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Black Totem - II: Shapeshifting
01/04/2021
( 738 letture )
Nati nel 2008 in quel di Turku, in Finlandia, i Black Totem si presentano come dei vissuti rocker stradaioli dall’aspetto dark e poco rassicurante, ma in realtà la loro musica parla una lingua leggermente diversa: dopo due Ep di assestamento i quattro finlandesi arrivano all’album di debutto dal titolo omonimo, accolto così bene in patria da ricevere il premio di migliore disco rock dell’anno ai Turku Music Awards del 2016.
L’attesa per poter ascoltare il seguito di quel disco fortunato si conclude oggi, nel 2021, con il programmatico II: Shapeshifting, letteralmente una sassaiola di poco più di mezz’ora dove il gruppo raffina la propria scrittura per comporre brani brevi, diretti e viscerali.
La formula dei quattro è molto semplice e si potrebbe riassumere con un solo termine: death rock, che è anche quello che la stessa band predilige. Se però si è a conoscenza della storia del suddetto genere si noterà subito ascoltando il disco che molte delle caratteristiche fondamentali del death rock qui mancano: in primis non è contemplata praticamente mai l’influenza rockabilly e surf rock, propria di gruppi come i Cramps, ma rimane comunque ben presente l’immaginario horror e il ritmo costante della batteria; siamo molto più vicini a gruppi come i 45 Grave, per capirci.
In realtà il sound dei finlandesi è basato enormemente sul blues, che viene reinterpretato in maniera punk finendo su lidi molto affini ai Misfits del periodo di Bullet (1978) e Horror Business (1979). A questo però si aggiunge una componente heavy molto marcata, che sfocia addirittura nel doom in certi casi, andando a richiamare di volta in volta nomi come Celtic Frost, Darkthrone e Amebix.
Come ciliegina sulla torta i Black Totem inseriscono fra le proprie influenze pure i Black Keys, ma francamente si fatica a riscontrare questa specifica affinità con la band di Dan Auerbach tra le dieci canzoni dell’album.
Quel che è certo è che il gruppo punta all’immediatezza, creando brani dove la dimensione strumentale diventa quasi solo un pretesto per dare sfogo alla voce rabbiosa di Spit Poison, spesso raddoppiato dal timbro più caldo, ma non meno trasandato, della bassista Wera Wolf.

Fin dall’iniziale Begone Vampire si riesce a capire quanto un personaggio come Danzig sia tenuto in considerazione dai quattro musicisti di Turku, attraverso un pezzo cadenzato e diretto del quale è percepibile la struttura blues.
I suoni sono sporchi e grezzi, ma assolutamente in linea con quanto proposto, e la produzione riesce ad esaltare questa bestialità sonora attraverso un sound d’insieme prettamente “live”, ma comunque preciso e mai eccessivamente sguaiato. La chitarra particolare di Spit Poison (in inglese bedpan-guitar, letteralmente un manico di chitarra fissato su una padella medica) poi si incastra alla perfezione con il resto degli strumenti ed il suono sgraziatissimo dei riff rende ancora più minacciosi e cupi i brani della band.
Il death rock poc’anzi menzionato si fa palese in un brano breve e scanzonato come Black Nekro Gloves, nel quale emerge una tiepida influenza psychobilly ancora una volta filtrata da un approccio vocale debitore ai Misfits. Il disco è un inno al divertimento in salsa horror e da questo punto di vista è impossibile non andare con la mente ai cari vecchi film slasher anni ’80, che tra pochi veri capolavori abbondavano invece di pellicole oggi considerate in maniera nostalgica ed ironica, da guardare con una buona compagnia di amici pronti a sfondarsi di risate tra recitazione approssimativa ed omicidi scenicamente eccessivi. Ecco, questa è la sensazione che la musica dei Black Totem provoca, ma non si deve pensare a un risultato negativo o patetico, tutt’altro: ci si diverte un sacco con II: Shapeshifting, sospirando al pensiero di poter scatenarsi dal vivo ballando e pogando su brani casinisti e roboanti come Ghoul Of Crow Swamp, interessante nel suo andamento stoner rock, ma sempre memore della sua natura blues.
Proseguendo con la scaletta troviamo Backyard Corpse Blues, che è un brano prettamente doom sul quale diventa impossibile non muovere la testa a ritmo, mentre Spit Poison scatarra acidamente le proprie liriche a tema horror, accompagnato da un basso che qui si fa davvero presente.
Prosegue sulla stessa linea, ma con un ritmo ancora più cadenzato, la conclusiva Warlock, dove anche la voce si ingentilisce leggermente per lasciare spazio ad un’atmosfera stavolta quasi southern rock, dove le chitarre si infangano e ancora una volta la struttura blues diventa manifesta.

In conclusione i Black Totem con II: Shapeshifting riescono a comporre un buon seguito al disco di debutto, confezionando una proposta punk’n’blues non incredibilmente originale, ma convincente e dotata di un ottimo carattere, nonché di un’attitudine invidiabile.
In un periodo in cui di punk viscerale se ne ascolta invero pochino, un album come questo potrebbe essere un toccasana per certi ascoltatori, ma è chiaro come questo rimanga un prodotto non imprescindibile.
Forse i finlandesi potrebbero osare ancora di più, estremizzando all’eccesso le proprie caratteristiche forti per arrivare ad un risultato perlomeno un po’ più originale, ma ciò non toglie che la mezz’ora abbondante proposta in questi dieci nuovi brani sia ben suonata, ben composta ed estremamente divertente. Già questo rende II: Shapeshifting un’opera vincente a cui dedicare almeno un ascolto, magari in compagnia.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
48 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2021
Svart Records
Punk
Tracklist
1. Begone Vampire
2. The Devil
3. 1990's
4. Black Nekro Gloves
5. Bloodstained Owl
6. Ghoul Of Crow Swamp
7. Dead Meat
8. Backyard Corpse Blues
9. Welcome Lucifer
10. Warlock
Line Up
Spit Poison (Voce, Chitarra-Padella)
Sam Hate (Voce, Chitarra)
Wera Wolf (Voce, Basso)
Tony Cash (Voce, Batteria)
 
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