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Steve Hackett - Under A Mediterranean Sky
20/02/2021
( 952 letture )
Steve Hackett non ha bisogno di presentazione alcuna, un artista che attraverso le sue mani -e non attraverso le parole- riusciva e riesce tutt’ora a comporre poesia per pentagrammi. Un artista prolifico che da decenni ci trasporta in viaggi di un romanticismo unico, fatti di tecnica elegante e classe d’altri tempi. Questo 2021 allora ci grazia nella sua apertura con un nuovo percorso strumentale, un percorso che nella sua “gratuità”, nel suo esser vuotamente tronfio di umanità e nell’essere un’intima favella, si pone come una perla d’inestimabile valore che non conferma sé stessa bensì l’intero operato di Hackett.

Under a Mediterranean Sky è un resoconto dei viaggi di Steve con la moglie, un diario sonoro che traccia meta dopo meta un tragitto sulle coste del mediterraneo attraverso non solo sonorità folkloristiche ma richiami studiati ad hoc con strumenti tipici ed esecutori esperti. Una volta avviato il platter allora eccoci gettati a Medina, città maltese che come ben ricorda lo stesso titolo prende il suo nome dalle mura che la circondavano. Un brano di quasi 9 minuti in cui vengono rievocate le dolci note orientaleggianti, solenni timpani e archi maestosi gestiti da Roger King. Una moneta insomma, le cui facce sono le rilassanti architetture della città ma anche le irrequiete zone marine. Ogni ascoltatore già da questa opener troverà una cornucopia ripiena di influenze di ogni tipo, da quelle più popolari delle singole location sino alla classica sinfonica, dalle melodie brahmsiane a quelle barocche, dalle rinascimentali più elaborate alle improvvisazioni delle corti del tempo. A dimostrazione della grande cultura musicale di Hackett è allora l’unica traccia non originale: Scarlatti Sonata, una cover della sonata in Mi minore (K11, L352) realizzata magistralmente, essendo il clavicembalo decisamente adatto tonalmente al riadattamento chitarristico. Parliamo poi di un esperto assoluto dei cordofoni, in questo disco alle prese con strumenti esotici, con chitarre classiche sino alle 12 corde e chi più ne ha più ne metta.

Tornando però al disco vero e proprio, il percorso continua con il secondo ed il terzo brano, dedicati ai rispettivi mare e vento -indicati nei titoli-; il primo richiamando le coste adriatiche con arrangiamenti ariosi e sognanti, il secondo con fortissime influenze arabe performate dall’iraqui oud di Hackett e poggiate su di una partitura ritmica perfetta. Molto piacevole anche l’esperienza francese di Joie De Vivre, attraverso un vitalismo impreziosito da colori e arte resa musica. The Memory of Myth è un excursus nell’antica Grecia, impreziosita dalle delicate linee di violino -in apertura di archetto, poi pizzicate subito prima dell’entrata della chitarra- di Christine Townsend. Casa del Fauno è invece un richiamo a Pompei ove giace tutt’ora la statua sull’ex villa. Buono il flauto di Rob Townsend, in cooperazione con quello (presente in tutto l’album) del fratello di Steve, John.

