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Labyrinth - Welcome to the Absurd Circus
06/03/2021
( 2377 letture )
Dopo l’insperato comeback del 2017 con il più che valido Architecture of a God, i Labyrinth erano chiamati a bissare e contemporaneamente alzare l’asticella qualitativa in vista della pubblicazione del suo successore, con l’obiettivo di dare continuità e rilievo ad un progetto che rischiava di finire vergognosamente arenato in una crisi d’identità stilistica e concettuale. Il sodalizio con la nostrana Frontiers Records, etichetta madre nel saper dare nuovo lustro a realtà storiche appannate, prosegue a gonfie vele ed anche Welcome to the Absurd Circus di inizio 2021 vede nuovamente i Labyrinth nella scuderia della casa discografica italiana e alla produzione e mixaggio ancora una volta Simone Mularoni (DGM) garanzia assoluta per questa tipologia di genere. Una seconda riconferma viene dalla formazione della band che si compone quasi per intero da quella dell’album precedente, con il solo avvicendamento alla batteria, Matt Peruzzi sostituisce John Macaluso per un team italiano al 100%.

Già dal titolo, Welcome to the Absurd Circus, è chiaro come il nuovo album sia caratterizzato da soggetti e testi più oscuri, con tematiche che affrontano e sezionano le piaghe sociali del nostro vivere contemporaneo. La musica di Welcome to the Absurd Circus rispecchia in pieno i titoli dei brani dei Labyrinth, abbandonando come vedremo, gli inutili orpelli e barocchismi tipici di certo power-prog preferendo soluzioni più dirette e rocciose. The Absurd Circus, canzone iniziale, nonché primo singolo e video, è il perfetto preambolo dell’album. Intro lanciato, batteria a ritmi forsennati e chitarre rocciose accolgono l’ascoltatore in un vortice sonoro furibondo ma senza che si rinunci a quel gusto inconfondibile per i ritornelli melodici e i break solistici che hanno reso i Labyrinth alfieri del power progressive. Con le dovute differenze ed eccezioni questa sarà la struttura portante di una parte dell’album. Basta ascoltare Live Today o The Unexpected per sentire rimandi palesi all’assoluto capolavoro della band, Return to Heaven Denied. Il DNA della band è inconfondibile e nelle poderose cavalcate di questi brani è impossibile non ripensare ai dischi dei gloriosi anni novanta. La freschezza compositiva anche in questi brani più canonici è indubbia, i nostri non cadono mai nell’autoreferenziale dimostrando che nelle giuste mani, anche un genere abusato come il power metal può ancora coinvolgere ed emozionare. Tuttavia sono altre le canzoni che innalzano Welcome to the Absurd Circus ai vertici della discografia della compagine italiana. One More Last Chance dopo un intro lento che crea la giusta atmosfera, si attesta su un mid-tempo potente dove le tonalità basse e controllate di un Tiranti maestoso ci riconducono ai Queensrÿche di Empire. As Long as it Last vede Oleg Smirnoff osare inserti elettronici tra i riff martellanti per poi prendersi la scena con un lungo assolo di tastiere. La canzone è una malinconica elegia del passato, dove strumenti classici ed elettronica si scontrano, sospesi tra la forza evocativa dei ricordi e le delusioni del presente. Altri due highlight sono Den of Snakes e Sleepwalker. Entrambi i brani sono più vicini al metal classico con echi più che evidenti degli Iron Maiden: la prima parla dell’effetto devastante dei social media e del loro abuso, sul genere umano, tema di un’attualità assoluta, la seconda è una struggente e malinconica disanima di come abbiamo perso il contatto con noi stessi, stritolati dagli ingranaggi di una vita intrappolata in paesaggi urbani annichilenti. A Reason to Survive posta quasi in chiusura è un’accorata ballad orchestrata da Smirnoff, tastiere, organo e chitarre acustiche preparano il campo all’ennesima prova da brividi di Tiranti, che in Welcome to the Absurd Circus raggiunge picchi interpretativi assoluti, modulando la voce a tuttotondo, e conferendo quel velo di malinconia, di tragico destino incombente, di cui tutto l’album è ammantato. Basta pensare alla scelta dell’unica riuscita cover presente, Dancing With Tears in my Eyes degli Ultravox (canzone che parla dell’ultimo giorno dell’umanità alla vigilia dell’olocausto nucleare) per avere chiaro l’intento dei Labyrinth: descrivere questo circo assurdo dei nostri giorni, questa deriva sociale senza rinunciare però alla melodia, alle armonie innate della musica proposta. Se di Smirnoff e Tiranti si è parlato a profusione, l’apporto di Thorsen e Cantarelli alla riuscita dell’album è indiscutibile, i due chitarristi interpretano qualsiasi genere compreso tra lo speed/classic metal ed il progressive con una facilità disarmante, senza mostrare cedimenti ne cali di tensione. Un plauso anche al nuovo entrato Matt Peruzzi che col compagno di sezione ritmica, Nik Mazzuconi, coniuga potenza e varietà stilistica. Simone Mularoni permette ai Labyrinth di suonare al passo con i tempi, strumenti e voce sono bilanciati alla perfezione, ed ogni membro della band ha la sua occasione per risaltare ed esaltare.

