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Iotunn - Access All Worlds
26/02/2021
( 561 letture )
Metal Blade come sinonimo di qualità anche quando si parla di debuttanti. È il caso dei danesi Iotunn, parola norrena traducibile in italiano con “giganti”, che con Access All Worlds giungono all’agognata prima prova in studio sotto la prestigiosa label pur avendo all’attivo un solo EP. Il quintetto è portavoce di un metal progressivo particolare, molto lontano e di difficilmente accostabile ai classici numi tutelari del genere. Infatti, dal punto di vista strettamente strumentale, le sette sostanziose tracce di questo debutto potrebbero ricordare un’improbabile quanto riuscita fusione tra il riffing stratificato e pesante, ma molto orecchiabile, dei primi Opeth unito in modo molto naturale al gusto per le melodie contorte, epiche ed oscure tipiche di certo black metal svedese di scuola Dissection. Dal punto di vista strettamente vocale le cose si fanno più lineari. Basteranno pochi ascolti per capire come Ics Vortex dei Borknagar abbia influenzato enormemente Jón Aldará (già attivo con i progster finlandesi Barren Earth). Il suo cantato pulito difatti è molto teatrale e votato ad un timbro argentino estremamente enfatico e sempre alla ricerca di un tono in bilico tra l’epico e un grottesco pomposo. È sicuramente un tipo di voce che esula dai classici clichè di genere e che si ama o si odia senza eccezioni.

Le sette tracce di Access All Worlds godono di un notevole impatto, sia per la resa degli arrangiamenti che dal punto di vista emotivo. La musica, pur essendo decisamente heavy, è dinamica grazie ad un diffuso impiego della melodia e alla costruzione di scenari solenni, oscuri e maestosi. A giocare un ruolo fondamentale è la voce, sempre favorita da un missaggio che la mette in primo piano, dalla forte impronta emozionale, evocativa che sa anche sfoggiare di tanto in tanto un buon growl cavernoso senza però cascare nell’ingenua alternanza con le clean vocals. Il growl è infatti solo un mezzo, una modalità espressiva a cui Aldará ricorre per enfatizzare alcuni momenti densi di pathos e dunque viene centellinato dove occorre. In questo senso l’opener Voyage of Garganey I mette subito le cose in chiaro e i seguenti dieci minuti della titletrack reiterano gli stessi ingredienti espandendoli meglio. Si sente una certa ispirazione di fondo perché, nonostante la notevole durata, la canzone prosegue senza cedimenti a cavallo tra urgenza espressiva e un muro di suono compatto e potente. Laihem’s Golden Pits si concede il lusso del dritto per dritto e picchia forte senza neanche provare per un attimo a introdurre soluzioni ricercate. Sono quattro minuti di death/black melodico pestoni in cui persino l’alternanza tra growl e clean vocals segue eccezionalmente schemi lineari con il solo scopo di caricare l’ascoltatore a testa bassa. È però la seconda metà dell’album a riservare il maggiore numero di sorprese. Waves Below rimane impressa per la bellissima sezione strumentale a metà brano, così come The Tower of Cosmic Nihility e The Weaver System, pur marciando a velocità più ridotte se la giocano benissimo nell’intrappolare l’ascoltatore in una ragnatela di melodie stratificate tipicamente swedish molto gradevoli, anche se posizionate in un contesto tutt’altro che scontato. Safe Across the Endless Night chiude l’album spingendo all’eccesso quanto detto fino ad ora, con una prima parte particolarmente dinamica, una sezione mediana arpeggiata che funge da ponte, e una seconda metà che pone via via sempre più enfasi su un tripudio di melodie di chitarra che si rincorrono e sembrano non finire mai, accompagnate da una voce stentorea in bilico tra epico e grottesco.

L’unico difetto che si potrebbe imputare ad Access All Worlds riguarda la mix finale. Sono state privilegiate la voce e le chitarre, protagoniste in primo piano e capaci di creare un muro di suono non indifferente, sacrificando tuttavia la sezione ritmica. La batteria in particolare risulta un po’ indietro, con un rullante sacrificato e spesso sovrastato nei blast beat dal suono della doppia cassa triggerata. Peccato, perché un suono un po’ più studiato e meno artificioso avrebbe dato la giusta dimensione alle canzoni conferendogli un non so che di old school e ulteriore tiro. Ciò nonostante, gli Iotunn si presentano al grande pubblico nel migliore dei modi con un album decisamente interessante e che lascia intravedere, una volta limate le poche e quasi impercettibili sbavature, enormi potenzialità per il futuro prossimo.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
74.8 su 5 voti [ VOTA]
Claudio
Giovedì 11 Marzo 2021, 23.35.08
3
Disco pazzesco!!!
MetalFlaz
Venerdì 26 Febbraio 2021, 21.15.42
2
Sentiti su Spotify, bravi!
Tatore
Venerdì 26 Febbraio 2021, 13.53.55
1
I 2 singoli estratti settimane fa mi sono piaciuti, tornerò dopo aver fatto fare qualche giro all'album
INFORMAZIONI
2021
Metal Blade Records
Prog Metal
Tracklist
1. Voyage of Garganey I
2. Access All Worlds
3. Laihem’s Golden Pits
4. Waves Below
5. The Tower of Cosmic Nihility
6. The Weaver System
7. Safe Across the Endless Night
Line Up
Jón Aldará (Voce)
Jesper Gräs (Chitarra)
Jens Nicolai Gräs (Chitarra)
Eskil Rask (Basso)
Bjørn Wind Andersen (Batteria)
 
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