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Mostly Autumn - Heart Full of Sky
03/04/2021
( 471 letture )
I Mostly Autumn, gruppo inglese progressive rock formatosi nella seconda metà degli anni ’90, pubblicano nel 2006 in edizione limitata il set con doppio CD Heart Full of Sky, ma solo tramite i canali online della band. Il 2007 invece è l’anno del disco singolo, diffuso in vendita sugli scaffali, considerato in questa recensione. La band, celebre per le sue influenze floydiane o, ad esempio, di gruppi quali i Genesis, alle quali incorpora elementi tipici del folk, in questo album ha valorizzato principalmente ulteriori aspetti del suo sound: il lato hard rock, il pop anni ’80 e la propensione alle ballate acustiche.

L’opening track Fading Colours esplora diversi scenari durante il suo corso, illustrando nei suoi vari momenti le composite caratteristiche del gruppo, senza esaurirle. Dai lunghi ed espressivi accordi di tastiera che sostengono la pulita voce femminile, ai riff di chitarra elettrica molto cantabili, dagli arpeggi di chitarra acustica ai synth che ostinatamente proseguono ribattendo accordi insieme ad una batteria che impiega molto i piatti, le nuances sono molteplici. Si individua comunque agilmente il fil rouge che attraversa l’intero brano e ne riposiziona le parti, legandole in un’unità. Le apparenti fratture fungono in realtà da collante, come la sferzata di chitarra elettrica che fa confluire l’introduzione nella prima strofa. Ogni quarto è ben scandito, la sezione ritmica è cristallina e a livello di tempo il tutto si svolge secondo forme regolari e costanti. Piacevole risulta la parte finale, maggiormente dilatata rispetto al corpo centrale del pezzo, intima e riflessiva. La seconda traccia, Half a World, è una ballata parzialmente acustica che gode della presenza dell’organo Hammond, il che conferisce un ottimo tocco seventies. La voce femminile è calda ed avvolgente, la linea che canta è nostalgica e si può empatizzare con essa da subito. Le i cori in sottofondo contribuiscono a frastagliare il picco emotivo, modulandolo. La chitarra elettrica solista si crea ampio spazio proponendo dei fraseggi avvincenti. Notevole è Walk With a Storm, pezzo che richiama più di tutti la vena folk che appartiene ai Mostly Autumn. L’evoluzione del brano lo conduce ad una vorticosità sempre maggiore, destinata a dipanarsi verso il finire della canzone. Ritroviamo l’organo Hammond, ma anche il violino di Peter Knight e la cornamusa irlandese. L’intreccio tra la voce maschile e quella femminile stratifica il tono del pezzo, muovendosi tra il sognante e la crudezza del reale. Inizialmente anche Walk With a Storm strizza l’occhio alla ballata, per poi orientarsi verso altri lidi e tramutarsi totalmente in un brano folk. La chitarra elettrica richiama talvolta nei suoi riff i Creedence Clearwater Revival, e compare a sprazzi intervallata dall’acustica. Assolutamente apprezzabili le pennellate del violino, particolarmente arioso. Vi è una compresenza peculiare di luce e tenebra, il cui rapporto è narrato in una danza. Il violino appare anche nella traccia seguente, Find The Sun, ballata che però non lo pone in risalto tanto quanto il pezzo precedente. In essa interviene lievemente ed esegue anche un lungo assolo, non risultando però di grande impatto, dal momento che in generale il brano è per certi versi debole. Non si fraintenda: si sostiene totalmente, il basso suona delle linee nitide e il pianoforte e chitarra acustica conducono l’armonia senza traballare. Procede però a rilento, percorrendo delle vie forse un tantino scontate, troppe volte battute nel calibrare le ballate. La delicatezza con cui la si affronta, comunque, è ammirevole: si rischia sì di cadere nello stucchevole, ma non si temono i sussurri autentici che non impongono un’emotività forzata. Broken fonde la voce femminile al pianoforte con una leggerezza affine, semplice a livello di concept ma estremamente toccante. Gli archi e le percussioni finali amplificano l’effetto che si era creato all’inizio. La linea vocale gioca sapientemente con le note, soffermandosi a lungo su alcune e sfiorandone altre; il pianoforte la segue dolcemente. La penultima traccia, Further From Home, rievoca considerevolmente i Pink Floyd. La chitarra elettrica regna sovrana per quasi tutta la durata del brano e restituisce quelle atmosfere da solista, mentre alla fine ci si ricollega a Fading Colours, riproponendone il refrain. La chiusura è lasciata alla vivace Dreaming. La suite si compone di più parti, alcune più aggressive e compresse, altre distese. Il finale corale, nel quale si aggiungono strumenti come il violino o la cornamusa, è brioso e conduce verso un’apertura luminosa il pezzo.

Heart Full of Sky si colloca temporalmente, ad oggi, circa a metà della discografia dei Mostly Autumn: può essere interessante conoscerlo per confrontarlo con gli altri lavori della band, precedenti e successivi, dati i numerosi cambi di formazione che ha vissuto -e quindi le variazioni nello stile. Ci sono nell’album dei punti più alti di altri, alcuni pezzi scadono nella monotonia o nel superfluo. Vi sono però svariati brani da recuperare, principalmente quelli nei quali la firma del gruppo è ben riconoscibile. Gli arrangiamenti raramente deludono, le compenetrazioni tra epoche e generi fanno sì che ogni volta l’esperienza risulti rinnovata.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
70 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2007
Mostly Autumn Records
Prog Rock
Tracklist
1. Fading Colours
2. Half a World
3. Pocket Watch
4. Blue Light
5. Walk With a Storm
6. Find The Sun
7. Ghost
8. Broken
9. Silver Glass
10. Further From Home
11. Dreaming
Line Up
Bryan Josh (Voce, Chitarra, Pianoforte, Tastiere)
Heather Findlay (Voce, Percussioni)
Chris Johnson (Voce, Chitarra, Tastiere, Pianoforte)
Angela Gordon (Voce, Flauto, Clarinetto)
Olivia Sparnenn (Voce)
Liam Davison (Chitarra)
Andy Smith (Basso)
Andrew Jennings (Batteria)

Musicisti ospiti
Anne-Marie Helder (Voce nelle tracce 2, 4, 5, 10, 11)
David Moore (Organo Hammond nelle tracce 2, 5)
Troy Donockley (Cornamusa irlandese nelle tracce 5, 11, Flauto a fischietto nella traccia 10)
Peter Knight (Violino nelle tracce 5, 6, 10, Voce nella traccia 11)
Roger Newport (Voce nella traccia 11)
Mark Gordon (Voce nella traccia 11)
 
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