Welcome to the Absurd Circus si attesta tra le migliori composizioni della band, dove la maturità compositiva si sposa con capacità interpretativa di altissimo livello. Testi focalizzati e argomenti trattati fanno il resto, sdoganando un genere troppo spesso, e ingiustamente, abbinato alla banalità concettuale. Se l’album ritrae un’umanità schiava dei propri vizi e prigioniera delle proprie routine, instabile e vacillante sull’orlo di un precipizio esistenziale, paradossalmente il futuro dei Labyrinth non è mai parso così roseo.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
90.57 su 33 voti [ VOTA]
Rush1981
Lunedì 15 Marzo 2021, 16.06.43
23
Disco validissimo.. anche se .. Roberto Tiranti con la voce e la tecnica che si ritrova potrebbe sperimentare delle nuove soluzioni nelle vocalità.. questo potrebbe far davvero la differenza... e con questo non voglio dire che non sia un grande cantante ma solo che talvolta risulta essere troppo ripetitivo!
Magus79
Domenica 14 Marzo 2021, 15.21.55
22
Mah, saró pignolo ma ritengo che se uno strumento sovrasta troppo gli altri nel mix sia stato fatto un errore e non si possa dire che la produzione è ottima, per di più l'eccessiva compressione dinamica non fa che enfatizzare il problema. Comunque vorrei ritirare il mio giudizio su Mularoni, sto ascoltando l'ultimo dei secret sphere e la produzione è veramente buona (sarà un caso che è meno compresso?) per cui probabilmente si tratta di scelte della band
Enrico Bustaffa
Domenica 14 Marzo 2021, 12.11.51
21
i labyrinth hanno sempre avuto un rapporto un po' conflittuale con i suoni di batteria. detto questo è stato fatto un lavoro molto migliore rispetto al precedente dove la batteria era quasi soverchiante
HeroOfSand_14
Domenica 14 Marzo 2021, 10.36.14
20
Pure io ho acquistato da poco un impianto un pò più serio per l'ascolto, ma non me ne intendo assolutamente di audio e simili quindi me ne tiro fuori. Però, anche ascoltandolo in cuffia, a me la produzione piace e non mi ero posto il problema del volume della batteria nel mix. Considerando comunque l'esperienza di Mularoni, direi che ha pensato fosse corretto evidenziare il suono di quello strumento, magari per dare più peso e potenza al mix generale
Dark_Nebula
Sabato 13 Marzo 2021, 16.08.54
19
@ Magus in effetti il mix della batteria risulta altino, ma non per questo la produzione la critico. La trovo equilibrata e cristallina, suppur un pò troppo fredda. Non sono un professionista dell'audio, ingegnere del suono etc, ma un umile appassionato e amatore audiofolo, che ascolta e ha sempre tanto da imparare. Ascolto la musica principalmente con: Amp. Onkyo Tx Nr 5010, lettore cd Marantz CD 6006, Diffusori Chario Pegasus (frontali), Chario Phonix (centrale), Chario Delphinus (laterali), Chario Lynx (posteriori), Chario Piccolo star (Frontali high wide), Subwoofer Chario SW1. Per l'ascolto in stereo solo con Pegasus e sub nel caso, mentre come cuffie aperte mi trovo bene con le Sennheiser hd 599. Sarei curioso di provare le hd 800, chissà che belle dinamiche @ The Zombie valutare la qualità sonora è come essere un sommelier, non basta il titolo ma ci vuole esperienza e sensibilità (acustica). Magari Magus ha ragione, e una prova con tracce in Hi Resolution auterebbe piuttosto che la qualità del cd. Buona musica a tutti
The Zombie Masquerade
Sabato 13 Marzo 2021, 13.39.22
18
A impianto stereo ottimo non è detto che corrisponda orecchio altrettanto valido.
