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Sunnata - Burning in Heaven, Melting on Earth
03/04/2021
( 1220 letture )
A tre anni di distanza dal terzo full length, Outlands, ritornano sulle scene i Sunnata, band polacca che nel corso degli ultimi anni ha smosso l’ambiente post metal/sludge/stoner con album sempre di livello qualitativo molto alto. Complice la pandemia che di fatto ha impedito alla band ogni sorta di esibizione live, il 2020 ha visto i quattro membri di Varsavia rinchiusi a comporre il nuovo Burning in Heaven, Melting on Earth che vede ora la luce dopo una lunga gestazione. Nonostante non costituiscano un concept vero e proprio, le sei canzoni del nuovo nato sono accomunate da un fil rouge tematico, un’indagine, una disanima sul rapporto che lega l’uomo alla religione e ai suoi simboli, e di come la fede in un essere divino superiore possa opprimere, vincolare o motivare il credente. Il titolo stesso chiaramente anticipa il leitmotiv di tutto l’album dove i testi incalzano e approfondiscono senza scadere nei banali cliché dell’anticlericalismo o del satanismo tout court. D’altronde lo stesso nome della band, Sunnata, tradotto a grandi linee in “vuoto” dal sanscrito, denota una ricerca concettuale complessa e approfondita che attraverso testi e musica stimola e provoca l’ascoltatore senza necessariamente imporre il punto di vista escatologico dell’artista.

Se temi ed ispirazione sono complessi, la proposta musicale del quartetto polacco ne riflette l’eterogeneità, abbattendo i rigidi confini imposti da un genere solo ed attingendo da più fonti d’ispirazione, sia sotto l’aspetto realizzativo che compositivo. Su un’ossatura doom/post metal, rallentata nei ritmi e fortemente dilatata, i nostri dipingono paesaggi sonori che incorporano improvvise accelerazioni di matrice sludge, melodie mediorientali, nenie e canti sciamanici e lunghi e sognanti assoli di derivazione stoner/psych rock. Il cantante, Szymon Ewertowski, contribuisce non poco al successo della resa sonora dell’album, passando dalle clean vocals ipnotiche e malinconiche di scuola grunge al growl contenuto nei brevi ed improvvisi momenti più vivaci ed esplosivi. The Crows, apripista del disco, segue alla lettera questo pattern pur mantenendosi su strutture relativamente stabili e prevedibili (non a caso è la canzone più breve delle sei), tra alternanze di parti lente e veloci. E’ a tutti gli effetti la giusta traccia per introdurre l’album senza bombardare fin da subito l’ascoltatore con troppi stimoli sensoriali contemporaneamente. Bisogna attendere God Emperor of Dune e A Million Lives per poter assaporare appieno la ricchezza stilistica dei Sunnata. La prima, un chiaro e sentito omaggio al ciclo di Frank Herbert, mantiene per tutta la durata una struttura volutamente dilatata e soffusa, incorporando arpeggi orientaleggianti e ritmiche tribali in una riuscita rievocazione della cultura Fremen e del pianeta dei vermi delle sabbie, Arrakis. La seconda cambia totalmente ritmo, risultando essere il pezzo più metal dell’album, nel quale la chitarra di Adrian Gadomski ha finalmente l’occasione di sfogarsi; anche in questa circostanza, quando si sta per delineare uno schema ripetitivo, la canzone si interrompe bruscamente in un break centrale da brivido, dove il canto femminile ci trasporta in un esotico Medio Oriente. Un plauso va al batterista Robert Ruszczyk, che oltre a dettare i tempi con puntualità, riesce nel non facile compito di variare le ritmiche anche in ambiti assolutamente estranei al metal, come quando irrompono nei brani percussioni e strumenti ancestrali. Black Serpent e Volva (The Seeress) giocano sempre sull’alternanza dei chiaroscuri. Complice il minutaggio elevato, le lunghe parti oniriche ed atmosfere post metal che rimandano ai Palms e ai Cult of Luna, prima accarezzano, poi ipnotizzano l’ascoltatore ed infine lo scaraventano senza preavviso contro un muro di riff repentini di derivazione sludge. Way Out, canzone a chiusura di Burning in Heaven, Melting on Earth, rinuncia invece interamente alla potenza e alla distorsione a favore di una trama di arpeggi e cori in background, sospesa tra psichedelia (forti echi di Pink Floyd) e suggestioni stoner/desert rock. Ancora una volta l’apporto solistico di Adrian Gadomski e il cantato camaleontico di Ewertowski risultano indispensabili sia per mantenere alta l’attenzione che per dipingere su una tela, apparentemente minimale, divagazioni cromatiche impressionistiche, mai completamente definite e circoscritte.

Burning in Heaven, Melting on Earth è un album stratificato e complesso che rinuncia quasi interamente all’immediatezza, reclamando, pretendendo un ascolto attento e approfondito e ponendo i Sunnata sotto ai riflettori della fiorente scena metal polacca e non solo. Se la lunghezza dei brani può di primo acchito risultare scoraggiante, basta avere l’ardire di compiere il primo passo per tuffarsi ed immergersi nei paesaggi liquidi e cangianti dipinti dai quattro di Varsavia. Si scoprirà come la loro musica sia in grado di rapirci e condurci in un viaggio verso terre ed epoche lontane in cui poterci finalmente perdere.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
76.5 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2021
Autoprodotto
Post Metal
Tracklist
1. Crows
2. God Emperor of Dune
3. A Million Lives
4. Black Serpent
5. Volva (The Seeress)
6. Way out
Line Up
Szymon Ewertowski (Voce, Chitarra)
Adrian Gadomski (Chitarra, Voce)
Michał Dobrzański (Basso)
Robert Ruszczyk (Batteria)
 
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