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Kuan - Picture From An Electric Landscape
10/03/2021
( 615 letture )
Quanto conta la presentazione per un’opera musicale? Tantissimo. Difatti, storpiando il noto proverbio, si può benissimo affermare che, in un mondo iper-saturo di informazioni come quello in cui attualmente viviamo, siano gli oggetti artistici maggiormente appariscenti e “rumorosi” quelli che richiamano l’attenzione dei più; un libro si giudica spesso e volentieri dalla copertina e se questa non attira è difficile che ci si soffermi sul suo contenuto, indipendentemente dalla sua validità. Questo ragionamento prescinde infatti dalla qualità dell’oggetto stesso, è chiaro, ma è importante nel momento in cui si vuole provare a tracciare un ragionamento di tipo socio-antropologico riguardante la ricezione di un disco musicale.

Un preambolo simile è utile per introdurre l’album di debutto del duo fiorentino Kuan, nato dall’idea di Lorenzo Squilloni e Lorenzo Vicari giusto un anno fa. Non ci è dato sapere se il progetto sia sorto da una necessità relativa al periodo di lockdown vissuto dai due musicisti, ma la musica prodotta dalle chitarre del gruppo parla una lingua che potrebbe ricondurre proprio all’estremo bisogno di libertà che l’anno appena trascorso si è portato dietro.
Il nome della band – da tradurre con “visione” o “contemplazione” è da ricercare nel celebre Libro dei Mutamenti della tradizione secolare cinese (I Ching), che qualcuno ricorderà essere stato sfruttato dal leggendario John Cage per comporre le partiture del brano per piano solo Music Of Changes nel 1951.
Lo stesso concetto appena espresso viene evocato in maniera magistrale dalla copertina ad opera dell’artista Ambra Corso, bravissima, con poche giuste pennellate, ad evocare quella sensazione di pace dei sensi e tranquillità emotiva rappresentata dal termine “kuan”. Il tutto però senza dimenticare di includere una forte carica di inquietudine, malcelata dalla musica stessa. Questo ci riporta al discorso iniziale dunque, perché con un artwork simile il disco non passa inosservato e la voglia di ascoltare il suo contenuto cresce esponenzialmente. Se si giudica un libro dalla copertina, beh i fiorentini hanno scelto una copertina assolutamente vincente.

Passiamo però alla musica contenuta in questo Picture From An Electric Landscape: abbiamo parlato di chitarre e infatti sono queste le protagoniste assolute del disco, il quale sebbene presenti solo tre brani dura la bellezza di un’ora e tre minuti. Squilloni e Vicari fanno tutto da soli, costruendo architetture sonore debitrici a un certo tipo di drone music che flirta spesso con l’ambient, ma anche con il noise e infine con il doom metal. Il procedimento compositivo è sulla carta molto semplice, ma nella prassi alquanto difficile da rendere interessante e funzionale: i due musicisti hanno registrato tutti i brani in presa diretta, sfruttando solamente il suono delle chitarre e delle proprie pedaliere per dare vita alle proprie idee; è lampante quanto in questo processo l’improvvisazione abbia giocato un ruolo chiave e questo aspetto alla fine dei conti risulta croce e delizia dell’opera stessa.
Squilloni si è infine occupato di mix e master, dando vita ad un’opera di totale autoproduzione all’interno di un sottogenere estremamente di nicchia.
È difficile e anche poco utile entrare nel merito dei singoli brani, che si articolano in maniera sinuosa passando da momenti pacati e riflessivi ad altri decisamente più opprimenti e soffocanti, riuscendo a piegare il suono delle chitarre a proprio piacimento in un modo che forse non sarebbe dispiaciuto ad artisti come Merzbow o Nordvargr. Esempi ingombrantissimi questi, ma che possono essere presi come riferimento per capire in che mondi si muovano i due chitarristi. Risulta ancora più calzante il riferimento che essi stessi premettono nel presentare l’opera, ovvero gli sperimentatori tedeschi Cluster; indubbiamente il krautrock anni ’70 risulta una delle influenze preponderanti nella scrittura dei Kuan, anche se ciò emerge maggiormente dal punto di vista compositivo piuttosto che strettamente sonoro.