Magus79
Sabato 13 Marzo 2021, 11.34.52
17
HeroOfsand. Ti posso assicurare che il mio impianto stereo e il mio impianto cuffie sono perfettamente funzionanti, 😁 e oserei dire di qualità ben superiore alla media, mi sento di poter affermare che se un disco si sente male il problema è nel disco. Per la batteria, se in alcuni passaggi il volume della batteria è talmente alto da rendere le chitarre un pastone di sottofondo in effetti non mi piace, se a qualcuno piace de gustibus, ma comunque vuol dire che è fatto male il lavoro. Chi elogia la produzione mi piacerebbe sapere con cosa ascolta in effeti, il mio impiato è questo Amplificatore rega elicit r lettore cd naim cd5si diffusori neat motive sx1 amplificatore per cuffie nuprime amg cuffie sennheiser hd 800 s e denon 7200
HeroOfSand_14
Sabato 13 Marzo 2021, 9.39.47
16
@Canelo: ho tirato fuori il nome di Karevik solo perchè nella ballad mi ha ricordato il suo timbro. A livello oggettivo credo che Tiranti non abbia nulla da invidiare a Tommy, considerate la sua esperienza e le sue qualità innate, ma io sono amante alla follia del timbro di Karevik e quindi propendo per quella voce. @Magus79: sei il primo che sento criticare la produzione. Sei sicuro che non l'hai ascoltato con qualche strumento di riproduzione non nuovo o affidabile? Tutti la lodano e devo dire anche io che non ho notato nulla di quello che hai detto, secondo me è una cosa soggettiva che non ti piace sentire la batteria così alta nel mix ma a livello critico direi che è una signora produzione
Diego75
Sabato 13 Marzo 2021, 7.26.44
15
Mai piaciuti...mi stufano al pari dei dream theater.
Magus79
Sabato 13 Marzo 2021, 0.30.53
14
Bel disco pessima produzione, nelle parti veloci il suono risulta impastato con la batteria che spesso sovrasta le chitarre, la versione in cd inoltre è un filino più compressa rispetto a quella che si trova sulle piattaforme digitale, con i suoni più "sparati", in cuffia è quasi inascoltabile, peccato, certo che se questa è la garanzia di Mularoni stiamo messi bene
uomoragno
Giovedì 11 Marzo 2021, 19.18.31
13
Ci sono gruppi che "ti lasciano qualcosa", fatti di grandi professionisti e veri e propri fuoriclasse, i Labyrinth per me sono così: cuore, passione, bravura e classe: una gran classe nel fare ciò che gli riesce meglio: prog power metal. Altra cosa che li differenzia rispetto a tanti, tantissimi gruppi di livello tecnico elevato è quello che riescono a trasmettere all'ascoltare (attento). Penso - come ho già detto più volte anche a lui - che Roberto Tiranti sia un cantante eccezionale e davvero unico (meriterebbe, lo ribadisco, una bella parte in un lavoro degli Ayreon, ci calzerebbe a pennello). Una canzone "normale" cantata o, per meglio dire "interpretata" da Roberto Tiranti diventa di per sè un ottimo brano, ci aggiungiamo altri 5 grandissimi musicisti/professionisti belli appassionati ed il risultato finale si rivela davvero ottimo. Ribadisco che i Labyrinth meriterebbero pubblico e fama di caratura assolutamente superiore a quella attuale. Questo ultimo disco rappresenta un'altra certificazione di questo, l'ho assimilato dalla data di uscita (acquistandone copia fisica a supporto totale della band) ad oggi, ascoltandolo con piacere ed entusiasmo davvero molte volte. Quasi tutti i pezzi sono sopra alle righe, suonati in modo eccellente e cantati da paura. I Labyrinth riesco ad unire potenza alla melodia con quella punta di malinconia che ben ci sta rispetto al tema trattato. Il gruppo si dimostra dall'inizio alla fine davvero ben affiatato ed ispirato. Hanno creato un concept album, incentrato peraltro su questi difficili tempi di covidiana memoria, che dimostra come passione, lavoro e convinzione nella propria musica possa dare risultati eccellenti. Ne è dimostrazione questo disco, per me, dopo Return2, sicuramente la miglior prova del gruppo. Il disco inizia veramente super tirato, tecnico e pesante, con un "uno due" da paura, che mixa tecnica e potenza con passaggi, cambi di tempo