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Allen/Lande - The Revenge
20/02/2021
( 412 letture )
Non è raro trovare nei supergruppi una lineup che offre nomi altisonanti tra i musicisti, magari chitarra e basso, piuttosto che batteria e tastiere, o magari il più comune duo voce/chitarra. Allen/Lande in questo è un po’ inusuale, i frontmen sono i due cantanti che danno il nome al progetto. Certo questo non è un caso unico ovviamente, ne possiamo trovare altri ma in numero comunque esiguo. La fusione delle due voci è il marchio caratteristico della band, una più avvezza al power tedesco targato Masterplan, parliamo quindi di Jørn Lande, l’altra abituata alle complesse strutture progressive metal dei Symphony X, senza però disdegnare terreni più heavy, come accade ad esempio nel gruppo Adrenaline Mob. Esplorando la carriera dei vocalist possiamo notare come i due si incontreranno poi nuovamente figurando nelle lineup degli Avantasia in un paio di occasioni, mentre di recente, circa dodici mesi fa, Russell Allen ha dato vita proprio ad un’altra collaborazione simile a questa con l’ex cantante dei Nightwish Annette Olzon, dando vita al progetto Allen/Olzon dove anche qui il nome non brilla di fantasia.

Prima di addentrarci nel disco, lo sguardo cade sulla copertina che ci ricorda inevitabilmente quella molto simile del debutto più anziano di due anni The Battle. Lì erano presenti due elefanti agguerriti a darsi battaglia su un caldo sfondo giallo-rosso, qui invece le zanne d’avorio sono state sostituite da moderni draghi metallici che combattono in un universo più freddo e popolato dai colori bianco e blu. Ad onor del vero, il futuro non riserverà grandi sorprese, il successivo The Showdown mantiene la linea delle mitologiche creature sputafuoco mentre l’ultimo The Great Divide ci presenta due feroci fiere che assomigliano più a preistorici dinosauri, piuttosto che ai soliti draghi. Il messaggio che arriva impetuoso da tutte le copertine è quello di un duello più che un duetto, dove le voci si susseguono alternandosi, e i cantanti si danno battaglia al motto di: “che vinca il migliore”.

Premendo il tasto play ci si rende conto di come l’affermazione posta in apertura, dove si parla del supergruppo come di un progetto esclusivo del duo Allen/Lande, vada assolutamente integrata. Questo perché il disco è partorito dalla mente di Magnus Karlsson oltre ad essere stato eseguito quasi interamente proprio dallo stesso polistrumentista svedese, tuttora attivo alla sei corde con la heavy/power metal band Primal Fear, che si è occupato di incidere tutte le sezioni strumentali. L’unica eccezione è rappresentata dalla batteria che invece è presieduta da Jaime Salazar, il nome meno altisonante dei quattro ma non per questo il meno valido, anzi. La linea intrapresa con il precedente The Battle è rimasta sostanzialmente invariata, così come gli interpreti, l’idea di fondo e addirittura il numero delle canzoni incise. Dovendo riassumere i tratti distintivi del quartetto, possiamo prendere come esempio la carichissima e memorabile titletrack posta in apertura The Revenge, una delle migliori non solo dell’album ma della loro intera carriera musicale come duo. La durata è canonica, così come la struttura e il contenuto. Le voci si susseguono prepotenti e rapide, la batteria sempre presente sostiene la melodia mentre il basso non manca di farsi spesso sentire tra un ritornello e l’altro, a tratti simile al suono di Jon Stockman degli australiani Karnivool, soprattutto prendendo come esempio Roquefort nel debut Themata. La chitarra ritmica incarna il classico riff prog/power al quale nei momenti più carichi ed emozionanti si alterna la chitarra solista sovra incisa in un secondo momento, che disegna assoli estrosi e tecnici al punto giusto, dove non si ha mai l’impressione che si tenda a strafare e dove il virtuosismo non appare mai fine a sé stesso. Momenti interessanti di tastiere e basso li possiamo trovare poi nei minuti iniziali di Victory, non può mancare poi la power ballad in cui i due cantanti sono accompagnati dal pianoforte di Magnus Karlsson, cioè la quarta Master Of Sorrow, dove spicca la voce volutamente graffiata e graffiante di Jørn Lande. Segue una Will You Follow dai toni molto radiofonici e cantabili, che scorre veloce nei suoi cinque minuti sostenuta spesso da un ottimo basso, che ho già citato più volte e che probabilmente è uno degli strumenti che più mi è rimasto impresso di questo The Revenge. Sugli scudi poi l’accoppiata Just A Dream/Her Spell, che ci porta alla seconda traccia che potremmo definire una simil ballad, Gone Too Far, similmente a quanto già detto con Master Of Sorrow, anche se i ritornelli power hanno poco a che vedere con una vera e propria “ballata”; da segnalare poi l’assolo prima del ritornello finale a cura del sempre impeccabile Magnus Karlsson. Degne di menzione anche Wake Up Call e Under The Waves, passando poi per un’ottima traccia più epica, sinfonica e orchestrata delle precedenti, cioè Who Can You Trust. La conclusiva When Time Doesn’t Heal vede l’ingresso inedito della chitarra acustica ed è il climax emozionale del disco, il cantato di entrambi gli interpreti si fa più dolce e malinconico per un testo che ci racconta di una delusione mai rimarginata, un lutto forse, un amore finito chissà. Sta di fatto che il tempo non ha guarito le ferite e non ha aiutato i protagonisti a dimenticare il dolore provato.

