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King Gizzard & The Lizard Wizard - L.W. (Explorations Into Microtonal Tuning, Volume 3)
29/03/2021
( 775 letture )
Si è già detto più volte come, da un po’ di anni a questa parte, l’Australia sia un territorio fertile per la musica, specialmente per quanto riguarda le sue incarnazioni più bizzarre e fuori dagli schemi. Dal 2010 questa tendenza a rompere ogni consuetudine in campo rock e pop è stata portata alle estreme conseguenze da un gruppo di fricchettoni di Melbourne, riuniti sotto il moniker programmatico di King Gizzard & The Lizard Wizard.
In pochissimo tempo la band è riuscita a diventare una delle realtà più chiacchierate dentro e fuori dai propri confini nazionali, finendo per rappresentare un vero punto di riferimento per il rock psichedelico attuale. In verità però lo stile degli australiani è decisamente più versatile di come lo si è etichettato svariate volte e i diciassette album in studio rilasciati dal 2012 sono qui a dimostrarlo. I sei musicisti infatti possiedono una dote che spicca sulle loro qualità esecutive, ovvero quella di essere degli ottimi trasformisti: partendo dal pop sotto acidi degli esordi, attraversando lidi prettamente folk e altri invece spiccatamente jazz, nel 2019 Stu Mackenzie e i suoi compagni hanno pubblicato niente meno che un disco thrash metal – Infest The Rats’ Nest – risultando credibili in tutte queste diverse evoluzioni, compiute solamente per il gusto del comporre musica e senza voler seguire pedissequamente un certo genere rimanendo legati a un determinato immaginario con annessi schemi e stili ricorrenti.
Proprio questa sfuggevolezza ed imprevedibilità ha reso gli australiani così celebri, tanto che, azzardando, li si potrebbe classificare come un gruppo puramente prog, nella sua accezione più viscerale.

Indipendenti fin dagli inizi di carriera, grazie alla propria etichetta Flightless Records gestita dall’ex batterista e manager Eric Moore (che ha annunciato la sua dipartita del gruppo proprio l’anno scorso), i King Gizzard & The Lizard Wizard hanno da subito iniziato a sperimentare con suoni, ritmi e strumenti, pescando a piene mani da culture e tradizioni esotiche con un occhio di riguardo per l’Oriente; questo interesse è poi sfociato in un album intitolato Flying Microtonal Banana (Explorations Into Microtonal Tuning, Volume 1), pubblicato nel 2017 e divenuto ormai un punto cardine della discografia della band. Come si può evincere dal titolo, in questo disco i sei musicisti hanno voluto sperimentare le possibilità armonico-melodiche dell’accordatura microtonale, che contraddistingue in particolare la musica tradizionale di molti paesi mediorientali; tramite l’utilizzo di strumenti specificamente pensati per suonare con intervalli di quarti di tono, come la bağlama (strumento a corda di origine turca molto simile al saz) e la zurna (strumento a fiato tipico dei paesi dell’Anatolia e del Nord Africa), e modificando strumenti occidentali come chitarre e bassi, il risultato finale ha molto da spartire con il rock turco anni ’70, attualizzato con sonorità moderne.
Questo esperimento è rimasto un caso isolato nella discografia del gruppo, ma è tornato a far parlare di sé proprio nel 2020, grazie all’annuncio di un album diviso in due parti, pubblicate a pochi mesi di distanza l’una dall’altra: se K.G. (Explorations Into Microtonal Tuning, Volume 2), pubblicato nel novembre del 2020, tornava a mostrare le abilità dei nostri alle prese con l’accordatura microtonale, il successivo L.W. (Explorations Into Microtonal Tuning, Volume 3) rifinisce ancora meglio quelle che, fin dal disco del 2017, erano emerse come caratteristiche principali di questo tipo di sound per la band, chiudendo una ideale trilogia dedicata ai microtoni.
Certamente per l’ascoltatore che non ha mai avuto contatti con questo tipo di sonorità il primo impatto con un’opera simile può risultare spiazzante, ma è qui che Stu Mackenzie, Cook Craig e Joey Walker – gli addetti agli strumenti microtonali – dimostrano le loro eccellenti capacità di compositori, riuscendo a rendere quelle armonie e melodie che all’orecchio occidentale sembrano sgradevoli e addirittura “sbagliate” estremamente accattivanti e per nulla anomale. Gli intervalli microtonali vengono impiegati con sapienza all’interno di strutture ora pop, ora invece garage rock, senza tralasciare parentesi più dure e altre invece più cadenzate, per un risultato che è al contempo catchy e intrigante.