e fraseggi tipici "labyrinth", che fanno sentire a casa (the absurd circus). Live today non è da meno, super tirata, tecnica e più pesante della media, si crea un bel groove con la voce e scorre via che è una bellezza, ricordando un pò fraseggi e passaggi di albi dal paradisiaco passato, con bel cambio di passo e stile. A condire il tutto la bella interpretazione e prestazione del nuovo entrato, Matt Peruzzi, con una batteria precisa, corposa, solida e tecnica. Il cambio di marcia verso sonorità più distese e melodiche si ha con la terza traccia "One more last change", prezzo tutt'altro che scontato e dalle sonorità maggiormente melodiche, con bei tecnicismi centrali. "Den of Snakes", la quinta pietra del disco è senza dubbio una delle mie preferite (assieme al primo ed al secondo brano) perchè rappresenta alla lo stile e la caratterizzazione dei Labyrinth, riuscendo ad unire alla perfezione la componente melodica del gruppo, ai cambi di ritmo e tecnicismi dei nostri. "Word's minefield", altro gran pezzo, suona da paura e ha forti richiami con il passato, si intreccia in un crescendo di sonorità fino all'attacco di Tiranti, altro gran bel pezzo, da ascoltare più volte e che riprende sonorità leggendarie dei tempi di Return... "The Unexpeted" è un bel lento con il dna dei Labyrinth, orecchiabile, melodico, ma lo stesso bello potente. Bella l'interpretazione di "Dancing with tears in my eyes", brano degli Ultravox già reinterpretato anche dal buon Tobias Sammet con i suoi Avantasia. La differenza rispetto a quell'interpretazione?! L'interpretazione e la voce di Roberto Tiranti che "la fa sua" ed il marchio di fabbrica del "suono labyrinth". Impressionante come possa cambiare ed essere rivisto e reinterpretato un pezzo. Traccia 9 "Sleepwalker", altra ottima traccia che riesce ad amalgamare alla perfezione le caratteristiche di questo gruppo, passando da momenti melodici a stacchi dal gusto potente ed ai soli delle chitarre per poi ritornare sul chorus principale. "A reason to survive" è il classico brano lento, cadenzato, melodico e piacevole del gruppo. Da accendino acceso, per intenderci. Bella conclusione sia come brano in sè che come "speranza" per il concept/tema trattato con "Finally Free". Chours splendido con tutti gli elementi godibili richiamati in causa: voce, stacco di batteria imperiale e chitarre ispiratissime. Notevole il solo delle chitarre e del basso che ben si incastra e amalgama al brano. Classico disco che appena finisce... si deve riascoltare, per forza, poco da fare. Rimarrà di sicuro tra i miei Best Album di questo 2021. Per me voto 91. Lo dico in modo obiettivo, altrimenti darei dal 95 in su.
Dark_Nebula
Giovedì 11 Marzo 2021, 15.14.58
12
L'ho davvero apprezzata questa ultima loro fatica, un'ottima prova di tutti i membri della band. Oltre alla bontà artistica anche la produzione è ben bilanciats e permette di apprezzare le varie sfumature e scelte dei singoli. Dopo RTHD viene questo, mentre al terzo posto per il sottoscritto metterei omonimo Labyrinth. Buon ascolto a tutti
Canelo
Mercoledì 10 Marzo 2021, 17.33.39
11
Io onestamente non ci trovo nulla di strabiliante....Suonato bene,come sempre d'altronde ma sempre tutto uguale...Poi personalmente il cantato davvero non lo sopporto.Lo reggo solo sui registri piu' bassi.Qualcuno l'ha accostato a Karevik ma li il pathos e' ben diverso.Naturalmente e' la mia opinabilissima opinione.
mardonziak
Martedì 9 Marzo 2021, 11.13.01
10
Un disco finalmente convincente dall'inizio alla fine, senza cali; che mi riconcilia 😚 con la band. Prova strepitosa di tutti i componenti e melodie splendenti. ✨ 88/100
The Zombie Masquerade
Lunedì 8 Marzo 2021, 20.32.21
9
Disco pazzesco! Un pò ruffianotto eh (perché sulla falsariga di Return...sono andati sul sicuro diciamo, è innegabile), ma straborda di classe e tecnica sia in fase compositiva che esecutiva. E anche la produzione è praticamente perfetta. Mancava un disco così da molti anni, in generale intendo. Loro sono i numeri uno.