Il disco si apre in maniera composta e suadente, presentando gli strumenti in una veste puramente ambient che ha modo di evolversi nel corso dei primi minuti fino all’esplosione del primo momento noise dell’opera. i feedback risultano avvolgenti e la produzione non punta mai alla destabilizzazione sonora propria dell’estremismo harsh noise wall, bensì il rumore viene trattato alla stregua di un elemento prettamente musicale e che perciò non funge da punto di rottura, piuttosto da supremo picco sonoro.
Le distorsioni avvicinano il sound del duo al doom metal, anche se il genere viene sempre sfiorato, mai abbracciato totalmente; la seconda metà di Picture II: Snowblind conduce l’ascoltatore verso lidi molto vicini all’operato di progetti come Opium Warlords, ma l’assenza dell’elemento ritmico-percussivo fa sì che si rimanga ancorati ad una dimensione sempre decisamente sperimentale, mai metal tout court. Anche i suoni scelti da Squilloni e Vicari aiutano in questo senso: i droni che vengono creati dai due chitarristi non si avvicinano mai a quelli profondissimi e apocalittici dei Sunn O))), piuttosto rimangono più vicini a quelli degli Earth, centellinando ancora di più le bordate distorte degli strumenti.
Cinque minuti di noise lancinante chiudono l’album, annebbiando la vista dell’ascoltatore ormai perso in quello specchio d’acqua poco rassicurante che campeggia sulla copertina.

È difficile valutare opere come questo Picture From An Electric Landscape, poiché le sensazioni riportate da ogni singolo ascoltatore sono estremamente variabili e non vi sono molti appigli oggettivi a cui aggrapparsi per giudicare musica che anela alla libertà più totale, uscendo da qualunque regola per provare a rappresentare un sentimento profondo e radicato, appartenente in primis ai propri stessi creatori e limitato forzatamente alla loro precisa visione. Cosa significa questo? Abbiamo citato in apertura l’improvvisazione come elemento cardine nella scrittura dei brani e l’improvvisazione stessa, soprattutto in ambiti sperimentali come questo, è qualcosa che appartiene esclusivamente alla affinità che si crea tra i musicisti coinvolti nell’atto creativo; è quasi impossibile “fermare” su disco l’attimo preciso in cui l’improvvisazione ha dato vita all’opera e ancora più complicato diventa riuscire a trasferire quelle sensazioni provate dai musicisti all’ascoltatore, il quale deve provare ad immedesimarsi nell’atto creativo stesso per comprenderlo nella sua essenza.
Questo passaggio è importante nella comprensione dell’opera, perché è vero che essa può essere goduta anche senza conoscerne i retroscena (se così vogliamo chiamarli), ma in questo caso specifico, così come in svariati altri, non va trascurato l’aspetto appena descritto.
Perciò il limite più evidente del debutto dei Kuan è quello di risultare musica composta prima di tutto per se stessi – e chiariamoci, è sacrosanto – e trasmissibile ad una ristretta cerchia di ascoltatori, sulla carta, capaci di comprenderne non solo il potenziale, ma il pensiero stesso alla base.

Obiettivamente nei tre brani del disco funziona tutto: i suoni sono azzeccati e non si percepiscono i difetti che un’opera autoprodotta potrebbe portare con sé, i brani sono ben costruiti nella loro alternanza di stili e a fronte di qualche lungaggine che poteva essere rivista, la musica risulta ipnotica e avvolgente, con pochissimi momenti di stanca.
Indubbiamente però sarebbe auspicabile poter testare il reale valore di questi brani dal vivo, in un contesto dove Lorenzo Squilloni e Lorenzo Vicari siano lasciati liberi di improvvisare e dare vita alle proprie composizioni di fronte a una platea che possa definitivamente entrare in sintonia con i musicisti prima e con la musica poi.
Sperando che questo possa avvenire presto, non possiamo far altro che consigliarvi di concedere un’ora del vostro tempo a Picture From An Electric Landscape. Saranno le vostre sensazioni a guidarvi nella personale valutazione dell’opera, che sicuramente non vi lascerà indifferenti.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
63 su 1 voti [ VOTA]
LUCIO 77
Sabato 13 Marzo 2021, 19.15.49
1
Lo ho ascoltato stamattina con la Mente libera.. Sono arrivato alla fine sentendo la stessa sensazione di quando ho terminato la lettura dei Fratelli Karamazov.. Troppo ostico.. Con tutta la buona volontà..
INFORMAZIONI
2021
Autoprodotto
Drone Doom
Tracklist
1. Picture I: Reflection Of Lightning
2. Picture II: Snowblind
3. Picture III: Birth Of An Ocean
Line Up
Lorenzo Squilloni (Chitarra)
Lorenzo Vicari (Chitarra)
 
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