Le danze vengono aperte da If Not Now, Then When?, che si riallaccia apertamente a The Hungry Wolf Of Fate, brano di chiusura del precedente album; dopo un’introduzione che fa già assaporare la componente microtonale della musica contenuta nel disco, sono le tastiere a guidare il ballo, con un andamento funk che richiama certe cose dei Gorillaz, ma anche degli interessantissimi olandesi Altın Gün (band da tenere assolutamente d’occhio se siete dei nostalgici dell’anatolian rock). Michael Cavanagh alle pelli non fa assolutamente rimpiangere Eric Moore e dà prova delle sue abilità durante tutti i brani in scaletta.
Il singolo O.N.E. è il brano che maggiormente si rifà agli stilemi del rock turco, irrobustendone le strutture con fuzz di matrice stoner che rendono ancora più incisivi i riff sghembi di Joey Walker, in particolare quello che divide a metà il brano, una vera sciabolata metallica.
Nel caos caleidoscopico e coloratissimo imbastito dalla band merita dare risalto ai testi, incentrati su tematiche ambientaliste ed ecologiste da sempre care a Stu Mackenzie e agli altri membri del gruppo; la questione della salvaguardia del pianeta viene affrontata spesso con toni negativi e disfattisti, che contrastano con la gioiosità della musica degli australiani, ma pongono l’attenzione sui temi trattati in maniera non banale. Il consiglio è poi quello di scaricare l’album dalla pagina Bandcamp dei King Gizzard & The Lizard Wizard, poiché questo contribuirà ad un progetto per rivegetare la zona naturale del Pearson block, nella regione australiana di Victoria. Rimandiamo alla suddetta pagina per ulteriori informazioni.
Il disco prosegue all’incirca sulle stesse coordinate già menzionate, alternando momenti indefinibili come Supreme Ascendancy, dove emergono addirittura riferimenti britpop (quel pattern di batteria abusatissimo negli anni ‘90) e altri ipnotici e oscuri, come Static Electricity e See Me; quest’ultimo è uno degli episodi meglio riusciti dell’album, con un’atmosfera sospesa e inquietante. Un’ipotetica colonna sonora per un film horror, ovviamente bollywoodiano.
La vera bomba però arriva in prossimità dell’ultimo brano, il cui titolo fa coppia con il brano d’apertura del disco precedente. In questi pesantissimi otto minuti gli australiani sfogano le proprie pulsioni più metalliche confezionando un perfetto esempio di stoner/doom anatolico: il riff iniziale è una sassata in pieno volto, ma lo svolgimento del pezzo non fa mai calare questa sensazione di pesantezza opprimente, attraverso l’utilizzo di wah wah esasperati e accordature ribassate che si incrociano con quella degli strumenti microtonali per un mix di influenze davvero inclassificabile. È una vera e propria festa del fuzz, che sul finale arriva a far confondere le chitarre con gli esotici strumenti a fiato, per poi concludere il brano con un’accelerazione corale che spegne l’album con la voglia di far ripartire il viaggio da capo.

L.W. (Explorations Into Microtonal Tuning, Volume 3) sarà forse l’ultimo capitolo di quella che è stata rinominata Microtunal Tuning Trilogy, ma di sicuro non si può dire che il terzetto di dischi che compone la trilogia possieda punti deboli. Vero è che quest’ultima opera pecca forse per ciò che riguarda l’effetto sorpresa, stando per questo motivo all’ultimo posto in un’ipotetica classifica fra i tre album; ma è altrettanto vero che le capacità di scrittura con gli strumenti microtonali si sono via via affinate disco dopo disco e questo si percepisce eccome, non solo per ciò che riguarda la composizione, ma anche per ciò che concerne la produzione, qui estremamente moderna e in grado di far risaltare tutte le caratteristiche orientali del sound dei King Gizzard & The Lizard Wizard mescolandole a quelle pop, rock e metal che costituiscono l’ossatura dei brani del gruppo.
Ascoltare i tre album della trilogia in ordine cronologico può fornire un’ottima panoramica sul percorso della band di Melbourne, che sicuramente ha ancora molti assi nella manica per sorprendere gli ascoltatori di tutto il mondo. Possiamo però concludere dicendo che L.W. (Explorations Into Microtonal Tuning, Volume 3) è l’ennesimo ottimo disco di una carriera ancora oggi imprevedibile, sebbene inizi a mostrare qualche consuetudine in più. Se siete in cerca di originalità con questi strambi australiani è difficile che rimaniate delusi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
81.5 su 6 voti [ VOTA]
Black Me Out
Sabato 10 Aprile 2021, 21.27.51
4
@Remedy Pensa che io lo ritengo uno degli episodi più deboli della loro discografia, sebbene come ho scritto risulti un credibilissimo disco metal. Però sicuramente qualche altro disco di questi matti cercherò di recuperarlo.
Remedy
Sabato 10 Aprile 2021, 21.13.17
3
Dovete assolutamente recensire Infest the rats nest che è uno dei dischi metal più belli degli ultimi anni.
DEEP BLUE
Martedì 30 Marzo 2021, 22.59.48
2
originali ma troppo uguali a se stessi. 80 è un voto corretto.
Giaxomo
Lunedì 29 Marzo 2021, 19.08.44
1
Contento di vederli qui, in queste pagine, anche se sono indietro con loro di un paio di album, ma mi rifarò al più presto perché comunque conservo meravigliosi ricordi del blocco di dischi del 2017, Polygonwanaland su tutti. Bravo Alex!
INFORMAZIONI
2021
Flightless Records
Inclassificabile
Tracklist
1. If Not Now, Then When?
2. O.N.E.
3. Pleura
4. Supreme Ascendancy
5. Static Electricity
6. East West Link
7. Ataraxia
8. See Me
9. K.G.L.W.
Line Up
Stu Mackenzie (Voce, Chitarra, Basso, Sitar, Violino, Tastiere, Synth, Mellotron, Clavinet, Organo, Pianoforte, Flauto, Clarinetto, Sassofono, Zurna, Xilofono, Percussioni, Batteria)
Cook Craig (Voce, Chitarra, Basso, Sitar, Tastiere, Synth, Mellotron, Pianoforte, Flauto, Clarinetto, Percussioni)
Joey Walker (Voce, Chitarra, Basso, Setar, Bağlama, Tastiere, Synth, Organo, Pianoforte, Zurna, Percussioni, Drum Machine)
Lucas Harwood (Voce, Basso, Tastiere, Synth, Mellotron, Pianoforte, Percussioni)
Ambrose Kenny-Smith (Voce, Tastiere, Synth, Mellotron, Organo, Pianoforte, Armonica, Percussioni)
Michael Cavanagh (Voce, Percussioni, Batteria)
 
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