Aceshigh
Lunedì 8 Marzo 2021, 17.43.07
8
Grandissimo ritorno!!! Lo sto ascoltando già da un bel po’ e per quanto mi riguarda questo è il migliore tra gli ultimi 3 album. Molto meglio del precedente (sarò un fan atipico, ma Architecture of a God non mi ha mai convinto), ma anche del valido RTHD part 2. Delle capacità tecniche dei singoli non mi soffermo neanche a parlarne, sono assodate da decenni. Quello che importa è aver riscontrato nella maggioranza dei pezzi l’ispirazione dei tempi migliori, penso all’opener come anche per esempio a The Unexpected come alla conclusiva Finally Free. Sì, è vero, qualche deja-vu ogni tanto... ma a parte questo, credo che sia difficile muovere altro tipo di critiche a quella che è una delle uscite migliori ascoltate in questi ultimi mesi. Non mi stupirei se tra qualche anno quest’album venisse considerato uno dei loro migliori di sempre. Voto 85
Andrew Lloyd
Lunedì 8 Marzo 2021, 16.50.55
7
Recensione ben fatta con una buona analisi. Con 'Architecture of a God' avevano già raggiunto un livello di maturità molto alto tanto che, pur ritenendo 'Return Heaven Denied' un momento irripetibile del power metal, ritenevo il disco del 2017 il loro migliore in assoluto. Roberto Tiranti al top e poi Olaf Thorsen uno dei musicisti più capaci e intelligenti del... circus in Italia. Solo il tempo dirà se questo "Welcome to the Absurd Circus" ha alzato l'asticella anche se le premesse vanno in quella direzione. ps: io l'ho già acquistato e non me ne sono certo pentito.
Vittorio
Lunedì 8 Marzo 2021, 9.58.41
6
Ottimo come back!
Davide
Lunedì 8 Marzo 2021, 0.00.51
5
Preso appena uscito, lo riascoltavo proprio oggi, album davvero riuscito. Ci sono diverse sfaccettature più nascoste nel mix, sottofondi di tastiere, linee di basso, che richiedono un ascolto più attento. Secondo me il nuovo batterista ha fatto un ottimo lavoro, che personalmente non vedevo dai tempi di RTHD!!!
HeroOfSand_14
Domenica 7 Marzo 2021, 11.43.59
4
Grande disco, grande come back di una band storica. Sono effettivamente tornati al sound di Return, forse su richiesta dei fan o forse per logiche di mercato, fatto sta che tutto funziona alla grandissima, e lo dico veramente di cuore perchè avevo "paura" di trovarmi di fronte ad un altro Architecture Of A God, bel disco ma che trovo parecchio pesante e di difficile assimilazione, con poche melodie memorabili. Qui, invece, la band gioca sull'asciutto e fa quello che sa fare, riprendendo qualche passaggio, costruzione e anche melodie simili al disco del 1998 centrando sempre il bersaglio. Forse un pò troppo derivativo? Direi di no, perchè i brani hanno una loro identità e, soprattutto, hanno degli arrangiamenti che mi sono piaciuti un sacco, soprattutto le tastiere di Oleg. Gli assoli sono pazzeschi, con Andrea e Olaf in questa forma non c'è molto da dire, e la sorpresa più grande arriva dal neo batterista Matt Peruzzi che ha suonato alla grande, con stile e anche vario in molti passaggi più prog. Pure Mazzucconi si sente spesso, merito della produzione ottima di Mularoni che qui ha costruito veramente un muro sonoro notevole. Rispetto ad altri loro lavori mi sembra ci sia stata anche più attenzione sui controcanti/cori, li ho sentiti calzanti e spettacolari nell'economia dei brani. E, finalmente, siamo tornati a sentire le decine di sfaccettature nella voce di Roberto, che fa oggettivamente quello che vuole. Tra le hit cito As Long As It Lasts, The Absurd Circus (con l'assolo stile Savatage di Andrea), One More Last Chance e la splendida ballad cantata in stile Karevik, oserei dire. Pure la cover degli Ultravox rende bene in chiave power (diversa dalla cover di Sammet con gli Avantasia). Se devo precisare una cosa, avrei preferito uno o due brani in meno perchè il disco è bello tosto e la durata dei brani non è bassa, ma va bene così perchè la qualità è indubbiamente elevata. Bravissimi.
enrico86
Domenica 7 Marzo 2021, 10.32.40
3
82 qui è veramente troppo poco
Broken Arrow
Domenica 7 Marzo 2021, 7.47.18
2
Grandissimo lavoro...bravi veramente
InvictuSteele
Sabato 6 Marzo 2021, 22.07.34
1
Bello è bello, suonato divinamente e cantato da dio... però sempre lo stesso album.
INFORMAZIONI
2021
Frontiers Records
Power
Tracklist
1. The Absurd Circus
2. Live Today
3. One More Last Chance
4. As Long as it Lasts
5. Den of Snakes
6. Words Mindfield
7. The Unexpected
8. Dancing With Tears in My Eyes
9. Sleepwalker
10. A Reason to Survive
11. Finally Free
Line Up
Roberto Tiranti (Voce)
Olaf Thorsen (Chitarra)
Andrea Cantarelli (Chitarra)
Oleg Smirnoff (Tastiere)
Nik Mazzucconi (Basso)
Matt Peruzzi (Batteria)
 
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