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Winter Rose - Winter Rose
27/02/2021
( 456 letture )
La storia dei canadesi Winter Rose è tanto breve quanto storicamente significativa. In attività per pochissimi anni e con un solo album omonimo all’attivo, questo gruppo viene solitamente ricordato per essere stato il trampolino di lancio e palestra formativa nei primi anni di carriera di due big della musica dura: Sebastian Bach e James LaBrie. Prima dell’arrivo del cantante dei Dream Theater infatti la band era conosciuta anche coi nomi di Hope e Sebastian, rifacendosi al nome di battesimo dell’ex Skid Row. Sarà infatti proprio la demo di Saved By Love che farà notare il biondo crinito cantante al celebre gruppo statunitense e, il resto come si suol dire, è storia. Richard Chychi e Randy Cooke tuttavia non si persero d’animo, cambiarono il nome del progetto in Winter Rose e iniziarono a lavorare al loro primo e unico disco aiutati dall’allora sconosciuto LaBrie.

Musicalmente parlando, Winter Rose è il classico disco a cavallo tra hard rock energico alla Whitesnake più piacioni e dal taglio smaccatamente americano di Whitesnake/1987 e il glam metal arrembante che si rifà ai padri del genere come Motley Crue, Dokken, Ratt e via discorrendo. Le strutture e gli arrangiamenti delle canzoni, così come la disposizione delle tracce ricalcano fedelmente i vari cliché tipici del glam: si alternano bei pezzi anthemici e a presa rapida a ballad molto zuccherose che, però, come avremo modo di vedere, sono un po’ il punto debole del disco. A far la differenza su un lavoro standard come Winter Rose è la voce del buon James LaBrie, all’epoca esuberante, cristallina e impressionante a tratti per estensione e potenza. Insomma, ascoltando il disco ci si accorge sin da subito del talento enorme del cantante e di come fosse, col senno di poi, destinato a fare grandi cose (ma questa è un’altra storia). Il disco parte nel migliore dei modi con la tripletta Asylum City, I’ll Never Fall in Love Again e Rough Boys che mostrano un ottimo bilanciamento tra melodie vocali di facile presa nei ritornelli, una sezione ritmica solida e grintosa e un riffing roccioso, divertente e catchy quanto basta. Dopo una partenza sicuramente elettrizzante i due lenti Dianna e One Last Time spezzano eccessivamente in due l’album rallentando il ritmo e, come accennato in precedenza, addolciscono troppo i toni andando alla ricerca di melodie cheesy e radiofoniche, fallendo però l’obbiettivo perché peccano nel ricercare un’atmosfera troppo allegra e melensa. Per fortuna però la seconda metà di Winter Rose si riassesta sui buoni livelli delle prime tre canzoni concentrando gli sforzi nel trovare soluzioni a presa rapida, grintose e dal sound tipicamente statunitense capaci d’intrattenere se prese come scanzonato sottofondo, ma nulla di più.

Seppur con qualche perplessità su un paio di canzoni, il debutto dei Winter Rose è tutt’altro che da buttare via. Ciò nonostante la band ebbe vita breve, un po’ per la scarsa considerazione ricevuta da pubblico e critica e un po’ perché, come accennato l’abbandono di James LaBrie per i più promettenti Dream Theater fu fatale per la stabilità a lungo termine della band. Randy Cooke è sparito nel dimenticatoio e di lui non si hanno ulteriori notizie in ambito musicale, mentre Richard Chycki, una volta messa da parte le ambizioni da musicista, è divenuto celebre come produttore e ingegnere del suono, missando tra gli altri gli Aerosmith, i Rush, Mick Jagger, Pink e rullo di tamburi… i Dream Theater, in occasione del loro dodicesimo e omonimo album. Per chi fosse interessato a recuperare questo antico reperto, oltre alla versione originale di Winter Rose può orientarsi verso la ristampa nel 1997 dalla InsideOut Music.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Rob
Domenica 7 Marzo 2021, 20.57.25
8
Non si fa certo fatica a capire perché i Dream Theater scelsero LaBrie... lavoro molto godibile!
gianmarco
Venerdì 5 Marzo 2021, 13.31.41
7
mi ha incuriosito .
Voivod
Giovedì 4 Marzo 2021, 16.06.04
6
Lo stavo riascoltando qualche settimana fa: ottimo album!
Rush1981
Martedì 2 Marzo 2021, 16.51.18
5
Molto bello per la sua carica e la grande prestazione vocale di James. un rara incisione del canadese... l ho sempre ascoltato con molto piacere.. grande disco da riscoprire!
Eagle Nest
Martedì 2 Marzo 2021, 13.56.38
4
Non conoscevo questo disco...mi incuriosisce l'idea di ascoltare La Brie giovane in un contesto diverso...sarebbe stato uno straordinario cantante AOR per me
d.r.i.
Domenica 28 Febbraio 2021, 21.59.33
3
Preso anni fa usato, un disco piacevole con James ancora in palla
HeroOfSand_14
Domenica 28 Febbraio 2021, 11.22.29
2
Ricordo questo disco ascoltato parecchi anni fa, qui James era vocalmente super (seppur ancora acerbo) e le canzoni funzionavano bene, pur ricalcando certi clichè stilistici. I’ll Never Fall in Love Again è un gran singolo e per me il top del disco, comunque godibile
Duke
Domenica 28 Febbraio 2021, 8.10.33
1
...bella recensione..mi ha incuriosito... cercherò il disco...
INFORMAZIONI
1989
Jolted Records
Hair Metal
Tracklist
1. Asylum City
2. I’ll Never Fall in Love Again
3. Rough Boys
4. Dianna
5. One Last Time
6. Never Let Me Go
7. Nothing But The Best
8. Saved By Love
9. Thrill of the Night
Line Up
James LaBrie (Voce)
Richard Chycki (Chitarra, Basso)
Randy Cooke (Batteria)
 
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