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Chris Amott - Electric Twilight
06/04/2021
( 452 letture )
Ah, gli anni Ottanta! Decennio di tutti gli eccessi, per lungo tempo denigrato, è da qualche anno a questa parte al centro di un popolarissimo revival. Pensate alla serie TV Stranger Things, o al "kitchissimo" Kung Fury: due esempi pop che restituiscono un’immagine idealizzata e stereotipata di quel periodo. Non stupisce quindi che, per omaggiare gli Eighties, sia stato inventato anche un micro-genere musicale tutto suo: la synthwave. Anche se cronologicamente anteriore, essa si iscrive in questo movimento di riscoperta e gode del suo successo. Sottogenere dell’elettronica nato su internet nella metà degli anni 2000, la synthwave si ispira alla musica dei videogiochi, alle colonne sonore dei film e all’universo televisivo degli anni Ottanta, coltivando un’estetica chiassosa e colma di cliché. Il film Drive di Nicolas Winding Refn, uscito nel 2011, la porta all’attenzione generale grazie al suo soundtrack, dove spicca l’iconica Nightcall. È quindi su questo carrozzone che ha deciso di salire Christopher Amott con il suo terzo album solista, Electric Twilight, pubblicato ad inizio 2020. Una scelta per certi versi inaspettata da parte del fondatore e ex-membro di Arch Enemy e Armageddon, attualmente chitarrista dei Dark Tranquillity. In una recente intervista, Amott ha dichiarato di essersi stufato del metal per via della sua mancanza di umorismo e autoironia, e di ascoltare principalmente pop. L’operazione appare per lo meno intrigante, per cui non resta che tuffarsi nell’ascolto di questo patinatissimo Electric Twilight.

Agenda apre l’album su melodie sintetiche, suoni plasticosi e basso potente. Strumentale dal fascino notturno e luci al neon, la traccia d’apertura si evolve presto in una mielosa melodia e detta le coordinate di quello che seguirà. Con Symphony of Home arriva però la prima mezza sorpresa: sulla squadrata strumentale si adagia una voce soave. Sì, Chris Amott canta, e anche bene! Così facendo, il chitarrista svedese rompe in parte la regola che vorrebbe la synthwave principalmente strumentale, ciò che dà all’album tutto un altro tiro e che lo avvicina al synthpop più retro e nostalgico (le frontiere sono sottili e tendono a mischiarsi). Parallelamente alla voce, si ode in secondo piano anche lo strumento di predilezione di Chris Amott, che non ha visibilmente voluto abbandonarlo totalmente. La chitarra fa infatti capolino qua e là durante l’album ed emerge più esplicitamente in Brothers, dove tesse la melodia principale, o ancora nell’assolo della conclusiva Winning. Per il resto, Electric Twilight è un susseguirsi di gradevoli canzoni cantate, tutte piuttosto simili tra di loro, senza per questo essere identiche. L’atmosfera si fa talvolta introspettiva e suadente (Out in the Cold), talvolta zuccherosa (Shannon, Trapped in Reality) o invece leggermente cupa ed evocativa (Love in the Dark). Il tutto all’insegna di un suono minimalista, sgargiante e tirato a lucido, in piena tradizione syntwave insomma.

Electric Twilight si mantiene dunque entro i confini di un confortante citazionismo, come se il suo autore avesse voluto innanzitutto esplorare il genere senza spingersi oltre i suoi margini, cosa anche comprensibile visto che si tratta di una prima. I vari cliché presenti nei brani (cori, vocoder, melodie catchy,…) rendono l’album parecchio efficace sin dal primo ascolto, aiutato anche dall’innegabile bravura ed esperienza musicale del nostro che, pur essendo un neofita delle tastiere, resta pur sempre un musicista professionista. Il disco gode anche della bella voce di Amott che, cantando, scongiura il rischio di scrivere una manciata di canzoni da ascensore e abbassa la sensazione costante di déjà-vu. Al di là del risultato sonoro, bisogna anche riconoscere il coraggio di Christopher Amott nell’abbracciare un genere così lontano dal suo universo di appartenenza, anche se, come abbiamo visto, pur sempre relativamente popolare e “alla moda”. Il difetto principale dell’album è invece di suonare alla lunga un po’ monotono e sempliciotto, ma è forse anche inevitabile. Inoltre, Electric Twilight è un disco autoprodotto, realizzato sull’arco di cinque anni e non distribuito da nessuna etichetta: un passatempo dunque, quasi uno sfizio. Il risultato non è certo epocale ma si lascia ascoltare volentieri, e di questi tempi è già molto.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
59.5 su 2 voti [ VOTA]
McCallon
Venerdì 9 Aprile 2021, 18.47.48
1
Carino, ma non memorabile. Symphony of Home e Into the Blue molto carine in ogni caso.
INFORMAZIONI
2020
Autoprodotto
Elettronica
Tracklist
1. Agenda
2. Symphony of Home
3. Out in the Cold
4. Shannon
5. Into the Blue
6. Brothers
7. Trapped in Reality
8. Stellar Paths
9. Love in the Dark
10. Winning
Line Up
Christopher Amott (Voce, Sintetizzatori, Chitarra)
 
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