L’ottava traccia ci riporta in ambientazioni mediorientali, attraverso il folklore persiano di The Dervish and the Djin. Una traccia ispirata come poche, che scava nella cultura islamica tramite l’utilizzo sapiente del Tar e del Duduk, utilizzati rispettivamente da Mansurov e Petrosyan. La penultima traccia è affidata invece ad una composizione ispirata su di una tribù africana, i Tswana, in cui proprio il termine Lorato vien tradotto come “amore”, assonanza che non si faticherà a ritrovare nelle note del brano; similari gli spunti emotivi di Andalusian Heart, una sorta di piccolo tributo alla bellezza che Hackett stesso riconosce nella vitalità delle performance di flamenco, nonché nella cultura popolare dell’Andalusia. Il punto di questa esperienza è affidato però ad un altro tipo di dedica, una dedica all’intero mare, il concept portante di quest’opera. Il mare che più di tutti è riuscito ad essere il fil rouge tra culture diverse, morte e ancor vive, di pace e di guerra, di morte e di vita, di uguaglianza ma ancor di più di diversità. Allora ecco che il tutto si ferma così come è iniziato, con una grande calma e pacatezza tipica del buon Steve. Con la stessa calma e pacatezza non si può che consigliare questo gioiellino, la cui qualità non può di certo esser paragonata a capolavori del genere -composti proprio da Hackett-, ma che nel suo essere un’intima manifestazione d’amore non potrà che soddisfare gli animi più affini con la musica di Genesis memoria: meritevole, incantevole ma emotivamente elitario e, per questo, non universale.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
LUCIO 77
Martedì 2 Marzo 2021, 14.54.31
13
Per Fox: Hai scritto Parole sagge, il problema è che ormai bisogna giustificare ogni atto che si compie.. Sei impegnato nella Tua Passione che consiste nello scrivere Recensioni e quindi ci metti tutto l'impegno possibile per comunicare le tue emozioni a chi come Me frequenta il Sito... Quindi Che "male" c'è ad essere contenti che il proprio Nome compaia sul Web? Ormai c'è Gente che è solo capace di far sentire in "colpa" chi va avanti a testa alta per la propria strada.. Non ti curar di loro y sigue adelante..
Fox
Martedì 2 Marzo 2021, 14.38.25
12
@wildchild beh... A me interessa poco. Altrimenti non scriverei per un sito di musica metal, non studierei filosofia e non avrei passato un'adolescenza videogiocando quando era ancora ben lontano dall'essere considerato normale come oggi. Non so chi tu sia ma... Caro mio, non tutti vivono per farsi vedere e vorrei trovare delle parole convincenti per farti capire che dei commenti sotto una mia recensione... Non mi danno né soddisfazioni né dolore. Spero che questo messaggio arrivi a chiunque pensi che noi "recensori per hobby" di Metallized abbiamo grandi nevrosi; abbiamo solo una grande passione e non osi immaginare quanto siamo ben abituati a non essere ascoltati. -Fox
Bukkì
Martedì 2 Marzo 2021, 14.16.40
11
@Wildchild: sei imbarazzante, davvero.
Lizard
Martedì 2 Marzo 2021, 10.56.13
10
Sembra ieri che venivi a piangere perché i cattivoni del forum facevano uscire i tuoi topic dalla home e oggi eccoci qua, ridotto a.fare il troll e a ribaltare sugli altri le tue paranoie. Che brutta fine, alla soglia dei 50 anni
Wildchild
Martedì 2 Marzo 2021, 10.01.36
9
È chiaro a tutti che con questo sito non ci può guadagnare nessuno, a parte il fondatore. Volete mettere il prestigio però! Quello di avere più visite dei concorrenti. E, dato che Metallized è impostato sulla base dei commenti che invogliano a cliccare sull'argomento riportato, non è tanto sbagliato farsi venire dei dubbi. E poi, dite la verità: a chi è che non fa piacere rivedere il proprio lavoro in evidenza?
Dark_Nebula
Lunedì 1 Marzo 2021, 12.03.52
8
Un ottimo album strumentale che conferma l'abilità tecnica ed espressiva di Hackett anche con la chitarra classica. E' bellissimo lascirsi trasportare senza pensieri dalle melodie create per questo viaggio musicale ispirato dalla cultura e musica mediterranea. Peccato che non ci sia una versione multicanale in DTS MA, l'avrei apprezzata, ma va bene così. Straconsigliato a chi cerca un pò di relax e apprezza la musica a 360°
Vicarious
Giovedì 25 Febbraio 2021, 1.07.45
7
@Miroslav: caso interessante di complottismo, come se fluissero ingenti quantità di denaro sui nostri conti dopo il primo commento. Quante recensioni ci sono con migliaia di letture e 0 commenti? A parte questo, ascolta il disco e prova ad esprimere un parere intelligente, positivo o negativo che sia. Indubbiamente farà piacere a chi ha speso tempo ed energie per recensirlo.
Papi
Mercoledì 24 Febbraio 2021, 21.15.49
6
Credo che comunque questo disco prosegua in modo molto naturale il percorso dell’ultimo Hackett, visto che anche nei lavori precedenti, più o meno da Wolflight, si è iniziata a notare la sua fascinazione per un sound sinfonico e dalle sonorità arabeggianti/ mediterranee, anche se in un contesto principalmente progressive. Bel lavoro anche per me comunque.
Fox
Mercoledì 24 Febbraio 2021, 19.58.39
5
"Abbiamo"... il sito è in pericolo, abbiamo una vera e propria setta di cospiratori che nemmeno notano quante recensioni non abbiano mai avuto commenti dopo anni... Però no, questa di Hackett DOVEVA AVERNE. Senza dimenticare che se si hanno molti commenti arriva Steve in persona a darmi la paghetta, anche questo LORO LO SANNO
Altar of Sacrifice
Mercoledì 24 Febbraio 2021, 19.27.30
4
Grazie Fox ripasso allora quando ho ascoltato. @Miroslav ci conosciamo o sei sempre il solito troll che deve per forza attaccare briga per sentirsi importante perché nella sua vita non lo considera nessuno? Non importa la risposta, è una domanda retorica. Adios.
Miroslav
Mercoledì 24 Febbraio 2021, 19.11.06
3
NON-CI-CREDO Anche le domande fake si sono inventati pur di far partire i commenti
Fox
Mercoledì 24 Febbraio 2021, 18.54.44
2
Ciao! Ti rispondo volentieri che... Sì! È un bel disco per iniziare, essendo un viaggio intimo e per nulla citazionista non presuppone conoscenze pregresse. Poi è comunque molto accessibile, piacevole e interessante nel songwriting, sia per i fan che per i novizi. Spero di averti aiutato seppur conciso. -Fox
Altar of Sacrifice
Mercoledì 24 Febbraio 2021, 18.06.30
1
Bella recensione che incuriosisce sul disco. Non conosco Hackett da solista, immagino che questo disco sia piuttosto particolare nella sua discografia, ma proprio per questo vi chiedo se a vostro avviso può essere interessante partire da qui.
INFORMAZIONI
2021
Inside Out Music
Acoustic
Tracklist
1. Mdina (The Walled City)
2. Adriatic Blue
3. Sirocco
4. Joie de Vivre
5. The Memory of Myth
6. Scarlatti Sonata
7. Casa del Fauno
8. The Dervish and the Djin
9. Lorato
10. Andalusian Heart
11. The Call of the Sea
Line Up
Steve Hackett (Chitarra, Charango, Iraqui Oud, Sitar, Armonica)

Musicisti ospiti

Roger King (Tastiere, Orchestrazioni)
Christine Townsend (Violino nella traccia 5)
John Hackett (Flauto)
Rob Townsend (Flauto nella traccia 7, Sassofono nella traccia 8)
Malik Mansurov (Tar)
Arsen Petrosyan (Duduk)
 
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