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Blackmore`s Night - Nature’s Light
31/03/2021
( 552 letture )
È inutile negarlo: vi è sempre un certo malcelato fastidio da parte di una nutrita schiera di fan al momento della pubblicazione di un nuovo album dei Blackmore’s Night, la creatura messa in piedi dal leggendario Ritchie Blackmore e dalla consorte Candice Night nell’ormai lontano 1997.
Nonostante siano anni che il progetto esiste e sforna con buona regolarità nuovi album, non ci si rassegna all’idea che il chitarrista che ha contribuito in maniera indelebile alla storia del rock si sia ormai dedicato anima e corpo alla riproposizione di un folk tradizionale con inflessioni specificamente europee, convinti che Blackmore esista solamente con la sua bianca Stratocaster in mano pronto ad infuocare i palchi di tutto al mondo con i suoi riff storici e gli assoli al fulmicotone.
È un pensiero legittimo, ma evidentemente lo stesso chitarrista si sarà reso conto che anche la scialbissima reunion dei Rainbow nel 2016, con tanto di discutibile nuovo materiale rilasciato, è stata un fiasco pressoché totale, sebbene il pubblico e i fan non siano mancati, spinti certamente più dall’affetto nostalgico verso la storia del gruppo che non dall’esecuzione live e dalla nuova musica proposta.
Perché dunque non provare a comprendere che, dopo svariati decenni di puro rock, anche una leggenda come Blackmore può avere avuto voglia di cambiare totalmente approccio alla musica? Ammettiamo anche che una voce come quella di Candice Night sarebbe un peccato non poterla ascoltare in un contesto adatto ed evidentemente il folk albionico fatato e gioioso del duo è l’ambiente nel quale la cantante si muove al meglio.
Detto ciò sarebbe disonesto difendere a spada tratta i Blackmore’s Night, autori, con questo nuovo Nature’s Light, di undici album in studio (escludendo singoli, live e compilation) dai risultati altalenanti. Se infatti almeno i primi tre album risultano, oltre che gradevoli, anche interessanti dal punto di vista compositivo ed esecutivo, nel corso del tempo l’innamoratissimo duo ha iniziato a pubblicare dischi composti col pilota automatico, contenenti pochi guizzi, ispirazione latente e un senso di noia generale che ha contribuito a far aumentare i pregiudizi verso il progetto e il risentimento nei confronti di Blackmore, declassato da rockstar a ricco menestrello senza un briciolo di anima.
Ovviamente questo non è un discorso realistico, ma il punto focale è sempre lo stesso: difficilmente ci si approccia ad un album del duo inglese senza preconcetti, poiché è naturale considerare prima di tutto il nome in ballo e rapportarlo a ciò che ha rappresentato per la storia della nostra musica preferita.
Questo falsa il reale valore di un disco, sporcandolo con aspettative irreali che probabilmente non ci sarebbero se non si sapesse il nome dei membri coinvolti nel progetto.

