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Virus - Carheart
03/04/2021
( 570 letture )
Approcciarsi a Carheart, così come a qualsiasi opera dei Virus, non è impresa facile, soprattutto a primissimo impatto. Come molti dei lettori sapranno, i Virus sono stati a tutti gli effetti i successori spirituali ed artistici dei Ved Buens Ende, senza dubbio una delle realtà più innovative e visionarie della storia del black metal. E per quanto il mastermind e poliedrico polistrumentista Carl-Michael Eide, in arte Czral, fosse il primo a sottolineare il filo rosso che legava le sue due creazioni, per lui era altrettanto importante far emergere aspetti musicali che avrebbero fatto brillare i suoi Virus di luce propria.

In effetti i due complementari obiettivi si realizzarono sostanzialmente entrambi già in Carheart, album di debutto della band uscito nel 2003 per la Jester Records, la casa discografica di proprietà di Krystoffer Rygg degli Ulver. Eppure, per quanto il sound sia sicuramente molto diverso da quello dei Ved Buens Ende, ci sono tanti richiami al vecchio progetto di Czral che i paragoni sovvengono quasi spontanei alla mente, soprattutto in fase di analisi del disco. In generale, ciò che più accomuna le due band è la sensazione di caos calmo, di controllato smarrimento, financo di incuriosito disagio che l'ascolto di esse provoca, grazie ad elementi ricorrenti come il timbro stravagante di Czral (auto-ironicamente definito “barking”, ululare, nei crediti del disco), il ricorso continuo, spiazzante alle dissonanze, l'impressione che ogni strumento vada un po' per conto suo senza per questo risultare mai fuori posto. Ciononostante queste sensazioni si sviluppano in modo diverso: gli accenni a soluzioni jazzistiche e vagamente psichedeliche si diradano rispetto all'esperienza Ved Buens Ende, riaffiorando praticamente solo in Hustler, così come gran parte delle pesanti influenze black che ancora ne ammantavano lo stile e ai deserti e alle atmosfere rarefatte di Written in Waters si sostituisce la modernità e il mondo delle macchine, seppur visto dagli occhi distorcenti di Czral e compagni. Quest'ultimo aspetto in particolare emerge già dal nome Carheart, nonché dall'intro e dagli intermezzi caratterizzati da suoni urbani e di automobili curati da Zweizz (Fleurety, DHG) e Kim Sølve, che contestualizzano ancora di più le atmosfere del disco e ne accentuano i lati meno seriosi. E per quanto lo stesso Czral abbia definito i Virus “più una band rock eccentrica, che una band metal”, e seppure i richiami a certi generi extra-metal siano evidenti, Carheart è un disco che gode ancora di una solida base metal, anche se più vicina ai Voivod che non ai Darkthrone. In ogni caso, gran parte del riffing che costituisce l'anima del disco, si pensi ad esempio a Gun, Meet, Mother o a Bandit, sfoggia ancora uno stile tipicamente metal, accompagnato anche da un drumming leggermente più “quadrato” rispetto a quello del mastermind, ormai impossibilitato a suonare la batteria a causa di uno sfortunato incidente. Non mi si voglia fraintendere, Einar Sjursø sfoggia una tecnica di tutto rispetto ed era già all'epoca un batterista di grande esperienza, ma semplicemente lo stile inimitabile di Czral dietro le pelli, sempre alla ricerca di ritmi irregolari e sincopati, era uno degli elementi più unici e caratterizzanti della musica dei Ved Buens Ende ed è alquanto arduo da sostituire. Tra le prestazioni migliori del percussionista, ad esempio, troviamo la stupenda e straniante Queen of the Hi-Ace, il cui andamento irregolare e groovy allo stesso tempo e gli accordi distorti e dissonanti della chitarra accompagnano la voce proprio di Rygg, che la rende unica con la sua riconoscibilissima interpretazione teatrale e sopra le righe. Altre menzioni d'onore le meritano, a parere di chi scrive, anche la strumentale Road, più d'atmosfera e cadenzata, caratterizzata dalle armonie articolate disegnate dagli arpeggi che esplodono poi in brevi segmenti dove la batteria si fa di nuovo potente e la chitarra si riappropria di tutta la distorsione che necessita, nonché la già citata Hustler, che con il suo andamento più calmo e i giri di chitarra in clean sta a Carheart come Autumn Leaves stava a Written in Waters.

Carheart, in conclusione, è un disco che sfugge a precise classificazioni e per cui credo che i mezzi giudizi siano più unici che rari: o lo si ama o si odia. Certamente l'ascoltatore meno esperto potrà essere scoraggiato dal grande maelstrom generato dalla musica dei Virus (concedendomi una metafora enigmistica, lo definirei un ascolto “per solutori più che abili”), ma se egli riuscirà a superare quelle che solo all'apparenza sono barriere, si renderà conto della qualità assolutamente non comune che permea quest'opera. E per i Virus questo era solo l'inizio...



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
55 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2003
Jester Records
Avantgarde
Tracklist
1. Something Furry This Way Comes
2. Carheart
3. Queen of the Hi-Ace
4. Road
5. Gun, Meet, Mother
6. Dogs with Wheels
7. It's All Gone Weird
8. Kennel Crash Recovery
9. Hustler
10. Bandit
11. Be Elevator
Line Up
Czral (Voce, Chitarra)
Plenum (Basso)
Esso (Batteria)

Musicisti ospiti
Zweizz (Performer nelle tracce 1, 6, 8)
Kim Sølve (Performer nelle tracce 1, 6, 8)
Krystoffer Rygg (Voce nella traccia 3)
Aggie “Frost” Peterson (Voce nella traccia 3)
Øyvind Hægeland (Voce nella traccia 9)
 
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