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Edenbridge - Sunrise in Eden
27/03/2021
( 317 letture )
Questi sono i miracoli del low-fidelity!
Di solito si suppone che la cattiva registrazione sia un classico del metal estremo e del punk, ma cosa succede quando un gruppo dallo stile pop/melodico sforna un disco che sembra uscito dalla Norvegia dei primi anni 90? I risultati sono fuori dal mondo. Ne sanno qualcosa gli austriaci Edenbridge, che con il loro debutto Sunrise in Eden tirarono fuori un disco unico, specialmente se comparato con la relativa nicchia di riferimento (Nightwish, Within Temptation, The Gathering). Furono fondati nel 1998 come un progetto musicale alternativo del chitarrista/frontman Arne Stockhammer (con lo pseudonimo Lanvall), che aveva già pubblicato tre dischi solisti precedenti che mischiavano sonorità da orchestra sinfonica con brani tipicamente AOR/pop con tecniche chitarristiche tipiche del power neoclassico/shred anni 80. La formazione fu completata con un bassista e un secondo chitarrista, i quali lasciarono il gruppo appena dopo la pubblicazione dell’album. Gli Edenbridge continuarono a pubblicare album e a fare tour partendo dall’Europa e approdando in più paesi, ma come si dice in questi casi, “non si ripeterono” più per una serie di cause: songwriting più standardizzato, produzioni progressivamente più moderne e compresse e ripetizioni di elementi che cominciarono a diventare cliché, senza contare l’intrappolamento in temi e concept che finirono con lo schiacciare il loro potenziale. Il risultato sono due lavori eccellenti (questo e Arcana), altri tre di buona fattura e la perdita della magia con Solitaire.

Ai tempi di Sunrise in Eden, il gruppo era al pieno delle proprie potenzialità. Prendete una produzione sporca, vintage e con l’accordatura degli strumenti alzata rispetto alla frequenza standard, e avrete un disco che, pur basandosi su stilemi del rock anni 80, guarda oltre, con un songwriting fresco e consistente dall’inizio alla fine senza cali. Mentre Lanvall tira fuori assoli melodici che raramente entrano in virtuosismi fini a sé stessi, Sabine Edelsbacher si staglia sopra le linee vocali con una grazia ammirevole, mostrando un soprano che, pur essendo tutt’altro che potente e stentoreo, colora le canzoni dando loro una delicatezza surreale. C’è da dire che anche le orchestrazioni non sono nemmeno pesanti, limitandosi ad un numero limitato di tracce che hanno un gusto più da musical teatrale che da orchestra vera e propria, aggiungendo un tocco di spiritualità che le fa decollare.
Pur non essendo la traccia migliore del lotto, Cheyenne Spirit si fa subito riconoscere con un’apertura da anatema, riff in palm-muting sulfurei che sembrano di derivazione Rotting Christ, batteria in doppia cassa con tantissimo riverbero, una tastiera con suono tipo oscillatore a sega e linee vocali soavi, quasi annichilenti: il bridge al terzo minuto che introduce progressioni variate in chiave minore è un altro valore aggiunto. La title track inizia con arpeggi di sintetizzatore in scala pentatonica orientale ripetuti nel bridge, prosegue con strofe con arpeggi irresistibili, intrusioni di chitarra distorta sobbalzanti e un ritornello che trasuda epicità da tutti i pori e doppi assoli di chitarra e tastiera in contrappunto che ricordano il buon Yngwie Malmsteen: la musica completa il testo come se fossero tutt’uno (An endless flow in elysian fields / Sunrise in eden / And I’m holding on once more / To the moments I long for / To the ageless beauty of a world that sleeps”).
Forever Shine On si basa su arpeggi di chitarra acustica e ritornelli con linee vocali particolarmente acute (e forse un po’ troppo zuccherose), Holy Fire è un’altra traccia di alto livello che mostra il lato più muscolare dell’album, Wings of the Wind si perde un po’ per strada con un bridge strumentale con ritmi irregolari in stile progressive, mentre In the Rain risolleva la parte centrale con melodie geniali. Midnight at Noon e Take Me Back sono le tracce più corte, la prima un ottimo pezzo power metal dal ritmo più veloce e la seconda un’altra ballata delicata che potrebbe essere stata registrata dai The Carpenter. My Last Step Beyond è un altro pezzo da novanta, una suite di 10 minuti con ritmi martellanti, riff che attraversano emozioni estreme, si ferma per un bridge con sintetizzatori con pitch shifting e l’aggiunta di un sitar, un assolo di chitarra glorioso e un ultimo ritornello che si staglia oltre i cori come un ultimo saluto. Il testo è estremamente liberatorio, trattando la morte imminente come un evento piacevole seguito dall’incertezza (“At the end of the tunnel, I’m awaiting the truth / Through the misty twilight, perhaps eternal youth / Do I feel the pale void, do I feel the seventh sky? / When life runs like a movie, as the time goes by”).

Se pensiamo che i Nightwish contemporanei cavalcavano l’onda con uno stile estremamente derivativo degli Stratovarius, che i Within Temptation stavano cambiando genere e nicchia per non tornare mai più indietro, che gli Epica ancora non esistevano, i cui embrioni risiedevano negli After Forever, che i Therion e gli Haggard offrivano proposte ancora acerbe e dispersive e che Morten Veland stava per lasciare i Tristania per fondare i Sirenia, portando il suo vecchio gruppo e la sua carriera nell’oblio nel giro di un decennio, ci si chiede in cosa abbiano sbagliato gli Edenbridge. Con un album del genere e una formazione stabile potevano essere una nuova meteora nella nicchia symphonic, eppure rimasero una band di seconda fascia, supportata principalmente da una fanbase ristretta. Sunrise of Eden merita sicuramente una seconda possibilità dagli ascoltatori, e la sua esistenza dimostra che “sinfonico” spesso non corrisponde a “impeccabile” o “magniloquente”, ma ad “armonico”.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Sandro70
Martedì 30 Marzo 2021, 21.23.56
2
Album che ai tempi ascoltai parecchio, veramente bello forse il migliore del gruppo. Sui Therion concordo con quanto scritto Rob Fleming e aggiungo che gl' "immaturi" Haggard nel 2000 pubblicarono un disco stupendo come Awaking the Centuries .
Rob Fleming
Sabato 27 Marzo 2021, 11.34.10
1
I primi due li presi anch'io. A me piacquero. Forever shine on; In the rain; la lunga onirica My step last beyond e Wings in the wind sono brani eccellenti. Della recensione non condivido solamente il passaggio riferito ai Therion i quali "offrivano proposte ancora acerbe e dispersive". I Therion nel 2000 avevano già in carniere Theli e Vovin, cioè due capolavori assoluti e conclamati. Quindi per me è sbagliato dire che fossero "acerbi". Erano già belli maturi (e sul mercato da praticamente un decennio). 80
INFORMAZIONI
2000
Massacre Records
Symphonic Metal
Tracklist
1. Cheyenne Spirit
2. Sunrise in Eden
3. Forever Shine On
4. Holy Fire
5. Wings in the Wind
6. In the Rain
7. Midnight at Noon
8. Take Me Back
9. My Last Step Beyond
Line Up
Sabine Edelsbacher (Voce)
Arne Stockhammer (Chitarra, tastiere)
Georg Edelmann (Chitarra)
Kurt Bednarsky (Basso)
Roland Navratil (Batteria)

Musicisti ospiti
Gandalf (Sitar, traccia 9)
Astrid Stockhammer (cori)
 
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