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Void - The Hollow Man
01/05/2021
( 586 letture )
Quando si decide di realizzare un disco ispirandosi ad una determinata opera, specialmente se letteraria, si corre sempre un enorme rischio. Un rischio che, a differenza di quanto si potrebbe supporre, non ha nulla a che vedere con la banale ed inutile tiritera de “il libro è meglio” (linguaggi diversi sono incommensurabili, poiché rispondono a regole ed estetiche diverse). Il rischio, enorme, assume piuttosto la forma del tradimento dello spirito che contraddistingue quella data opera. Tenendo ciò in mente, è giunto il momento di affrontare il disco odierno, The Hollow Man, terzo full length che reca la firma degli inglesi Void.

Uscito per Duplicate Records nel mese di Febbraio 2021, esso è un concept album il cui punto di partenza è The Hollow Men del poeta T.S. Eliot. Il componimento del grande letterato, tra i principali esponenti del modernismo anglofono, si sviluppa attraverso immagini desolate, sulla falsa riga dell’altro suo grande capolavoro, The Waste Land, e descrive l’aridità dell’uomo moderno: vuoto, insufficiente, moribondo, degradato. Tentare di tradurre in musica le sensazioni di smarrimento e crisi esistenziale che la lettura dell’opera di Eliot è una sfida colossale. Ambientato in una Londra distopica, il nuovo lavoro dei Void narra le storture emotive e le visioni apocalittiche dalle quali un uomo viene assalito in seguito alla lettura di The Hollow Men. Dal punto di vista delle influenze che attraversano la musica dei nostri, poco c’è da aggiungere a quanto fosse già noto: troviamo gli impulsi disumani di quei gruppi che hanno fatto degli Aborym, dei Dødheimsgard e dei Thorns, tra gli altri, colonne portanti dell’industrial black metal. Il disco è un pullulare di differenti paesaggi sonori, tra i quali ci si trova sballonzolati quasi senza soluzione di continuità. Spiazzante è, ad esempio, la naturalezza innaturale con la quale da I: On Reading (The Hollow Man), con le sue evoluzioni black metal condite con archi e cori sintetizzati, la musica metamorfosa nell’intro prog/jazz della successiva II: A Mental Break (Pink Beam of Ligh), la quale fugge persino verso i lidi del groove metal con riff che ricordano i Pantera, alternandosi a nuove sfuriate black e ad infarti elettronici da trip hop. Tra gli aspetti più negativi troviamo le parti cantate con voce pulita: quella maschile sembra non essere in grado di reggere le linee melodiche che prova a produrre e le armonie vocali risultano stridenti ed inconcludenti. Certamente, il metal estremo e sperimentale ha mostrato più volte come le “stonature” possano essere un valore aggiunto (basti pensare ai seminali Ved Buens Ende), tuttavia in The Hollow Man, disco nel quale si cerca non tanto la dissonanza quanto la schizofrenica varietà sonora, un simile uso della voce sembra quasi fuori luogo. Le parole folli e gridate, in pieno Aldrahn-style, della breve ed atmosferica V: Last Words (Contradictory Reading), rappresentano un’eccezione a quanto appena affermato, sposandosi magnificamente con l’instabilità emotiva vissuta dal protagonista. Ma quando ci si trova davanti ad un pezzo come VII: Revenge (Babylonian Times), brano acustico abitato da una chitarra acustica, dalla voce di Levi LeBlanc e da suoni d’ambiente, ecco che tutti i limiti tecnici del cantante emergono, rivelandone le fragilità specialmente nelle note più gravi.

Insomma, The Hollow Man è un disco buono. Forse un po’ in ritardo, quasi anacronistico. Però, tornando alla nostra apertura, riesce a reggere il peso di un capolavoro come l’opera di T.S. Eliot, rielaborandola e rivomitandola attraverso storture sonore variegate, talvolta al limite dell’incoerente: come quando si legge il poeta americano, quella sensazione di spaesamento e vuoto interiore ci assale anche ascoltando l’ultima fatica dei Void.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
83 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2021
Duplicate Records
Avantgarde
Tracklist
1. Intro
2. I: On Reading (The Hollow Men)
3. II: A Mental Break (Pink Beam of Light)
4. III: Loss & Regret (A Featureless Iron Mask)
5. Transition
6. IV: Imminent Demise (The Black Iron Prison)
7. V: Last Words (Contradictory Reading)
8. VI: Resurrection (Battery)
9. VII: Revenge (Babylon Times)
10. VIII: The End (This Is the Way the World Ends)
11. Outro
Line Up
Levi LeBland (Voce)
Laura Katrin Brunier (Voce)
Matt Jarman (Chitarra)
Elliott Parkin (Chitarra)
Gerardo Serra (Basso)
Joe Burnwood (Batteria)
 
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