounds Records ha voluto estrarre dal cassetto i nastri di Rides Again per portarli alla luce e dare loro una degna pubblicazione su vinile.

Ed eccoci dunque ad ascoltare i cinque brani strumentali dei Sonic Flower risalenti al 2005, cui si aggiungono due cover di estrazione funk che ben si amalgamano al sound globale dei giapponesi.
Se vogliamo dare alcuni punti di riferimento per inquadrare la musica di Tatsu Mikami contenuta qui e nel disco d’esordio possiamo prendere in causa gruppi come Grand Funk Railroad, Cactus, Savoy Brown e Groundhogs, tutte influenze citate dai componenti stessi della band, ma queste sonorità di stampo blues e hard rock vengono reinterpretate dal quartetto con un’impostazione squisitamente stoner, che si traduce in fuzz grassi e unti, basso e batteria in evidenza e riff di chitarra a cascata, senza alcun virtuosismo di sorta, ma solamente la voglia di far muovere la testa e le gambe agli ascoltatori con brani pensati per funzionare dal vivo più che su disco. Non ci sarebbe altro da dire, i singoli brani non si differenziano affatto dallo schema appena descritto, variando sicuramente i riff e le strutture – che rimangono quelle di una jam improvvisata e incisa su disco – ma rimanendo praticamente sempre sulla stessa tonalità, senza mai fermare il groove irresistibile prodotto dai tamburi di Keisuke Fukawa, ingranaggio fondamentale per il sound della band.
Si punta totalmente sul ritmo dunque, questo è palese, i minutaggi contenuti sono un punto a favore e la brevità complessiva dell’album (meno di mezz’ora) rende il prodotto finale godibile senza stancare.

Non si può però affermare mai nemmeno per un istante di rimanere sorpresi o affascinati dalla musica dei giapponesi, che offrono un sunto di sonorità e ritmi già sentiti altre centinaia di volte negli anni eseguendo tutto in maniera ottima, ma senza aggiungere nulla che non sia già stato suonato e prodotto già negli anni ’70. Ironico poi come a risaltare nel mezzo della scaletta sia proprio una cover, nello specifico Stay Away, brano dei Meters che convince grazie all’uso dell’organo e di alcune sezioni soliste di gran gusto.
Il discorso dei Sonic Flower non si concentra su uno sterile revivalismo, bisogna dirlo, e la personalità del gruppo emerge nel momento in cui i suoni e le strutture blues rock vengono assimilate e rigurgitate con le regole dello stoner rock novantiano, ma anche in questo caso stiamo parlando di cose trite e ritrite e non a caso questo disco sarebbe dovuto uscire nel 2005. Certamente se fosse stata pubblicato in quell’anno Rides Again avrebbe goduto di ben altre sorti, ad oggi invece ascoltare questo disco fa sorridere di gusto e trasmette anche un certo senso di nostalgia. Non si vuole qui negare la godibilità della musica di Tatsu Mikami e compagni, tutt’altro, ma se il disco di debutto viene ancora oggi citato e lodato un motivo ci sarà (uscì nel 2003, ricordiamolo).
Ultimo appunto riguardo la produzione dell’album, granulosa e di stampo esplicitamente vintage; sicuramente coerente con il sound proposto, ma forse fin troppo penalizzante sotto certi aspetti: soprattutto i suoni di batteria risultano talvolta estremamente impastati quando invece come già detto Fukawa si fa notare per alcune finezze che qui inevitabilmente si perdono.
Non ci dilunghiamo oltre su questa pubblicazione, che di sicuro potrà rendere felici i completisti della scena rock giapponese e dello stoner in generale, ma che non si fa notare per altri grandi pregi, risultando alla fine dei conti un bel divertissement probabilmente più soddisfacente per i musicisti che vi hanno preso parte che per l’ascoltatore che vi presta orecchio.

Sarebbe interessante testare la validità di questi brani dal vivo, ma l’argomento è ora più che spinoso, tuttavia Rides Again potrà portare un po’ di solarità e spensieratezza nelle vostre giornate, oltre a farvi scuotere piacevolmente i fianchi con la sua dose di groove ipnotico.
Non parliamo dunque di un album rivoluzionario o particolarmente degno di nota, ma di una mezz’ora scarsa di rock onesto e senza fronzoli, che un ascolto lo può meritare senza alcuno sforzo.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
46.66 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2021
Heavy Psych Sounds Records
Stoner
Tracklist
1. Super Witch
2. Black Sheep
3. Jungle Cruise
4. Captain Frost
5. Stay Away (Meters cover)
6. Quicksand Planet
7. Earthquake (Graham Central Station cover)
Line Up
Takenori Hoshi (Chitarra)
Arisa (Chitarra)
Tatsu Mikami (Basso)
Keisuke Fukawa (Batteria)
 
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