Trovare un momento deludente di questo The Revenge è veramente arduo e io, a distanza di 14 anni, fatico ancora a trovarne uno. Seppur la qualità rimanga sostanzialmente la medesima durante tutto il disco, non si registrano veri e propri cali riconducibili ad una mancanza di fantasia o creatività. L’accoppiata vocale funziona alla grande, rimanendo il vero e proprio tratto distintivo e unico del progetto, ma anche l’incredibile tecnica di Magnus Karlsson non è da meno. Si potrebbe dire che il duo Allen/Lande è stato tutto ciò gli Adrenaline Mob avrebbero voluto essere e non sono mai stati, nonostante gli interpreti assolutamente pazzeschi come il virtuoso Mike Orlando alla chitarra oppure l’onnipresente Mike Portnoy alle pelli nell’album d’esordio Omertà. Ma non solo, ripercorrendo la carriera del gruppo e riprendendo in mano i 4 dischi prodotti dall’etichetta nostrana Frontiers Records dal 2005 al 2014, si possono distinguere sonorità tentate a tratti nei lavori solisti del frontman dei Dream Theater James LaBrie e di cui, onestamente, non si può fare il minimo paragone. Perché questa conclusione polemica? Per dimostrare come non basti prendere grandi cantanti come Labrie e Allen, o incredibili musicisti come Orlando e Portnoy, oppure il talentuosissimo Marco Sfogli e il funambolico Mike Mangini. Spesso l’insieme delle parti unite è maggiore dei singoli interpreti separati, in questo senso la coesione che troviamo nel progetto Allen/Lande non è minimamente presente negli altri gruppi qui sopra citati, grazie soprattutto al grandissimo lavoro strumentale di Magnus Karlsson. Un vero peccato non leggere il suo nome nel monicker del quartetto, perché lo avrebbe meritato, eccome se lo avrebbe meritato…



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
65 su 1 voti [ VOTA]
P2K!
Sabato 20 Febbraio 2021, 14.37.36
1
Ho comprato a scatola chiusa i primi tre dischi di questo progetto (ho evitato il quarto “The Great Divida” dove al posto di Karlsson era stato chiamato Timo Tolki). Alla fine i tre dischi si equivalgono abbastanza (forse questo secondo capitolo un pelino meglio) ma pur avendo apprezzato molte cose (lo stile è le capacità di Karlsson sono difficilmente criticabili) mi restava il sentore di progetto fatto a tavolino, dove i due attori principali svolgono un compito un po’ senza anima, da meri interpreti. Difatti nelle interviste che lessi all’epca dichiararono che non si erano mai incontrati e che ognuno di loro aveva registrato le proprie parti (scritte da Karlsson) da casa loro. Però alla fine le cannzoni godibili ce ne sono, le voci dei nostri sono ENORMI, la prestazione strumentale è inattaccabile...
INFORMAZIONI
2007
Frontiers Records
Heavy/Power
Tracklist
1. The Revenge
2. Obsessed
3. Victory
4. Master of Sorrow
5. Will You Follow
6. Just A Dream
7. Her Spell
8. Gone Too Far
9. Wake Up Call
10. Under The Waves
11. Who Can You Trust
12. When Time Doesn’t Heal
Line Up
Russell Allen (Voce)
Jørn Lande (Voce)
Magnus Karlsson (Chitarra, Basso, Tastiere)
Jaime Salazar (Batteria, Percussioni)
 
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