È quindi con mente sgombra che ci avviamo all’ascolto di Nature’s Light, che accoglie l’ascoltatore con una copertina solare solcata dal font piuttosto invadente che riporta il titolo dell’album e della band.
Fin dal primo brano Once Upon December si può godere subito di suoni ottimi e perfettamente levigati, forse più consoni ad una produzione pop piuttosto che folk, ma non per questo meno godibili. Le melodie sono di matrice tradizionale e già sentite più e più volte – fate un confronto con Curse My Name dei Blind Guardian, tanto per fare un esempio – però rimangono gradevoli in questa versione cadenzata e fuori dal tempo. Il flauto e gli strumenti a corda sono un tappeto perfetto per la voce perfettamente impostata di Candice Night, ma la personalità di Blackmore riesce ad emergere in corrispondenza di un bel momento melodico che chiude con un cromatismo inconfondibile, se si conosce lo stile del chitarrista. Un avvio godibile dunque, che si lascia ascoltare senza fatica.
La componente folk rimane invadente, ma lascia il campo ad una scrittura decisamente più pop nella seguente Four Winds, dove spiccano ancora le doti vocali della Night, stavolta impiegate per ricamare un bel ritornello che rimane in testa facilmente, mentre la ciaramella tesse una melodia di chiara estrazione medievale. È chiaro, ancora una volta siamo di fronte a qualcosa di conosciutissimo, ma quello che convince è l’interpretazione che viene data alla materia, oltre ai suoni usati in fase di produzione, che esaltano ancora di più la prova degli interpreti.
Appurata la direzione generale del disco si notano allo stesso tempo piacevoli fughe estemporanee, che eludono la dimensione folk per abbracciare stili talvolta nettamente diversi: è il caso di Darker Shade Of Black, episodio sospeso tra tensione cinematografica e pulsioni lisergiche grazie all’organo che non può non richiamare quello della versione live di Celestial Voice, resa magica dai Pink Floyd a Pompei nel 1971. L’inizio del brano è invece un vero e proprio tributo alle atmosfere immortali delle colonne sonore di Ennio Morricone, con un impiego dei cori totalmente esplicito in quel senso e una chitarra che da sottile diventa sempre più incisiva, regalando un assolo melodico e di gusto, che mette in chiaro il fatto che Blackmore sappia ancora il fatto suo in fase di scrittura. Tutto bello dunque? Beh non proprio, dal momento che il suddetto brano era già contenuto nel precedente disco dei Blackmore’s Night All Our Yesterdays, in una versione praticamente identica, ma se possibile ancora più incisiva.
Con l’amaro in bocca per la brutta sorpresa segnaliamo un’altra strumentale, che arriva quasi subito dopo: Der Letzte Musketier è uno spiazzante blues che si arricchisce di suggestioni epiche durante il suo svolgimento. È un peccato che i cinque minuti del brano rimangano pedissequamente ripetitivi nella struttura e nel ritmo e quando ci si aspetta un’esplosione questa non arriva mai. Però la variazione stilistica permette al disco di non indugiare troppo sugli ingredienti conosciuti e poter godere di una longevità maggiore.
Wish You Were Here è un momento piuttosto incolore, oltre ad essere anch’esso la riproposizione di un vecchio brano dei danzerecci Rednex già presente sul primo album del duo, Shadow Of The Moon. Non cambia sostanzialmente nulla in questa versione, anche se sicuramente la produzione aiuta a pulire maggiormente i suoni e rendere il tutto nel complesso più definito.
Per trovare un altro momento davvero degno di nota bisogna volare in fondo alla scaletta per ascoltare Second Element, una cover – stavolta non già sentita su altri dischi del duo – del noto soprano inglese Sarah Brightman. Il brano è estremamente pop nel suo andamento soffice e delicato e gode di ottime melodie, oltre che di una chitarra di nuovo a fuoco nei suoi assoli. Non si chiude col botto, questo è certo, ma la conclusione è assolutamente sufficiente, sebbene non si tratti di un brano inedito.

Insomma, certamente chi guarda con diffidenza verso le produzioni recenti di Ritchie Blackmore non cambierà idea grazie a Nature’s Light, mentre chi ha sempre apprezzato questo tipo di sound troverà senza dubbio dieci brani da ascoltare con gusto. Ciò che risalta è quello che è già stato detto in precedenza: da un po’ di anni a questa parte i dischi dei Blackmore’s Night soffrono di una scrittura fin troppo standardizzata e banale, che in questo caso viene risollevata parzialmente da una produzione efficace, ma non al punto da rendere questo album notevole. Qualche brano sopra la media c’è e si trova rispettivamente in cima e in fondo alla tracklist, ma nel mezzo vi è molta mediocrità e troppi momenti vuoti, tra cover e brani già editi. La chitarra non fa sentire troppo la sua mancanza, questo è vero, e i momenti in cui viene impiegata sono di buona fattura, la voce è inattaccabile e sempre eccellente, ma nel complesso Nature’s Light è etichettabile solamente come “l’ennesimo disco del duo” e nulla di più. Sicuramente suonare questa musica è ciò che rende felice la coppia di musicisti inglesi, ma la scintilla che rendeva interessanti i primi dischi si sta purtroppo valocemente spegnendo.



VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
61.6 su 5 voti [ VOTA]
danybg
Mercoledì 7 Aprile 2021, 22.22.07
7
a me la musica proposta dai blackmore's night piace molto e l'ultimo album è un autentica perla nel suo genere. Non sarà rock....vero, ma solo un pezzo come Darker Shade Of Black vale l'acquisto. Grande ritchie e grande Candice. voto 90
Diego75
Domenica 4 Aprile 2021, 16.10.28
6
Tra loro e i folkstone (se esistono ancora)...vanno bene solo alle feste della birra . Salvo solo i primi 2 dischi...poi come tutte le cose ripetute all' infinito stufano parecchio soprattutto in questo genere musicale. Voto 50...e speriamo che sia l'ultimo e Blackmore decida di ritirarsi definitivamente a questo punto.
Rob Fleming
Venerdì 2 Aprile 2021, 17.49.11
5
Io l'ho preso. Come qualsiasi uscita (o quasi) in cui c'è Lui che suona. Dai primi ascolti non mi è sembrato né più né meno diverso dalle ultime prove. L'esordio però non me lo toccate, per me un autentico capolavoro.
David D.
Venerdì 2 Aprile 2021, 16.07.55
4
Sono dell'idea che Blackmore non abbia perso la bussola come leggo da molte parti, ma che faccia semplicemente quello che gli pare fregandosene altamente del passato (ancora non capisco perchè abbia resuscitato la parentesi Rainbow però). Sul disco non c'è molto da dire, ascoltato tre volte e fa veramente pena, ma come scritto all'inizio, Blackmore se ne andrà avanti per la sua strada incurante delle critiche. 35.
duke
Venerdì 2 Aprile 2021, 15.53.47
3
...i primi erano buoni....poi i successivi sono trascurabili......il meglio lo ha gia' dato....
Alex
Venerdì 2 Aprile 2021, 10.29.25
2
Grande cagata ...basta co sta musica medievale !
Painkiller
Mercoledì 31 Marzo 2021, 18.37.19
1
Concordo con la recensione, in generale, e sullo stato della band/duo. Non concordo circa quanto scritto i sui primi dischi: i primi 5 sono tutti belli, non solo i primi 3. Ghost of a rose e village lanterne contengono canzoni davvero ottime, sia tecnicamente che a livello di feeling, sono album piuttosto vari e, per me, hanno mantenuto il loro valore nel tempo. Anche secret voyage non è male ma la seconda parte presente gli stessi difetti di tutti i dischi a venire. Visto con la “Reunion” dei Rainbow, Blackmore mi ha dato l’impressione di essere semplicemente un grande amante di ciò che fa, e di volerlo fare anche se ormai la sua artrite non gli permette di essere veloce e funambolico come ai bei vecchi tempi...anche dei Blackmore’s Night.
INFORMAZIONI
2021
earMusic
Folk Rock
Tracklist
1. Once Upon December
2. Four Winds
3. Feather In The Wind
4. Darker Shade Of Black
5. The Twisted Oak
6. Nature’s Light
7. Der Letzte Musketier
8. Wish You Were Here (2021)
9. Going To The Faire
10. Second Element
Line Up
Candice Night (Voce, Strumenti a fiato, Percussioni)
Ritchie Blackmore (Chitarra, Ghironda, Nychelharpa, Mandola)

Musicisti Ospiti:
Autumn Blackmore (Cori)
Rory Blackmore (Cori)
Bard David of Larchmont (Tastiere, Cori)
 
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