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The Lylat Continuum - Ephemeral
29/03/2021
( 774 letture )
Una delle uscite non tripla A da seguire con più attenzione di questa prima tranche del 2021 è di certo il debutto dei The Lylat ContinuumEphemeral”, titolo tra l’altro richiamato nella copertina in puro stile pop nipponico attraverso kanji e hiragana che recitano “io sono effimero”, concept dell’intero album. Una formazione giovane ma anche per molti versi preparata, considerando la presenza alle quattro corde di Eberhardt di scuola The Contortionist, insomma non il primo che passava per strada.

Questo esperimento di prog death propone non solo l’interessante miscuglio tra musicalità brutali alla Rings of Saturn -respirabili da subito nell’inizio atmosferico e la successiva esplosione di Into the Vast- e una struttura altamente jazzy nel ritmo e in alcune scelte melodiche, ma anche e soprattutto l’intenzione di debuttare con un disco pretenzioso, con sonorità in svariati momenti sui generis e con pezzi che superano tranquillamente i cinque minuti. Il viaggio cosmico che ci si pone davanti è fatto di onirismi psichedelici e growl frastagliati, non sempre perfetti e personali ma nella loro sporcizia discretamente funzionali. Il guitarwork già del secondo brano è composto da riff piuttosto classici, come d’altronde una non piccolissima parte delle partiture di batteria, arricchite però da blast beat intelligenti e rullate impazzite.

Le note sono nichiliste, spesso inserite in contesti melanconici in climax emotivi e di songwriting in cui difficilmente si inizia in quarta, salendo pian piano in ogni brano nello scorrere delle frasi. Epyon non a caso inizia con un bel riff melodico, in cui è l’arrangiamento ad essere tanto terremotante quanto devastante, accompagnandoci però in una variazione arpeggiata dai toni fusion/blues. Decisamente ispirate le tastiere, evocative e riflessive nonché citazionistiche nei confronti dell’universo videoludico (d’altronde il nome stesso della band deriva chiaramente da questo mondo). Dopo la metà si apre un vortice caotico di chitarre nevrotiche, basso e batteria in continuo movimento che sorreggono un growl che viene qui davvero ben performato, melodicamente in primis. Il vero capolavoro però è Level 5, a cui partecipa il sax di Patrick Corona, un brano ricco di poliritmie, tempi composti, fill incredibili e spunti strumentali geniali. Una perla in un clima di metal tartassante che cade quasi in sonorità da ballad midtempo, passando per il jazz e arrivando al metal moderno più quadrato: semplicemente eccezionale. Il resto del disco è invece più standard, non riuscito male ma nemmeno niente di geniale (buona però la produzione, su questo non si discute). Le canzoni cominciano infatti a somigliarsi un po’ tra loro, nonché ad altre band che non solo hanno lavorato sul prog death, ma soprattutto sul prog death di derivazione cosmica come appunto i già citati Rings of Saturn o i grandiosi Contrarian, per nominarne un paio. Scelte elettroniche ed effetti atmosferici azzeccati conducono con alti e bassi all’ultima esplosione della title track, nonché brano finale. Qui bisogna ammettere che il disco risalga all’inverosimile, soprattutto il guitarwork. Riff complessi, potenti e davvero funzionanti danzano su una ritmica studiata e un cantato calzante; un finale davvero inaspettato ma da sentire e risentire allo sfinimento.

Alla fine del viaggio si arriverà a coscienza del fatto che in fondo questo debutto dei The Lylat Continuum non è assolutamente un brutto disco, bensì un album particolare con alti davvero alti e bassi monotoni e già visti e rimasticati da moltissimi gruppi similari. Parliamo però di un primo passo di musicisti dalla grande capacità tecnica e idee originali, da sviluppare puntando proprio su quelle note di derivazione jazz ed elettronica che raramente funzionano insieme nella musica più estrema come in questo Ephemeral. Un ascolto quindi tutto sommato meritato, in svariati momenti anche dovuto, a seguito però di un discernimento delle ottime release che già ci stanno graziando in questo primo quarto dell’anno



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2021
Autoprodotto
Prog Death
Tracklist
1. Into the Vast
2. Zero
3. Epyon
4. Level 5
5. Meta
6. Sector Y
7. Libra
8. Ephemeral
Line Up
Chrys Robb (Voce, Tastiere)
Chris Garza (Chitarra)
Ian Turner (Chitarra)
Jordan Eberhardt (Basso)
Evan Sammons (Batteria)

Musicisti ospiti:

Patrick Corona (Sax nella traccia 4)
 
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